È possibile accettare una vita imperfetta ed essere felici? Sì, secondo Selene Calloni Williams

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Photo credit: Hideki Nishiyama on Unsplash
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Ogni giorno facciamo i conti con le nostre imperfezioni, fragilità e debolezze. Spesso preoccupazioni e dubbi prendono il sopravvento sulle nostre vite tanto che non ci sentiamo più padroni delle nostre scelte, ma vittime delle situazioni. Come possiamo modificare, o sovvertire, queste dinamiche e vivere una vita più serena e appagante? Ce lo spiega nel suo ultimo libro Wabi-Sabi, la bellezza della vita imperfetta – edito di Pikwick- Selene Calloni Williams, psicologa, life coach, esperta di yoga esoterico e sciamanico. L’autrice, ci indica come possiamo cambiare le nostre prospettive, seguendo la filosofia Wabi-Sabi, centrale nella cultura giapponese, dove wabi indica semplicità e sabi la bellezza che nasce con lo scorrere del tempo.

Questo principio, che riassume gran parte dei segreti del buddhismo tantrico esoterico, dello zen e, prima ancora, del taoismo, si basa sulla ricerca della bellezza nelle imperfezioni. L’accettazione consapevole di una vita asimmetrica e transitoria ci conduce verso un’esistenza più semplice e soddisfacente. Senza ansie né paure, ma con umiltà e amore, avremo tutta l’energia necessaria per comprendere la bellezza e la complessità del mondo sentendoci tutt’uno con esso, proprio come un fiume che scorre verso il mare, ma senza fatica. “Appropriarsi di questo stile di vita appare ormai come una necessità nella nostra cultura, così segnata dalla paura, dall’individualismo, dal bisogno di controllo, dalla mancanza di fiducia e dalla frustrazione, dalla ricerca della perfezione”, commenta Selene Calloni Williams.

Photo credit: Getty Images
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A proposito di perfezione, quanto può essere dannoso o pericoloso rincorrerla a tutti i costi?

La ricerca della perfezione è l’inseguimento di un valore innaturale e andare contro natura porta sofferenza. La natura è bellezza e la bellezza (sia nella natura che nell’arte) si esprime attraverso imperfezione, fragilità, evanescenza, ombra, mancanza. Un quadro è bello non solo per ciò che l’artista vi ha dipinto, ma anche per quello che ha deciso di lasciare fuori. L’omologazione dei valori estetici ha portato alla creazione di falsi ideali di bellezza che inducono le persone a ritenere difetti le loro diversità. Più una persona è fragile e insicura e più cercherà di aderire a canoni standard di bellezza rifiutando se stessa, la propria natura. Questo è molto pericoloso perché può sfociare in comportamenti che si traducono in vere e proprie patologie come depressione, disturbi alimentari o del sonno. I principi del Wabi-Sabi e le sue pratiche, che sollevano la psiche dall’ansia quotidiana del controllo, sono ottimi rimedi per curare questi disturbi.

Cosa significa vivere secondo la filosofia Wabi-Sabi?

Wabi è inteso come la capacità di accettare la propria imperfezione e fragilità facendone, addirittura, princìpi di eleganza ed evoluzione. Molti eventi recenti, tra cui una pandemia di proporzioni sconvolgenti, ci hanno sicuramente resi più attenti all’importanza di sviluppare una simile abilità. Sabi, invece, indica la bellezza data dal trascorrere del tempo, che rende gli oggetti e le persone cariche di vissuto, esperienze, emozioni e ricordi che le nobilitano e le impreziosiscono. Wabi-Sabi, assieme, rappresentano asimmetria, anticonformismo, crescita e cambiamento, ma anche la capacità di non ostentare, di essere modesti, semplici e resilienti, fragili e imperfetti. Un modo di concepire la vita non come lo sforzo di resistere nella tempesta, ma come la gioia di danzare nella pioggia.

Photo credit: Oliveira on Unsplash
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Cosa possiamo fare per mettere in pratica i princìpi del Wabi-Sabi?

Vivere secondo la filosofia Wabi-Sabi significa pacificare i ricordi portando le nostre memorie al di là del senso del bene e del male: perdonare, benedire, includere e non discriminare nessun evento, sia che ci procuri turbamento o gioia. L’arte della pacificazione dei ricordi è una tecnica psicologica e spirituale di grande importanza, poiché ci permette di avere un futuro libero.

In che modo questa filosofia ci aiuta a migliorare aspetti della nostra vita quotidiana?

Nelle relazioni il Wabi-Sabi è davvero magico perché ci consente di sciogliere la pesantezza del giudizio che genera incomprensioni, ci sostiene nel mostrare i nostri lati deboli e nel non averne paura, ci aiuta ad essere autentici, veri e ci avvicina agli altri rendendoci persino più simpatici.

Mettendoci in contatto con l’evanescenza della vita il Wabi-Sabi ci consente di essere più forti anche nel lavoro, di rifiutare ciò che non ci si addice e di lottare per poterci esprimere in modo creativo.

Photo credit: Erik Brolin on Unsplash
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La cultura Wabi-Sabi insegna anche ad accettare il fallimento, che ci rende persone migliori.

I fallimenti sono il preludio di grandi vittorie, l’importante è non identificarsi al punto da sentirsi colui che è fallito. Attraverso la Pratica del trascendere l’Io in ogni gesto possiamo provare a compiere azioni pensando di essere qualcun altro, pensare ai nostri traguardi come fossimo la persona che li ha già raggiunti. Personaggi che ci appartengono, che fanno parte di noi stessi e che dobbiamo far vivere nella pluralità della nostra coscienza.

Nel libro elogia la lentezza, rallentare per vivere meglio.

La lentezza dà profondità all’esperienza. Viviamo in un mondo in cui ci è richiesto di essere sempre più veloci e sempre meno profondi. Camminare contro corrente, in questo caso, è espressione di saggezza. Wabi-Sabi è la preferenza di un ritmo lento e di un respiro profondo. Essere lenti vuol dire prendersi il tempo per sentire la vita. Le pratiche Wasi-Sabi ci consentono di rieducarci alla lentezza e alla multisensorialità. Nel libro consiglio una pratica di un minuto di immersione cosciente (OMI One Minute Immersion) per rieducarsi alla lentezza. Sono esercizi di contemplazione e meditazione fondati sul principio del poco ma ripetuto, che è eccezionale per deprogrammare la mente e per vedere la vita da prospettiva diversa e più ampia.

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