29 politici europei hanno firmato una lettera aperta per dire sì alla libertà di aborto

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Photo credit: Inna Miller - Getty Images
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L'aborto illegale o reso di nuovo illegale, in ogni caso o quasi, è una notizia che sta diventando ricorrente, e la parola "ricorrente" correlata alla negazione del diritto di poter scegliere del proprio corpo e della propria vita, dovrebbe far scattare un campanello d'allarme. Quello che colpisce, in questi ultimi tre anni di giro di vite sulla possibilità di interrompere una gravidanza (anche in caso di stupro o incesto, come in Arizona), è che riguarda molto da vicino l'Occidente, da San Marino, alla Polonia, fino agli Stati più conservatori degli USA, dove i movimento pro life stanno ottenendo leggi sempre più restrittive. Ma il campanello di cui sopra, evidentemente è scattato, e l'esasperazione è ai massimi storici: accade così che se oltreoceano il discorso lucido di Paxton Smith, che durante la cerimonia di fine anno, davanti a tutto il liceo di Lake Highlands, Texas, ha tuonato contro la legge che nel suo Stato vieta l'aborto indipendentemente, anche qui, dal fatto che la gravidanza sia stata il risultato di stupro o incesto, qui in Europa i ministri del governo di cinque paesi europei, tra cui il primo ministro belga, Alexander de Croo, insieme ad altri 24 politici, attivisti sanitari e per i diritti delle donne, hanno firmato una lettera aperta che chiede la rimozione di tutte le barriere legali all'aborto.

La lettera , firmata dai ministri di genere e uguaglianza di Francia, Canada e Norvegia, e dai ministri dello sviluppo internazionale di Svezia e Paesi Bassi (no, l'Italia non c'è, e questo ci rattrista profondamente) afferma che il diritto delle donne all'aborto sicuro e legale è eroso sistematicamente dalla disinformazione e dagli attacchi ai servizi che lo praticano. Lo scritto chiede senza giri di parole la riapertura delle cliniche per aborti, chiuse durante la pandemia.

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Pubblicata mercoledì dal movimento SheDecides , la lettera chiede la fine della consulenza obbligatoria per l'aborto, l'attuazione delle prossime linee guida riviste dell'Organizzazione mondiale della sanità e l'approvazione del mifepristone, il farmaco che induce l'aborto, per l'uso nei paesi in cui è non ancora disponibile. Cose che sembrano basiche, scontate, e invece magari, basti dire che giusto una manciata di giorni fa vi abbiamo raccontato del manifesto "Prenderesti mai del veleno?" (dove veleno è la pillola abortiva), apparso per le vie di Palermo e promosso dalle rete No Choise. E ancora: i firmatari affermano che l'aborto dovrebbe essere considerato un servizio sanitario essenziale e chiedono una campagna globale "di informazioni fattuali e imparziali" in modo che le donne e le ragazze conoscano i loro diritti e comprendano le loro opzioni. Si legge nella lettera: “Nessuna donna dovrebbe essere costretta a portare a termine una gravidanza indesiderata; e nessuna donna dovrebbe morire a causa di una gravidanza o del parto. Il fondamento di un mondo giusto ed equo per le donne e le ragazze in tutte le loro diversità, è il diritto di decidere del proprio corpo. Ovunque ogni donna ha diritto all'aborto sicuro e legale, all'assistenza sanitaria materna e ostetrica, a un'educazione sessuale completa e alla contraccezione”.

Photo credit: Rudzhan Nagiev - Getty Images
Photo credit: Rudzhan Nagiev - Getty Images

In un momento come questo, dove, in tutto il mondo, alle donne e alle ragazze viene regolarmente negato il pieno accesso ai loro diritti e libertà sessuali e riproduttivi, il fronte comune dei politici europei non è un mero fatto simbolico, è un manifesto d'intenti. Proprio ora, infatti, si deve agire per arginare l'impatto della pandemia di Covid-19, in particolare sull'emancipazione economica delle donne, con relativo aumento della violenza sessuale e di genere. Tutto questo rende più urgente che mai la necessità di garantire l'uguaglianza di genere. E la concretezza dell'atto dei 29 firmatari è esplicitata in un passaggio che non ha paura di dire che "le iniziative contro l'aborto sono spesso guidate da gruppi di lobby ben finanziati e ben organizzati in tutto il mondo. La loro avanguardia più visibile sono i manifestanti che stanno fuori dalle cliniche, intimidendo e molestando donne e ragazze in cerca di servizi sanitari essenziali. Ma operano anche dietro le quinte, lavorando con gruppi anti-aborto e politici per diffondere disinformazione e imporre un effetto agghiacciante sui diritti delle donne”.Lo scritto si conclude dicendo che "conducendo una campagna per l'eliminazione delle barriere legali e proteggendo l'aborto come servizio sanitario essenziale, possiamo prevenire aborti non sicuri, salvare la vita delle donne e fare un passo avanti verso il raggiungimento della parità di genere". Premier Draghi, ministri e ministre, che dite, firmiamo anche noi?