Abbiamo provato Xbox Series S, la "next gen" piccola e democratica

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Microsoft
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From Esquire

Quando la togli dalla confezione ti appare piccola e comoda – perché in effetti lo è - e ti toglie subito un pensiero sulla collocazione in salotto: il design è classico e minimale, non rivoluzionario né spaziale. La Xbox SerieS col suo bianco battezzato da Microsoft “robot white”, che abbiamo testato in anteprima mondiale a diverse settimane dal lancio, è la sorella minore di una nuova generazione di console con cui Redmond alza gli standard di potenza grafica e velocità di elaborazione mentre dall’altra getta le fondamenta per la progressiva smaterializzazione del mondo del gaming. Un percorso molto lungo, che in casa Microsoft hanno lanciato con Project xCloud e l’abbonamento Xbox Game Pass per giocare a più di 100 giochi su console, PC e, dalla metà dello scorso settembre, anche su dispositivi Android direttamente dal cloud con la versione Ultimate. Forse Xbox Series S non sarà il vero salto alla next gen, perché rimangono alcuni compromessi al ribasso, ma la scelta del colosso è chiara: non lasciare indietro nessuno (nessun gioco, nessun giocatore) e costruire un ecosistema "democratico". A costo di qualche contraddizione.

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Xbox Series S non ha l’unità ottica per i dischi, è insomma una macchina “all digital” ed è come detto la più piccola e leggera di sempre (pesa meno di 2 chili). Sfoggia tempi più rapidi di caricamento dei giochi, un taglio salvifico nella dinamica di una sessione, una risoluzione a 1440p (la Xbox Series X sale ovviamente a 4K) e un prezzo oggettivamente killer: 299,99 euro contro i 499,99 della sorella maggiore in nero e dove c’è anche il lettore per i dischi. Il punto è che gran parte delle caratteristiche delle due console sono condivise (ma ovviamente Series S non obbliga l’utente a disporre di un tv 4K). Se i giochi sono più veloci anche grazie alla funzionalità “Quick Resume”, per saltare da un gioco all’altro e riprendere ogni sessione in modo praticamente istantaneo, Series S supporta anche l’aggiornamento a 120 frame al secondo e i giochi compatibili anche più vecchi vengono traghettati in automatico con la tecnologia di ricostruzione Hdr, che migliora i titoli SDR senza che gli sviluppatori debbano metterci mano e senza alcun impatto sulle risorse di memoria, CPU o GPU.

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Quanto al cuore tecnologico, Xbox Series S monta un chip Zen 2 ed RDNA 2 di Amd personalizzato a 8 core a 3,6 GHz e un piccolo hard disk da 512 GB. Questa è una delle contraddizioni più profonde, perché in una "all digital" sono pochi e si potrebbe essere costretti a salire a 1TB con una scheda d’espansione venduta a parte, da infilare nella porta sul retro, ma che costa 250 euro. Si sa: dove tagli il prezzo avrai meno memoria (con l'assurdità di dover nel caso spendere 550 euro per 1,5 TB contro i 499 di una console più potente e 1 TB già incluso) e dovrai passare molto tempo a fare spazio ad altri titoli. Comunque, Series S si installa davvero in pochi minuti. Nella confezione c’è il nuovo controller wireless sostanzialmente uguale al precedente, d'altronde fra i migliori in circolazione, anche se un po’ più piccolo ed ergonomico con un pulsante in più e, fatto più importante, compatibile anche con Android e Windows 10, sempre in quell’ottica di continuità fra mondo fisico e dimensione cloud di cui si parlava in attacco. Non serve nient’altro, se non l’abbonamento Ultimate, per saltare dalle nuove Xbox Series S|X al telefono Android, il controller è lo stesso.

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Tutto questo si traduce in un’esperienza di gioco molto più fluida fino al giorno prima, quando giocavamo con una Xbox One X: la piccola di Redmond è 40 volte più rapida nelle operazioni di avvio e tre volte in quelle grafiche della generazione precedente grazie ai suoi 4 teraflop di potenza di elaborazione (su One X erano però 6, su Series X 12, su PS5 invece 10,28). A chiudere la scheda tecnica ci pensano lo Spatial Audio, Dolby Vision e il supporto a tutti gli standard audio più avanzati, la bassa latenza e diversi altri sistemi dedicati a realismo e fluidità che suppliscono a una potenza nominalmente inferiore. Fra questi ci sono sistemi proprietari come il Variable Rate Shading e il DirectX Raytracing con accelerazione hardware, che servono appunto a trarre il massimo dai giochi (ottimizzati o meno) per ambientazioni più dinamiche e illuminazioni fedeli, riflessi precisi e suoni in tempo reale. Su Xbox Series X si va ancora oltre, con la scheda madre divisa che consente di controllare uniformemente la temperatura dei componenti interni e quindi generare una potenza ancora maggiore, sistema che su Series S - che è una console per chi vuole un'assaggio della "next gen" ma senza svenarsi, e in tempi di crisi il prezzo è il fattore giusto in tutti gli ambiti hi-tech - manca.

Venendo ai giochi su entrambe le versioni se ne possono riprodurre migliaia (per quelli riprogettati ad hoc basta cercare l’etichetta “Ottimizzato per Xbox Series X|S”) mentre di fatto non ce ne sono di pubblicati ad hoc, arriveranno più avanti. Nella sostanza, le due console sfoggiano una line-up di quattro generazioni di compatibilità – da Xbox a One passando per Xbox 360 - e si potranno perfino pre-installare quelli in uscita, così da giocarci al momento esatto del lancio. Un’altra novità è Smart Delivery: basta acquistare un gioco una sola volta per poterci giocare con la migliore versione disponibile su qualsiasi console Xbox, grazie all’aggiornamento automatico. Fra i giochi ottimizzati per le nuove console ci sono trenta titoli fra cui per esempio “Assassin’s Creed Valhalla”, “Call of Duty: Black Ops Cold War”, “Cyberpunk 2077”, ”Yakuza: Like a dragon”, “Nba 2k21”, “Madden Nfl 21”, “Ori and the Will of the Wisps”. E ancora l’onnipresente “Fortnite”, “Dirt 5”, “Tetris Effect: Connected”, “WRC 9 Fia: World Rally Championship” e molti altri.

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Capitolo a parte merita "Fifa 21", il nuovo capitolo del videogame di calcio più amato e venduto firmato da Electronics Arts con cui, fra gli altri, abbiamo testato Xbox Series S. Quest’anno Fifa investe di più sulle funzionalità gestionali della modalità Carriera, con cui di fatto si diventa deus ex machina della propria formazione, così come d’altronde nel maxicampionato Ultimate Team. Sono giochi nel gioco dalle infinite ramificazioni che ampliano enormemente, fra calciomercato e perfino gestione psicologica dei singoli giocatori, la semplice partita.

Photo credit: EA
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Migliorata anche Volta, la sezione per il calcio di strada che adesso è accessibile anche agli amici online e dove si possono affrontare icone del calcio come Kylian Mbappé, volto della copertina di questa edizione, e dove con Volta Squads cinque amici potranno giocarsela in modalità cooperativa. In generale il gioco rimane potente e velocissimo, anche grazie ai suggerimenti dell’intelligenza artificiale. I giocatori possono intervenire su ogni aspetto tattico e strategico di una squadra o una partita, dando indicazioni specifiche ai singoli giocatori, i gol come sempre non mancano (continuano a essercene fin troppi) e a questi passi in avanti fanno da contraltare alcuni difetti storici. Dalle fattezze di alcuni giocatori alle mancate licenze di alcune squadre di Serie A (Juventus, Roma, La Spezia e Crotone) così come della Nazionale, con la Serie B ridotta a poche formazioni. Costa 69,99 per Xbox One e PS4(89,99 la champions Edition e 99,99 la Ultimate disponibile solo su Amazon e da GameStop). Con Dual Entitlement si può aggiornare gratis la propria copia di Fifa 21 da PS4 a PS5 o da Xbox One a Xbox Series X.