A 17 anni Casadilego non teme di parlare di "un’idea discografica lungimirante"

Di Fabrizia Mirabella
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From Marie Claire

Partiamo dalla fine di questa intervista. “Non si fanno i dischi per vendere i dischi. I dischi si fanno perché ci va, perché ci piace, perché fanno stare bene chi ascolta. Ti puoi pure mettere a tavolino a pianificare il tuo successo, ma allora fai lo stratega, non il musicista”. Il tono risoluto, diretto, maledettamente autentico, da artista consumata non sembrerebbe andare di pari passo con i numeri sulla sua carta d’identità. Anno di nascita: 2003. Prima di schiacciare il tasto “Fine Chiamata”, chiedo a Casadilego, 17 anni e un palco a X Factor 2020, cosa vuol dire, secondo lei, “avere un’idea discografica lungimirante”. Un tecnicismo, forse, ma che lei stessa mi aveva servito su un piatto d’argento disegnando le bozze del suo futuro immediato “spero di andare avanti, nel talent e nella vita professionale. Il mio unico desiderio è fare bella musica, nient’altro. Senza pensare alle classifiche o alle vendite. Voglio tenermi stretta la mia integrità di pensiero e immaginare un’idea discografica lungimirante”. Eccole, le tre parole galeotte.

Vorrei dirle che la invidio per aver fatto commuovere Manuel Agnelli alle audizioni di X Factor 2020, io che al massimo le 2 milioni di view su YouTube le otterrei se filmassi il momento in cui spacco i finestrini di una Enjoy con i miei acuti stonati. Le chiedo, invece, come sta andando, com’è partecipare al talent show più seguito d’Italia mentre i tuoi coetanei fanno la terza liceo, se le mancano i suoi amici di Bellante, in provincia di Teramo, lì dove la chiamano per nome, Elisa Coclite. “Direi che va bene, no? Soprattutto dopo le prove di stamattina, credo di aver raggiunto il nirvana di ogni artista: stanchezza e soddisfazione”.

Photo credit: Courtesy Photo
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Quanto velocemente sta andando la tua vita nelle ultime settimane?
Non lo so nemmeno io, ho una confusione ed eccitazione dentro che non riesco a riflettere. Sembra tutto irreale, ovattato, distante, ma il calore che mi torna indietro è molto molto figo.

Cosa dovremmo dirti per renderti un’artista felice?
Che con la mia musica aiuto nei “momenti no”.

Hai paura di bruciarti presto?
Non mi sono mai posta il problema. Studio e faccio musica da quando sono piccola perché ho una passione, non per cercare il successo a tutti i costi.

E adesso che il successo ti ha raggiunta, come ti senti?
Felice, ma se dovesse finire non andrei in paranoia.

Da piccola sognavi una carriera nella musica?
Sì, ma mai come cantante. Volevo diventare una pianista o una direttrice di orchestra o coro.

Hai iniziato prima a gattonare o toccare i tasti di un pianoforte giocattolo?
Ti dirò di più, a due anni facevo finta di dirigere l’ouverture "Il Flauto Magico” di Mozart davanti a un dvd con uno spaghetto in mano al posto della bacchetta.

Che ne pensi delle tue colleghe del mercato discografico italiano?
Sarò onesta, non ne so molto. Conosco le cantanti del passato, ma la musica contemporanea in cui mi perdo è quella del pop folk inglese. Anche se recentemente ho scoperto tutto il mondo della Machete Crew.

X Factor con pubblico ridotto fa meno paura?
Credo dipenda da concorrente a concorrente. Io diciamo che la vivo molto bene, sono abituata ai piccoli pubblici.

Com’è Hell Raton come giudice? Cos’ha in più degli altri?
Una visione molto fresca della musica, e un team-impero composto da persone di cuore a cui sono molto affezionata.

Bastano davvero dei capelli blu per essere definita “la Billie Eilish italiana”?
I paragoni non mi sono mai piaciuti, non li vedo mai come dei veri complimenti. Mi dicono anche “sei la nuova Adele”, okay sono lusingata ma…

Con chi faresti un feat anti-Casadilego?
Con Nitro o Lazza.

In Vittoria, brano contenuto in X Factor Mixtape 2020, parli di una bambina e di una giovane mamma. Come descriveresti il tuo rapporto madre-figlia e quello figlia-madre?
Mi sento una figlia che non appartiene alla madre, e per fortuna. Sono stata cresciuta con la massima libertà di fare, disfare, respirare, prendermi i miei tempi e i miei spazi. Sono stata guidata ma mai inscatolata. Sono una figlia con tanti difetti che però ci prova tantissimo. Mia madre è una donna immensa, la persona a cui voglio più bene e con cui mi diverto di più al mondo.

Cosa ti faceva ascoltare in casa?
Musica classica, jazz, brasiliana. Poi ho scoperto Ed Sheeran…

E…
E ho deciso che sarebbe stato il mio angelo custode, l’amore della mia vita, l’ispirazione della mia musica. Con lui ho scoperto il pop, quei famigerati “4 accordi” che però possono raccontare tantissimo.

Cosa gli canteresti?
Overjoyed di Stevie Wonder, il suo cantante preferito.

Il nom de plume Casadilego lo devi a lui?
In realtà ha un doppio significato, è un omaggio alla sua canzone Lego House e un riferimento al concetto di impermanenza, che mi rappresenta molto.

Hai quattro mattoncini Lego per costruire il tuo futuro, cosa c’è scritto su ognuno di loro?
Studio, serenità, lavoro, leggerezza.