40 anni di Aids e ancora nessun vaccino

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Aids
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Il 5 giugno 1981 un’autorevole rivista medica statunitense pubblicò, a pagina 2, una breve notizia su un inspiegabile incremento di due rare patologie, pneumocistosi polmonari e Sarcoma di Kaposi, tra i giovani omosessuali del Paese. Tre anni di ricerche fecero chiarezza sui casi: si trattava di una nuova malattia, l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita, causata da un virusv chiamato Hiv, in grado di attaccare il sistema immunitario di un individuo sano. A quarant’anni dalla sua scoperta, si stima che l’Aids abbia fatto nel mondo tra i 32 e i 40 milioni di vittime.

40 anni di Aids, la “peste del XX secolo”

Inizialmente considerata la malattia degli omosessuali e classificata come “peste del XX secolo”, la trasmissione del virus Hiv ha ben presto superato questa sfera, interessando, per esempio, le prostitute e i loro clienti, chi riceveva trasfusioni di sangue, gli emofilici e, soprattutto, i tossicodipendenti che si scambiavano le siringhe, ma non solo. A causa della sua ampia diffusione, l’Aids ha iniziato anche a essere trasmesso tra partner, così come tra madri e figli.

La nuova patologia attirò l’attenzione di tutti a livello mondiale. Gli attivisti manifestavano armati di vernice rossa, per simboleggiare il sangue infetto. Le campagne per l’utilizzo dei preservativi si moltiplicarono, scontrandosi con i valori etico-religiosi di diverse comunità.

40 anni di Aids, il vaccino è ancora un miraggio

L’Aids è attualmente una patologia endemica che ancora non è stata sconfitta. L’obiettivo per batterla rimane quello di sviluppare un vaccino. Da molto tempo i ricercatori sono impegnati in questo campo, puntando a colpire la “proteina Tat” dell’Hiv, cioè una proteina interna del virus che favorisce la replicazione, al fine di potenziare la ricostituzione del sistema immunitario e bloccare, o perlomeno limitare, la potenza virale sull’organismo. Nelle sue forme più gravi, l’Aids è infatti letale quanto il cancro, oltre a essere altamente infettivo e contagioso.

Inizialmente l’Aids veniva trattato con un farmaco, l’Azt, che, nonostante le speranze iniziali, allungava però solo di qualche mese la vita dei pazienti. Si passò così a una terapia che combinava più farmaci, ma anche in questo caso si scoprì ben presto che essi non erano in grado di sconfiggere la malattia, ma solamente di garantire la sopravvivenza degli individui infettati, tra l’altro con effetti collaterali spesso devastanti, come l’alterazione dell’immagine della persona, tale da rendere identificabile il sieropositivo.

Negli anni, la ricerca farmacologica ha compiuto passi da gigante, offrendo nuovi prodotti per la terapia combinata, compresi i cosiddetti “antiretrovirali”, che hanno trasformato l’Aids in una malattia cronica.

40 anni di Aids, i dati della patologia

Secondo i dati più aggiornati dell’Unaids (Programma congiunto delle Nazioni Unite), nel mondo 38 milioni di persone convivono attualmente con il virus. Nel 2019, ci sono state 1,7 milioni di nuove diagnosi e 690mila decessi. Ogni settimana vengono diagnosticate circa 5.500 nuove infezioni di Hiv tra le donne che hanno fra i 15 e i 24 anni. Nei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, tra gli adolescenti cinque nuove diagnosi su sei riguardano ragazze fra i 15 e 19 anni.

Qual è invece la situazione in Italia? Nel nostro Paese, dal 1982 sono stati rilevati 71.204 casi di Aids. Oltre 45mila sono stati i decessi fino al 2017. Nel 2019 sono stati diagnosticate 2.531 infezioni da Hiv, dato in calo rispetto agli anni precedenti. L’Aids continua però a colpire soprattutto nei Paesi più poveri, che spesso non hanno accesso ai farmaci.

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