5 squadre da seguire nella nuova stagione NBA

Di Claudio Pellecchia
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Photo credit: Sarah Stier - Getty Images
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From Esquire

D’accordo ci sono i Lakers campioni in carica, usciti ulteriormente rafforzati da una free agency in cui tutti i tasselli gialloviola – dal “ritorno” di Anthony Davis, alle firme di Gasol e Harrell – sono andati al proprio posto; ci sono i Clippers che sperano che Paul George – 33 punti, 13/18 dal campo e 5/8 da tre a rovinare la serata gialloviola iniziata con la consegna degli anelli – dimostri di valere i 190 milioni di dollari in quattro anni recentemente accordati anche ai playoff; ci sono i Bucks di Giannis – quinquennale da 228 milioni, il più ricco contratto della storia – che con Giannis proveranno a scrivere la stessa storia che LeBron scrisse a Cleveland nel 2016; ci sono i Mavs di Doncic, i Rockets (non si sa per quanto) di Harden, i Celtics di Tatum, gli Heat di Butler, Herro e Adebayo in campo e Riley e Spoelstra fuori, i Sixers perennemente in cerca d’autore, i Raptors che cominciano da Tampa Bay a causa delle difficoltà logistiche legate agli spostamenti tra Canada e Stati Uniti in era Covid.

E ci sono anche gli altri. Perché nella NBA che riparte due mesi e mezzo dopo James che esulta nella bolla, con 10 gare di regular season in meno e con l’eventuale gara-7 di Finale in programma il 22 luglio, c’è spazio per tutti, anche per chi non arriverà a giocarsi il titolo o una Finale di Conference. Per questo, alla vigilia di una delle stagioni più strane di sempre, abbiamo scelte cinque squadre che val la pena di seguire comunque, vada come vada: è l’essenza stessa del gioco, un modo normale di raccontare la nostra lega preferita nel momento in cui “normale” non è il primo aggettivo che ci verrebbe in mente. Per parlare di NBA, ma anche di tutto il resto.

Golden State Warriors

L’infortunio di Klay Thompson sembra aver rovinato i piani di (ri)conquista del mondo dopo una stagione consacrata all’immortale “perdere e perderemo” del presidente Borlotti e ricevendo in premio quel diamante grezzo di nome James Wiseman. Ma Steph è tornato e, come insegna Rudy Tomjanovich, “never underestimate the heart of a champion”. Soprattutto se si ripresenta con un haircut aggressivo simil-Iverson e con la “We Believe” Jersey dei bei tempi (del Barone) che furono.

E se non sarà subito caccia al quarto titolo in sette stagioni, un quintetto Curry-Oubre Jr.-Wiggins-Green-Looney (con Bazemore e Wanamaker primi cambi) potrebbe risultare un cubo di Rubik piuttosto complicato per chiunque. Per quanto riguarda Mannion, brevi istruzioni per l’uso: verrà il suo tempo, verranno i suoi minuti in campo. In G-League e in NBA. Quindi calma, pazienza e fiducia. La stesse che devono portare e avere i tifosi dei Dubs dopo il 99-125 in casa dei Nets.

Phoenix Suns

C’è Chris Paul e già questo varrebbe i soldi del League Pass per vedere come, a questo giro, renderà di nuovo possibile l’impossibile. Poi ci sono Devin Booker e, soprattutto, DeAndre Ayton che non vede l’ora di beneficiare del “CP3 effect” per fare quello step decisivo sui due lati del campo che è stato rimandato già troppo a lungo. Il triennale da 29 milioni con cui si è riusciti a portare Crowder in Arizona è il fiocco su una free agency in cui si è riusciti a preservare quel core giovane e futuribile di cui si andava così orgogliosi aggiungendo i veterani giusti al momento giusto.

Brooklyn Nets

A proposito di Arizona. A un certo punto Sean Marks deve essersi convinto che il modo migliore per gestire gli ego di Irving e Durant – 48 punti in due nell’opening night contro Golden State – fosse quello di pescare a piene mani dai Suns del biennio 2004-2006: e quindi panchina a Steve Nash, con Mike D’Antoni e Amar’e Stoudemire da punte di diamante di un coaching staff che, oltre alle due stelle, dovrà occuparsi della crescita di Allen, della gestione del minutaggio di LeVert e di come fare di Kurucs un fattore nella metà campo difensiva. In attesa di tanti momenti da KD di KD:

Atlanta Hawks

Prima o poi riusciremo ad accettare il fatto che sul tavolo di Danilo Gallinari proposte adeguate da contender non ce n’erano e che, quindi, prendere 61 milioni in tre anni per fare il veterano in una delle squadre con il maggior potenziale nella Eastern Conference sia stato il miglior compromesso possibile, sia dal punto di vista tecnico che economico. Nell’attesa di questa presa di coscienza collettiva, provare a godersi una squadra che ha affiancato a Trae Young Bogdan Bogdanovic e che può permettersi di aspettare Onyeka Okongwu avendo a disposizione Capela, non è una cattiva idea. Anche perché volete perdervi i minuti con Rajon Rondo a gestire i possessi della second unit?

Portland Trail Blazers

Oltre Lillard c’è (tanto) di più. E non stiamo parlando del solito McCollum: è tornato Kanter per dare qualche giro di riposo in più a Nurkic, sono arrivati Covington e Derrick Jones Jr. per dare una dimensione difensiva di squadra credibile soprattutto da maggio in poi, è rimasto quel Gary Trent Jr. che ha infiammato la bolla finché ne ha avuto. Nel silenzio generale, complice lo sfacelo dei Rockets e il punto interrogativo rappresentato dai Warriors senza Klay Thompson, la Rip City se la gioca con i Nuggets per il ruolo di prima antagonista di Lakers e Clippers. Tutto ciò che verrà di più dipende da Dame. Come nella bolla, come al solito, come sempre.