Abbiamo visto Romulus in anteprima: è una bomba

Di Gabriele Niola
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Sky
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From Esquire

Va giù duro Romulus. Mena. Soffre. Squarta e vola con le visioni i sogni e i prodigi delle vestali. Non tira mai indietro la gamba ma anzi nelle prime due puntate mostrate in anteprima alla Festa del cinema di Roma, ci tiene a dimostrare che la serie che andrà su Sky dal 6 Novembre non è fatta al risparmio né di soldi né tantomeno di intenzioni. La sua missione è essere la versione televisiva di Il primo re (anche se segue tutto un altro filone, e rinarra in modo più ampio e in un punto diverso della storia quei fatti) e deve tenere testa alla grande serialità internazionale. Ci riesce. Ah! È girata in protolatino, su Sky arriverà doppiata in italiano ma ci sarà per tutti la possibilità di vederla in “lingua originale” sottotitolata. Noi l’abbiamo vista così, come del resto era girato Il primo re, ed è sempre una bella esperienza.

Le prime due puntate, come si conviene, sono dirette da Matteo Rovere, il regista di Il primo re e l’animatore principale di tutto il progetto. Hanno una gran mano e sembrano voler mostrare tutto quello che i dieci episodi mostreranno: questa è una storia di conquista del potere, di violenza ma soprattutto di lotta tra generazioni. Se c’è infatti un tema che attraversa tutta la nuova serialità di genere italiana è quella: il conflitto tra generazioni. È la colonna della crescita delle due protagoniste di L’amica geniale, è il filo che collega le diverse stagioni di Gomorra, era il punto della banda della Magliana e l’obiettivo che lega i protagonisti di Suburra. Ma ancora è pure il conflitto dei ragazzi di We Are Who We Are, adolescenti che scoprono i propri orientamenti sessuali in un luogo inquadrato come una base militare.

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Così anche i tre protagonisti di Romulus sono tre ragazzi che nella prima puntata si trovano al centro di una grande transizione. Il re dei re, la persona che regna sulle 30 tribù del Lazio, ha fatto il suo tempo, una grande siccità segna la fine della sua era, gli dei non lo vogliono più in quella posizione e viene bandito. Il successore dovrebbe essere uno dei suoi due figli ma lo zio con un colpo di mano uccide uno dei due fratelli mentre l’altro scappa. Si incontrerà con un altro ragazzo, più abile con le parole che con i muscoli, mentre la vestale innamorata da anni del fratello morto medita vendetta. Questi sono i tre poli che animeranno il racconto. E il meno convenzionale sembra subito quello della vestale, in contatto con qualcosa, tempestata di visioni, innamorata persa.

C’è tutto un regno da riconquistare, un tempo da cambiare e, lo sappiamo visto il tema della serie, una nuova città e civiltà da fondare. Nel concreto vediamo il racconto della parte più bestiale dell’uomo, diversi passi più indietro nell’evoluzione rispetto a Vikings, più ancestrale, più spaventato, più ignorante (“Il bosco non finisce mai, il bosco è come il cielo, non ha confini”) e con tutta una parte animista più forte che, almeno nei primi episodi non è chiaro se è ritratta per quello che è, superstizioni, o è cavalcata come veri riti e vere premonizioni (che, ammettiamolo, sarebbe la scelta più esaltante). Cosa che in sé è una caverna interessante da esplorare.

Photo credit: Sky
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Di fatto Romulus, al netto di una certa fatica che i primi due episodi mostrano nel creare un numero sufficiente di misteri per suscitare quell’ansia da visione dell’episodio successivo che è la benzina di molte serie, è un prodotto di altissimo livello. Non ha niente delle piccinerie del cinema italiano che tenta e non riesce, che ambisce senza saper fare ma anzi ha la corretta immaginazione la voglia di ritrarre cavalcate a perdifiato in fuga che finiscono giù da una scarpata e le risorse per girarlo in maniera credibile, ha la spregiudicatezza per non tralasciare la componente animalesca del sesso (sperando che questo non cambi lungo la serie) e quello che più di tutti anima la serialità migliore: un forte desiderio di essere diverso dal cinema, di essere più estremo, più serio, più adulto e meno infantile.

La lezione, non c’è bisogno di dirlo, è quella di Il trono di spade. Non tanto nella scansione della storia ma proprio nell’approccio al genere. Anche quello di Romulus è un mondo in cui conta solo la forza e quindi un mondo di uomini, in cui però sono sempre le donne a tirare le fila di tutto da dietro, in modi sghembi, obliqui ma altrettanto spietati, usando il corpo, la testa e il sesso per arrivare più lontano. Finalmente una serie con un po’ di azione fatta seriamente che si inserisce in una visione moderna del genere. Se insomma i primi episodi di una serie sono la promessa di qualcosa, quelli di Romulus sembrano molto in linea con i prodotti Cattleya, la casa di Romanzo criminale, Gomorra e Suburra (specie con il terzo).