120 donne manager hanno scritto una lettera a Macron per promuovere la parità economica in Francia

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Kelly Sikkema su unsplash
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From ELLE

A maggio dello scorso anno, quando la pandemia era, almeno in Occidente, nei suoi primi, violenti mesi, una lungimirante Marlène Schiappa aveva già intuito che al di là dell'emergenza sanitaria, ed anche al di là di un'emergenza economica, ci sarebbe stata anche un'emergenza di genere. Aveva, insomma, subito messo ben a fuoco il fatto che sarebbero state le donne a pagare il prezzo più alto di questo cataclisma, in termini di rinuncia al lavoro o di ridimensionamento di esso, in favore di un dedicarsi obbligato alla cura di casa, figli, anziani. E per questa ragione, aveva già quasi un anno fa cercato di assicurarsi che la ripresa francese passasse anche e soprattutto attraverso l'impegno per la parità di genere.

Schiappa ha reso chiaro fin dal principio (fin dalla dichiarazione firmata al G7 di Parigi, ndr) di voler "rendere l'uguaglianza di genere una causa globale" e ha sempre continuato a battersi in questo senso. Per questo, mentre anche la Francia entrava nella fase di ripartenza primaverile, Marlène presentò all'Eliseo ben 15 proposte per sostenere le donne. Ma, evidentemente, non è bastato. Già, perché su Le Journal du Dimanche è stato pubblicato l'appello di più di 120 donne, tra imprenditrici, politiche, professioniste, attiviste, presidentesse di organizzazioni per la parità di genere, che chiedono al presidente Emmanuel Macron di "affrontare la disparità economica tra uomini e donne" ed "affrontare la ripresa in un'ottica, invece, di parità".

"Signor Presidente della Repubblica - si legge nel manifesto - come ha giustamente detto, il mondo post pandemia non può essere ridotto a semplice ripresa del corso delle nostre vite negando gli squilibri esistenti. Dobbiamo, anzi, più che mai guardare in faccia la disuguaglianza economica tra le donne e uomini e muoverci, insieme, verso un profondo cambiamento, verso una maggiore parità, che lei chiedeva e per la quale si era impegnato al G7. Questo è il significato di "Questa è anche la storia che vogliamo", con voi, per la Francia e per le generazioni future. La parità economica non è secondaria alla crisi. Che si tratti di stipendio o imprenditorialità, è una delle chiavi principali per la ripresa. Tutti gli studi dimostrano che la diversità è vitale per la ripresa economica, un mondo più verde, nuove soluzioni, una migliore convivenza e una società più giusta. L'uguaglianza reale aumenterebbe la crescita nei paesi sviluppati del 10% e inietterebbe altri 28 trilioni di dollari nel PIL globale in dieci anni. Senza una concreta accelerazione delle nostre azioni, senza una chiara volontà, la parità diventerà realtà solo tra… 150 anni! Quindi troppo tardi".

E poi, le proposte concrete delle firmatarie, e cioè quattro misure importanti "che richiedono il suo impegno immediato": Quote Rosa. "Che lei sia favorevole o contrario - si legge - funzionano, come dimostra la legge Copé-Zimmermann. Quindi, quando il "comex" e il "codir" hanno solo il 17,5% di donne, è ovvio che è tempo di imporli, gradualmente, nell'arco di dieci anni, a costituire il terreno fertile. Le quote nei settori tecnologici sono essenziali anche per preservare la competitività della Francia e garantirne la sovranità negli anni a venire. Pay Equity Act, come in Canada, che, ad esempio, consenta di confrontare gli stipendi degli infermieri con quelli dei tecnici in un altro campo che coinvolge lo stesso livello di responsabilità. Non è più accettabile che gli impieghi meno pagati siano anche quelli a più alta partecipazione femminile.

Finanziamento. Solo il 2,6% dei fondi di investimento è dedicato alle start-up guidate da donne. Lo Stato deve dare l'esempio applicando il principio della parità di finanziamento pubblico Supporto. Vogliamo un piano nazionale efficace che riduca i pregiudizi esistenti, l'isolamento e garantisca parità di accesso all'imprenditorialità e alla sua crescita". E poi la chiosa, ineccepibile: "Tutte queste proposte sono sostenute, a volte già elaborate dai vostri ministri Bruno Le Maire, Elisabeth Borne, Marlène Schiappa, Elisabeth Moreno, Agnès Pannier-Runacher, Alain Griset. Mettiamoli in atto in modo che questa crisi sia un'opportunità. Volevi agire per il rinascimento europeo. La invitiamo a sostenere un altro rinascimento, questo a favore dell'uguaglianza economica, la grande causa del suo mandato quinquennale, e ad essere un precursore a livello globale ". Ci fosse un governo in Italia, caldeggerei che gli si rivolgesse un identico appello.