Addio a Giovanni Gastel, il ricordo intimo e commosso della redazione di Elle Italia

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Photo credit: Pier Marco Tacca - Getty Images
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Addio a Giovanni Gastel. Il grande fotografo di moda è scomparso a 65 anni a causa del Covid. E noi vogliamo rendergli omaggio attraverso il ricordo commosso, intimo e affettuoso di Benedetta Dell'Orto, direttrice moda di Elle Italia, e della stylist Micaela Sessa, che con lui hanno condiviso un percorso di vita e professionale, parte fondamentale della storia di Elle Italia. "Cuoricino, non andare. Dove vai? Non c'è niente nel mondo là fuori. Resta qui": è così che Giovanni salutava Benedetta alla fine di uno shooting. Ed è questa l'implorazione con cui noi lo salutiamo oggi in cui il suo shooting più bello, la sua vita, ha conosciuto la parola fine troppo presto.

L'uomo oltre il fotografo. Ecco chi era e chi è (come per Micaela che ne parla al presente perché "lui c'è e ci sarà") Giovanni Gastel per Elle Italia.

Photo credit: Sergione Infuso - Corbis - Getty Images
Photo credit: Sergione Infuso - Corbis - Getty Images

Il ricordo di Giovanni Gastel di Benedetta Dell'Orto

"Giovanni, oltre a essere un fotografo straordinario, era anche un uomo di grande gusto, di rara eleganza e dall'ironia unica. Cominciai a lavorare con lui quando avevo 20 anni e ho continuato fino ad ora: è stata una fortuna e un privilegio immenso, non solo per la sua creatività raffinata e per la sua sensibilità artistica, ma innanzitutto per la gioia che dava. Avrei potuto lavorare con lui per sempre. Mi divertiva ed era come una persona di famiglia. Abbiamo fatto viaggi di lavoro insieme e non dimenticherò mai quello a Tangeri. Eravamo molto simili, con un senso dell'humour comune, che ci ha aiutati a venir fuori da situazioni anche drammatiche. Ogni volta sul set aveva la capacità di creare mondi straordinari. E ogni volta che finivamo uno shooting il mio sentimento era duplice: da un lato ero entusiasta del lavoro che avevamo fatto insieme, dall'altro ero anche un po' triste perché si chiudevano dei momenti molto speciali. Tutte le volte che andavo via dal suo studio non faceva che ripetermi questa frase: "Cuoricino, non andare. Dove vai? Non c'è niente nel mondo là fuori. Resta qui". Ed era vero: perché quello che lui creava all'interno del suo studio era un mondo unico e meraviglioso, dove tutto prendeva vita . Lo studio era il nostro universo in cui creavamo cose belle che nel mondo esterno non esistevano. E oggi questa cosa acquista un valore ancora maggiore: un desiderio di bellezza estremo in cui rifugiarsi attraverso le sue immagini. Mi ha insegnato tantissime cose. Fu con lui che su Elle - ai tempi della direzione di Daniela Giussani - inventammo i servizi sugli accessori (che fino ad allora non esistevano ed erano relegati al ruolo di rubrica). Invece noi gli davamo vita e li facemmo diventare dei "personaggi" in grado di raccontare una storia al pari delle modelle. Scarpe e borse non erano banali oggetti inanimati ma qualcosa di vivo in grado di trasportarci altrove. Guardava le cose in un modo extra ordinario, attraverso la sua visione trasformava tutto. E io portavo a casa mia parte di quel suo mondo. Dopo essere stata tutta la giornata con lui sul set, tornavo a casa e guardavo gli oggetti in modo completamente diverso: mentre apparecchiavo la tavola, per esempio, immaginavo ogni cosa in maniera differente, tutto diventava una composizione, uno still life che rappresentava qualcos'altro. Ha trasformato il mio modo di vedere gli oggetti, insegnandomi ad avere punti di vista fuori dall'ordinario. Tutto questo mi ha fatto crescere dal punto di vista professionale, ma anche umano. Per noi lavorare era un gioco, una passione infinita. Avevamo una voglia costante di realizzare il bello, e sarà la cosa che mi mancherà di più. Creavamo dal nulla, anche con le cose più semplici, non aveva bisogno necessariamente di props stratosferici, anzi: spesso le cose più belle nascevano così, con la sua ironia. La sua capacità era proprio questa: creare attraverso la semplicità e lo humour immagini in grado di diventare dei simboli, icone. E poi era una persona colta, ricca di reference culturali attraverso cui riusciva a rendere ogni foto sorprendente. Quante centinaia di scarpe avremmo fotografato in tutti questi anni? Eppure ogni volta sapeva trasformarle e renderle sempre belle, interessanti, nuove e diverse. Nei set in cui c'era lui - sia quelli di still life sia quelli di indossati in cui lavorava con Micaela Sessa - si ricreava sempre un ambiente sereno, gioioso e familiare, un mondo in cui stare bene. Ricordo una volta in cui dovevamo scattare un servizio in stile Maldive e invece andammo a casa sua in campagna a Castellaro, e portammo la sabbia dal Ticino con cui ricreare il set per fotografare sandali e ciabattine come fossimo al mare. Lui immaginava ciò che non c'era e attraverso il suo talento straordinario e il suo obiettivo lo rendeva vivo e vivido! Per non parlare di quando scattammo al circo di Paride Orfei, un set letteralmente spettacolare, ricordo che c'era un'assistente che arrivò da Elle Russia che non poteva credere ai suoi occhi! Ci divertimmo tantissimo. A un certo punto l'elefante aveva afferrato con la proboscide una borsa Ferré che dovevamo scattare e non voleva più lasciarla, e noi non sapevamo come fare. Ovviamente dovette intervenire Paride per riprenderla, ma fu così buffo, assurdo ed esilarante. Certo, quelli erano momenti diversi! Ma anche adesso, che le cose sono molto cambiate, e tutto si è ridimensionato, riuscivamo a ricreare quello stesso tipo di sensazione e di clima entusiasmante, vivace, sorprendente. Fino a dieci giorni fa, quando eravamo insieme per scattare alcuni servizi per Elle e che vedrete presto: sono foto straordinarie, mai avrei pensato potessero essere il suo ultimo lavoro. Lo ringrazierò per sempre: mi ha cambiato la testa, grazie a lui vedo ogni oggetto da un punto di vista completamente diverso. Ho lavorato talmente tanto con lui ed è stato così formativo per i miei inizi, che ho imparato a vedere le cose con i suoi occhi, e sono tutte piene di vita. Mi ha insegnato ad avere una visione di un mondo vivo lì dove tutto è fermo.

Le sue fotografie erano il suo specchio. E poi era un uomo di una cultura incredibile: sul set mentre fotografava spesso recitava poesie. Lui per me è già immortale ed è una delle persone più speciali che abbia incontrato in vita mia. Aveva un modo unico e un'educazione d'altri tempi, ma con un'incredibile visione contemporanea che in alcuni momenti arrivava a diventare futurista. Non è mai stato il fotografo arroccato al suo punto di vista, unico e indiscutibile. Anzi, potevamo discutere su tutto e di tutto: con lui ogni confronto era un arricchimento. Ma non solo. Era sempre pronto ad accogliere il tuo punto di vista per rileggere la sua visione sotto un'altra lente, finendo per ringraziarti di questo: "Grazie cuoricino, che mi hai spinto oltre" mi diceva spesso, dimostrando una generosità, un'umanità e una sensibilità uniche al mondo.

Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images

Il ricordo di Giovanni Gastel di Micaela Sessa

"Oggi ho perso una delle persone più importanti della mia vita. Giovanni è un compagno di vita, un fratello, un amico, un uomo straordinario, un fotografo con una sensibilità e un'eleganza uniche al mondo. Ci siamo conosciuti a 14 anni, da adolescenti, e da lì non ci siamo più lasciati. Siamo stati amici inseparabili e abbiamo lavorato insieme da sempre. Prima abbiamo cominciato a lavorare per Donna il magazine diretto da Gisella Borioli, e poi siamo passati a Elle diretto all'epoca da Daniela Giussani. Abbiamo lavorato insieme a lungo e su tutto, non solo nel mondo dell'editoria, continuando a firmare servizi insieme sia su Elle sia su Elle Decor, ma anche per le tantissime campagne del Gruppo Della Valle: dove abbiamo lavorato per 11 anni insieme. Ci ha sempre accomunati una passione per la ricerca e per il bello, abbiamo entrambi una curiosità vivace e un'intesa professionale unica. A Giovanni devo la sua vicinanza, protezione e amicizia. Facevamo le vacanze spesso insieme e quando decise di comprare una casa a Filicudi vicino alla mia, quell'isola per me speciale ha acquisito ancora più significato ed energia. Non oso immaginare come sarà tornare lì e non trovarlo. Anche se so che lui c'è e ci sarà. Anzi, in questo periodo così desolante credo che il suo insegnamento come uomo e artista sia ancor più forte e prezioso: la sua visione estetica e il suo buon gusto saranno un faro a cui guardare sempre per non perdere la rotta in mezzo a questo mare in tempesta. Del resto lui lo diceva sempre: "C'è un limite a tutto!" lottando strenuamente per non arrendersi al brutto, alla banalizzazione, all'impoverimento estetico e culturale. Una tensione verso il bello che oggi per me risuonerà ancora più forte e necessaria. Anche in suo nome. Giovanni è una persona profonda, un fotografo generoso, con cui costruisci l'immagine, sul lavoro con lui c'è sempre uno scambio - prima, durante e dopo - e questa è una cosa più unica che rara. Ha un'intelligenza sopraffina ed è un esteta, è chic e raffinato come le sue fotografie. Ed è una delle persone più buone che io conosca, con la sua gentilezza ed il suo charme entrava nel cuore di tutti: ed è una rarità. È speciale, unico e irripetibile. Non ce ne sarà un altro. E a me mancherà tantissimo, come professionista e come amico".