30 oggetti del cuore secondo Elle Decor Italia

A cura di a cura di Carlo, Elena, Filippo, Francesca, Livia, Mariapia, Murielle, Paola C., Paola M., Tamara, Valentina, Valeria, Vivetta
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Photo credit: Courtesy Photo
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From ELLE Decor

Cosa desideriamo portare con noi nel 2021? Sicuramente i 30 pezzi di cui vi parliamo qui di seguito: quelli che in diverse fasi della nostra vita, in alcuni casi sin da quand’eravamo bambini, noi della redazione abbiamo desiderato e sognato. L’ultima puntata dei nostri ‘30’, dedicati ai 30 anni di Elle Decor Italia, cade in un periodo speciale, a cavallo delle Feste.

Abbiamo pensato di condividere con voi i nostri pezzi del cuore: quelli che abbiamo a lungo vagheggiato e infine siamo (quasi sempre) riusciti ad avere. Perché li abbiamo cercati a lungo, tra mercatini e siti web, o perché ce li hanno regalati; o perché li abbiamo incrociati fortuitamente (succede anche questo). Da piccoli oggetti d’uso quotidiano a progetti preziosi: la caffettiera che ricorda un’architettura in miniatura, l’icona di design che un giorno volevamo lavare e abbiamo smontato goffamente, il tappeto che ci ricorda l’amicizia con il suo progettista. E ancora la lampada-lucciola che evoca l’estate, il carrello pieghevole che ha reso possibili le nostre cene tra amici, il tavolo che ha segnato un’epoca e ci mette di buonumore. L’arte ‘che portiamo in tasca’, quella che ci ispira creatività e il libro di Kandinsky che ci ha cambiato la vita. La poltrona che abbiamo sognato per anni prima che finalmente planasse nel nostro soggiorno, senza dimenticare le sedie che abbiamo inseguito per mari e monti e che ora compongono un ‘poker di delizie’ in cucina. Una parata di oggetti-progetti che ispirano un racconto affettivo e possono, anche, suggerire un’idea regalo.

Con tanti auguri. A voi, e a noi.

1- Many Hands Make One di Michele De Lucchi, Produzione Privata


Photo credit: Giulia Barcaro
Photo credit: Giulia Barcaro

Un sabato pomeriggio, pre-lockdown, ho visitato per caso l’installazione ‘Many Hands Make One’ di Michele De Lucchi con Amdl Circle, nella galleria Assab One di Milano. Nell’edificio industriale spiccavano piccole abitazioni-capanna con tetto spiovente e muri perimetrali fatti di tappeti multicolor. L’intento, semplice, forte e poetico: mostrare l’importanza del lavoro artigianale come veicolo di riscatto sociale, ma anche come valore fondativo dell’architettura. A fine mostra ognuno dei tappeti, realizzati da Jaipur Rugs per Produzione Privata, viene messo in vendita. E, confesso, mi piacerebbe averne uno in soggiorno.

Filippo

2- Pistilli di Monica Castiglioni

Photo credit: Courtesy Photo
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Ho visto per la prima volta i Pistilli sulle mani di Livia, il mio direttore. Ne aveva diversi, avvolgevano le sue dita con composizioni mai uguali. Non ho resistito e mi sono regalata il mio primo anello Pistillo 6 anni fa. E così ho iniziato a indossare il design a forma di bocciolo. Tre piccole sfere di bronzo che formano un bouquet-à-porter. Alcuni amici credono sia un’arma da difesa; io l’ho sempre considerato un portafortuna, un amuleto che mi dona sicurezza e mi fa stare bene. Un oggetto materico ma anche “leggero”. Che segue dolcemente le mie dita con un disegno grafico, essenziale, ispirato alla natura. La mia personale scultura da passeggio.

Valeria

3- Pastiche di Paolo Gonzato, Officine Saffi

Photo credit: Courtesy Officine Saffi and the artist
Photo credit: Courtesy Officine Saffi and the artist

Ottimo artista, e caro amico, Paolo non finisce mai di stupirmi, reinventando ogni volta il suo linguaggio, passando dalle opere site specific ai pezzi di art design. Come nel caso di questa collezione per Officine Saffi, in cui dimostra tutto il suo talento. Il mio pezzo preferito in assoluto è una coppa oversize realizzata in 3D printing. Un oggetto misterioso che riesce a unire presente, passato e futuro. A partire dalle forme ‘archeologiche’ del vaso, realizzate con la tecnologia di oggi, per dirigersi verso il domani grazie alla superficie sfaccettata come in un disegno generato dal computer. Sarebbe bella da mettere sulla consolle all’ingresso. Ma per il 2021 temo resterà un desiderio impossibile.

Filippo

4- Materials di Archea Associati e Marco Casamonti, Forma Edizioni

Photo credit: Courtesy Photo
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Negli ultimi anni, in architettura, abbiamo visto l’integrazione di materiali, finiture, soluzioni inaspettate: io che sono un’appassionata ne so qualcosa. Ma questo libro per me sorprendente, che vorrei regalarmi al più presto, ce ne fa conoscere di nuove, raccontando in oltre 400 pagine le più importanti realizzazioni dello Studio Archea Associati di Firenze. Idee ad hoc per strutture, superfici e spazi; vetro, legno, calcestruzzo, cotto, materiali antichi e moderni con foto, disegni e testi descrittivi. La copertina lenticolare attrae architetti e addetti ai lavori ma anche chi cerca una soluzione per la propria casa. O per conoscere l’essenza della materia.

Tamara

5- Flos 265 di Paolo Rizzatto, Flos

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Ammetto di aver sempre avuto, fin dai tempi dell’università, un debole per questa lampada da parete. Disegnata da Paolo Rizzatto nel 1973, la 265 rappresenta per me un vero e proprio standard del design. La combinazione di leggerezza e forma ha fatto sì che io progettassi il soggiorno della mia nuova casa intorno a lei, dedicandole un’intera parete sopra il divano perché divenisse la protagonista incontrastata della stanza. Tuttavia, rimane a oggi un oggetto del desiderio, perché non sono riuscito ancora a inserirla all’interno della mia collezione. Ma prima o poi arriverà!

Carlo

6- Carimate di Vico Magistretti, Fritz Hansen

Photo credit: Courtesy Photo
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A casa ne ho quattro, in legno rosso fuoco all’anilina e seduta di paglia. Sono state il mio ‘trip’ di quest’anno: dopo averle riscoperte, studiate, apprezzate e desiderate ho iniziato la caccia. Nelle gallerie di design, on e off line, nelle app dedicate al vintage introvabile. Progettate da Vico Magistretti per il Golf Club di Carimate (MB), da cui il nome, sono tornate a popolare i desideri di molti appassionati e scovare quelle prodotte da Cassina è un’impresa. Ora che sono riuscito a comporre il mio poker ideale, le quattro delizie circondano il tavolo Cugino, di Enzo Mari per Driade, al centro della mia cucina. E in soccorso di chi non riesce a trovare quelle vintage è arrivato Fritz Hansen, che le ha rimesse in produzione in una special edition.

Filippo

7- Playtiles di Donata Clovis

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Il primo amore, l’arte, si porta anche in tasca. Se poi l’opera è firmata dall’amica del cuore, come nel mio caso, viene con te ovunque. ‘Playtiles’ (tradotto: gioco con piastrelle) sono 100 scatti fotografici di piccolo formato (12x12 cm, su carta baritata), da posizionare in qualsiasi luogo (a parete, su un davanzale, come compagni di viaggio sul sedile dell’auto…), che immortalano momenti di vita on the road o ritraggono volti (di vip e non solo) incontrati dalla fotografa comasca Donata Clovis. L’idea di comporre, come un mosaico a schema libero, un’opera d’arte è geniale, oltre che preziosa. Le foto, in vendita da Tallulah Studio Art, sono state esposte durante l’ultimo DAAM da Isorropia Homegallery nella mostra ‘The Instant’ a cura di Patrizia Madau.

Murielle

8- ‘Interno/Esterno’ di Ugo La Pietra

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Era il 1977 e l’architetto radicale diceva: ”La casa nella strada o la strada nella casa: ecco una pratica progettuale da sviluppare!”. La sua ricerca, in progress, sostiene la necessità di eliminare i confini tra spazio pubblico e privato. Le sue recenti casette con balconi a forma di poltrona interpretano al meglio un sentire planetario collettivo: il desiderio di prossimità con ciò che sta fuori, con il resto del mondo, che siamo riusciti, nonostante tutto, a mantenere vivo. Per il 2021 il mio augurio è di fare nostro lo slogan del maestro, mettendo in atto la sua filosofia di “abitare la città” con pratiche di riappropriazione creativa e libera. Perché ce lo meritiamo, e perché ne siamo capaci.

Valentina

9- Callimaco di Ettore Sottsass, Artemide

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Desiderare un pezzo di design e finalmente, dopo averlo tanto cercato, averlo. La lampada da terra Callimaco disegnata da Ettore Sottsass nel 1982, due anni dopo aver fondato il gruppo Memphis con Zanini, Thun, Cibic e De Lucchi, racchiude la forza dirompente del movimento di design. Un ‘tubone giallo’, all’estremità due coni: uno grigio per base e uno rosso che è fonte luminosa. Negli interior è magnetica. La spinta per acquistarla per me è arrivata con un trasloco e con la convinzione che una Callimaco è per sempre. E un giorno, in un negozio in centro eccola lì, tra tante altre lampade, con un prezzo speciale sul cartellino. Strabuzzo gli occhi. È l’ultima in esposizione e ha due piccoli graffi… La commessa non sa che in quel momento i miei battiti cardiaci aumentano per la gioia. E dopo venti minuti eccomi fuori dal negozio, con una lampada alta due metri.

Murielle

10- ‘Il pane è oro’ di Massimo Bottura & Friends, Phaidon/L’ippocampo

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Ho moltissimi libri e continuo ad acquistarne. Li guardo, li sfoglio e li ripongo in libreria con ordine quasi maniacale. La scelta di questo, in particolare, è stata dettata dal cuore perché mi riporta all’infanzia, tempo in cui il recupero del cibo era una consuetudine e lo spreco era bandito. Amo la semplicità e riflettere sul valore delle cose che molto spesso siamo portati a dare per scontate. E ‘Il pane è oro’ celebra proprio la cucina povera e la bellezza ritrovata negli ingredienti umili, richiama chef stellati internazionali uniti da un unico progetto di solidarietà. Come dice Bottura: “Cucinare è un gesto d’amore, per le persone e per il pianeta”.

Elena

11- Gastone di Antonio Citterio con Oliver Löw, Kartell

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Da sempre amo cucinare e riempire la casa di amici, organizzando feste, cene e brunch della domenica. Maneggevole e poco invadente, da anni il carrello pieghevole Gastone è un mio prezioso aiutante. Super resistente grazie alla struttura in acciaio cromato, con due ripiani in plastica antigraffio, un bordo che li rende simili a vassoi e ruote snodabili per spostarlo in sicurezza, anche a pieno carico. Da qualche mese, per ovvie ragioni, resta a riposo in cucina, discreto e ripiegato su se stesso. Ma spero di ritrovarlo pienamente operativo nel 2021, felice testimone di nuovi momenti spensierati.

Francesca

12- L’Infinito Blu di Gio Ponti, Ceramica Francesco De Maio

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Amo tutto del mare: colore, profumo e movimento. Adoro lasciarmi trasportare tra l’infinito del cielo e dell’acqua, osservo e respiro. L’Infinito Blu: è così che vengono chiamate le maioliche ideate da Gio Ponti nel 1960 per l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento. Ricordo i pomeriggi dedicati alla realizzazione di tavole ad acrilico per sostenere l’esame di Tecnica del colore, alla ricerca di equilibrio di forme geometriche, cromie, linee rette e curve, fino a creare innumerevoli combinazioni. Per non dimenticare la famosa citazione del maestro, in cui mi ritrovo: “Penso sempre alle infinite possibilità dell’arte. Date a uno un quadrato 20x20 e, benché nei secoli tutti si siano sbizzarriti con infiniti disegni, c’è sempre posto per un disegno nuovo, per un vostro disegno... Non ci sarà mai l’ultimo disegno”.

Elena

13- Profumo d’estate di Davide Groppi

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Voglia di leggerezza, ora più che mai, per sognare l’estate che verrà. Non è una lampada per illuminare ma per accendere l’immaginazione. Un oggetto dal nome evocativo capace di addolcire le giornate grigie: ci sono sere in cui per gioco, nel buio, mi ipnotizzo guardando la lucciola (con due simpatiche ali decorate a pois azzurri) e come per incanto mi vedo in un campo, all’aperto. Riesco persino a sentire il profumo dell’erba e la brezza sul viso. Pre-lockdown era l’oggetto più richiesto dagli amici di mio figlio: un tocco al barattolo e l’estate iniziava per tutti. Nella versione ora in commercio, il corpo della lucciola è stato rimosso ed è rimasto il led; ma io mi tengo stretta la mia, un po’ vintage e così poetica.

Valeria

14- Quaderna di Superstudio, Zanotta

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Icona di design, certo, e anche oggetto capace di mettermi di buonumore: le sue forme esili, il rivestimento in laminato e i quadretti che la fanno sembrare una tavola apparecchiata mi ricordano certi bar popolari di fine Anni 50. In realtà il tavolo Quaderna è del 1971, ma a me sembra un ragazzino. Nel mio studio si accompagna a un armadietto e a una consolle della stessa serie. Da qualche parte ho recuperato un’anta con uguale rivestimento e la uso come fosse la porta di un saloon. Quando entro in quella stanza e guardo l’ensemble avverto subito un piacevole vento di rivolta. “Whoa! Dov’è il mio cavallo?”.

Paola M.

15- Falkland di Bruno Munari, Danese Milano

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Prima, da bambina, ho scarabocchiato quelli di mio fratello, poi ho avuto i miei; oggi continuo ad acquistarli e non ho ancora finito di sfogliarli e divertirmi. Con i libri e i lavori di Bruno Munari sono cresciuta. E così, anni fa, mi sono regalata una sua lampada, la Falkland. Un semplice tubolare di maglia che si trasforma in luce e scultura attorno ad altrettanto semplici anelli di metallo. Frutto di quella capacità di ‘vedere oltre’ che nel maestro mi ha sempre affascinato. La lampada è leggera, facile da trasportare e da montare. È anche facile da lavare, ma gli anelli di metallo non vanno tolti come invece ho fatto io, ci ho messo giorni a rimontarla! E dire che era spiegato anche nella scheda tecnica, ma io non leggo mai le istruzioni.

Mariapia

16- Complete filmography di Bêka & Lemoine

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Il regalo di Natale che mi sono fatta in anticipo: Ila Bêka e Louise Lemoine trasportano lo spettatore nelle vite di chi abita e lavora nei capolavori dell’architettura. Il Guggenheim di Bilbao di Gehry visto dalle prospettive degli acrobati addetti alla sua manutenzione, il Barbican di Londra raccontato dagli inquilini o, l’ultimo, ‘Tokyo Ride’, un road movie per le strade di Tokyo a bordo dell’Alfa Romeo Giulia di Ryue Nishizawa (l’altra metà di SANAA). Qui il cofanetto vol. 1 (a cui segue il vol. 2), ma l’intera filmografia si acquista anche comodamente online su Vimeo. “Chi vuole conoscere un’architettura non guardi i nostri film”, mi ha detto Ila. Chi ama il cinema e il design non potrà farne a meno.

Valentina

17- Pino di Stefano Giovannoni e Miriam Mirri, Alessi

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“Abbondano i Pini, da queste parti”, risponde Miriam Mirri alla mia domanda, ingenua: “Ma tu ce l’hai?”, riferendomi all’imbuto disegnato con Giovannoni nel 1998. Questo è il racconto di un utensile appeso con orgoglio nel mio living, riaffiorato nei mesi di lockdown, quando ho fatto pace con i fuochi e imparato a cucinare. Nato come sintesi tra mondi distanti, quello letterario, della novella di ‘Pinocchio’, e quello tipico della tradizione familiare mediterranea, è imperdibile per chi, soprattutto oggi, ama travasare liquidi da un invaso all’altro. E in tempi di isolamento, è di compagnia.

Paola C.

18- 836 Tre Pezzi di Franco Albini e Franca Helg, Cassina

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Mi dicono che so essere ostinata fino a diventare noiosa, ma ho fatto della ricerca un metodo di lavoro che si riflette anche nella vita. E così per anni ho inseguito invano la poltrona del mio cuore, navigando sul web e frequentando mercatini. Avevo letteralmente perso la testa per questa bergère geometrica e decisa concepita nel 1952, magistralmente disegnata da tre elementi: seduta, poggiareni e poggiatesta a mezzaluna, collegati da un telaio tubolare. A renderla ancor più unica il legame con la mia città: la curvatura del bracciolo ricorda il corrimano della metropolitana di Milano, progetto degli stessi autori. Un vero sogno. Ci avevo quasi rinunciato ma, al mio ultimo (importante) compleanno, come il più bello dei doni ha finalmente varcato la soglia di casa mia.

Tamara

19- Boby di Joe Colombo, B-Line

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Dismesso il seggiolone di mio figlio, osservavo quell’angolo vuoto della cucina: “Il Boby ci starebbe benissimo!”, mi sono detta. Non era mai stato un oggetto del desiderio, ma lo è diventato. L’ho trovato a un prezzaccio da un privato. Scoprendo che è un curatore e collezionista d’arte e che il carrello era appartenuto all’artista Alberto Croce: ci teneva i pennelli e gli attrezzi del mestiere. Scomparso lui, il ‘suo’ Boby, pieno di macchie di vernice, era rimasto in una stanza, tra meravigliosi lavori. Sono tornata a casa con l’acquisto e un’opera dell’artista sotto il braccio, gentilmente donatami. E con la sensazione magica della bellezza dei nuovi incontri. P.S.: la vernice è venuta via facilmente.

Valentina

20- ‘Purple - Art as idea as idea’ di Joseph Kosuth

Photo credit:  Cecilia Laffranchi
Photo credit: Cecilia Laffranchi

A volte l’arte incrocia la vita per via di imprevedibili congiunzioni astrali. Come nel caso di quest’opera di Kosuth, che il mio compagno comprò da un collezionista bisognoso di venderla. E che era appesa in camera, proprio davanti al letto, all’epoca in cui nacque nostra figlia. Ricordo di aver passato ore a fissarla mentre l’allattavo cercando di addormentarla. C’è stato un tempo della mia esistenza in cui ne conoscevo l’esatta sequenza, leggevo e rileggevo e ogni volta arrivata in fondo pensavo: “...to be active” è un paradosso, sono qui a cullare una neonata, non c’è luogo in cui io possa fuggire. Però quelle righe, da allora, ce le ho scolpite nel cuore.

Paola M.

21- Valentine di Ettore Sottsass e Perry A. King, Olivetti

Photo credit: Courtesy Photo
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“La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello”. Così Sottsass descriveva, nel 1968, la Valentine, non immaginando che avrebbe vinto un Compasso d’Oro e sarebbe stata esposta al MoMA. Per me ha un forte valore affettivo, è stata il regalo di mio zio per la maturità. Sapeva quanto mi piacesse, ogni volta che entravo nel suo soggiorno cercavo quella valigetta in plastica rossa sul ripiano basso della libreria. Lo stesso potere ipnotico che ha esercitato su Marco e Luca, i miei figli, quando ancora piccoli hanno imparato a sganciare i fermi in gomma laterali per estrarla facilmente dalla custodia, tenendo la maniglia sul retro, giocando a fare gli scrittori.

Francesca

22- Loubishark di Louboutin

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L’audace suola rossa con lo zig zag, vero tocco di classe, le ha rese immediatamente riconoscibili. Prodotte in 600 coppie numerate caratterizzate da tre stili diversi, ispirate alle scarpe da ginnastica Anni 70, mi hanno fatto innamorare anche se fin qui le ho viste solo ai piedi di celebrities e regnanti. Di loro mi piace tutto, a partire dalla tomaia hi-tech realizzata con 13 componenti diverse per arrivare alla pelle scamosciata con un mesh moderno e dinamico. Io poi vivo in sneakers, i tacchi sono banditi dalla mia vita: indossarle non mi farebbe sentire imbarazzata. Naturalmente so che non è facile: prezzo a parte, si acquistano solo sul web e solo su invito. Finora non l’ho ancora ricevuto, ma chissà. Non sono tipo da perdere le speranze.

Tamara

23- Mondo di Lorenzo Damiani, Cappellini

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Damiani esiste, ma non si vede: non ha un sito, non legge le mail e frequenta distratto i social. Tra i designer italiani della sua generazione, è il più sfuggente. E di sfuggita ti capita di incontrarlo. Così accade: un pomeriggio, l’ho visto parcheggiare la sua moto davanti alla Triennale, dove stava allestendo la mostra ‘Ma dove sono finiti gli inventori?’. Era il settembre del 2009, insieme abbiamo ricordato la Milano Design Week e il tappeto Mondo per Cappellini, con il quale ha vinto il nostro premio Edida. Tra terre emerse e motivi persiani, il progetto è un inno all’amicizia universale. Come la nostra.

Paola C.

24- Rouge di Hermès

Photo credit: © Studio des Fleurs
Photo credit: © Studio des Fleurs

La bellezza è (anche) un gesto, un vezzo da portare con sé. La Maison di moda lo sa bene e ha presentato l’anno scorso la collezione Beauté dedicata ai lipstick. Le 24 tonalità cromatiche (con texture finish mat) sono state disegnate da Pierre Hardy, mitico direttore creativo di calzature e gioielli, e sono contenute in astucci di metallo laccato, spazzolato e lucido, assemblati a mano e ricaricabili. Finito il rossetto, la custodia si riutilizza, magari scegliendo un altro colore tra l’ampia gamma (che muta a seconda delle stagioni). E se la mitica Kelly è un oggetto del desiderio femminile a volte irraggiungibile... il rossetto no.

Murielle

25- Wire chair di Charles & Ray Eames, Vitra

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Nata nel 1951 dalla mano dei designer Charles & Ray Eames, è diventata un’intramontabile icona del design moderno. È stato il primo pezzo che ho acquistato, all’età di 20 anni! E continua a essere, senza alcun dubbio, uno dei miei preferiti. Mi segue ovunque, trasloco dopo trasloco, in tutte le case (più o meno belle) in cui ho abitato. L’aspetto che più amo di questo oggetto è la sua capacità di adattarsi perfettamente a ogni tipo di arredo, grazie alla scocca ergonomica e al particolare disegno della rete metallica. Che dire, le Wire chair stanno bene con tutto. Infatti, hanno trovato una posizione perfetta anche nella mia ultima casa di Milano, che ho scelto e progettato in ogni dettaglio. Con passione.

Carlo

26- La Pirellina di Gio Ponti, FontanaArte

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Ho sempre amato il lavoro e l’architettura di Ponti. Lo sa, fin da piccola e suo malgrado, mia figlia Eleonora: la portavo in giro per Milano indicandole luoghi e monumenti con un’attenzione speciale per le sue costruzioni. E così la povera bambina si era fatta l’idea che il nostro “amicogioponti” abitasse in tutti quegli edifici, anche al Pirellone. E tutte le volte me li indicava. Del resto doveva essere davvero un caro amico, visto che avevamo in casa una delle sue ‘residenze’, seppure in formato mignon: la Pirellina. Me la regalò una cara amica per i miei 30 anni. E oggi io vorrei dedicarla ai 30 anni di Elle Decor.

Mariapia

27- Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Flos

Photo credit: Courtesy Photo
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Ho avuto la fortuna, casuale e sfacciata, di crescere in casa Castiglioni: la figlia di Achille, Giovanna, era la mia amica del cuore (e ancora oggi gravita nella stessa area). A sei anni nulla sapevo di design (ovvio) ma, più di tutto, adoravo due oggetti: una vecchia barca per la pesca delle anguille, piazzata in sala da pranzo, in cui noi bimbe nascondevamo la carta delle caramelle. E la lampada Arco che sognavo di avere, un giorno, anche a casa mia. È diventata un’ossessione: da adulta ho cominciato a collezionarla. Ora ne ho quattro. E, poiché il marmo di ogni base ha una sfumatura diversa, le riconoscerei tra mille.

Paola M.

28- Cupola di Aldo Rossi, Alessi

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Sono particolarmente affezionata a questo piccolo oggetto d’uso quotidiano che, oltre a essere stato un tenero regalo di nozze, mi riporta al primo anno di lavoro alla redazione di Elle Decor, quando mi trovai immersa in un mondo tutto da scoprire. Era il 1990 e ricordo con lucida memoria quei primi anni di formazione professionale che hanno contribuito a nutrire e consolidare il mio interesse per il mondo dell’arte e del design. La Cupola per me è una piccola architettura da tavola che rende la pausa caffè un vero e proprio rito, da compiere a regola d’arte. Per iniziare una nuova giornata o per un momento conviviale tra amiche, sperando che torni presto un’attività possibile.

Elena

29- ‘Punto Linea Superficie’ di Wassily Kandinsky, Adelphi

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Imprescindibile contributo all’analisi degli elementi pittorici, è stato un pilastro fondamentale per la mia formazione e ha un significato importantissimo per me. Ho letto questo libro da ragazzo e sono rimasto profondamente affascinato dalle lezioni tenute da Kandinsky nel 1922 alla Bauhaus, e da come tutta l’arte sia, in fondo, riconducibile a pochi semplici elementi. È grazie a questa lettura che mi sono appassionato alla grafica e alle arti visive, approfondendo gli studi e formando le basi di quello che sarebbe poi diventato il mio mestiere di graphic designer. Quando si dice che un libro ti cambia la vita.

Carlo

30- Sleek di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Alessi

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Nasce nel 1962 come gadget per un’azienda alimentare. In polimetilmetacrilato, è tanto essenziale quanto geniale, fin dal lunghissimo nome: ‘Sleek, cucchiaio per barattoli di maionese o altri alimenti attaccaticci’. La forma è progettata per aderire perfettamente alla parete interna di un vasetto di vetro. L’ho scoperto durante una visita alla Fondazione Castiglioni, un luogo magico con stanze piene di prototipi, modellini, oggetti utili e inutili, dove ogni angolo è una sorpresa, ogni cosa ha la sua storia e l’ironia fa da filo conduttore ai progetti dei celebri fratelli. Che mi piace immaginare rapiti davanti a un vasetto semivuoto di maionese — o altro alimento attaccaticcio — a cercare la sagoma perfetta per Sleek.

Mariapia