In Afghanistan sta accadendo ciò che non doveva: i talebani vietano lo sport alle donne

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Photo credit: PEDRO UGARTE - Getty Images
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Alcune di loro sono riuscite a fuggire, altre sono rimaste. Se lo aspettavano, le campionesse afghane, sapevano che sotto i talebani allenarsi e gareggiare nei loro sport sarebbe diventato quasi impossibile, ma ora è arrivata la conferma ufficiale che fa male ugualmente. I talebani l'hanno detto chiaramente tramite il vicecapo della Commissione cultura dei talebani, Ahmadullah Wasiq che ha parlato all'emittente australiana Sbs News: alle donne afgane, inclusa la squadra di cricket femminile del Paese, sarà vietato lo sport sotto il nuovo governo talebano. Secondo il funzionario "non è necessario che le donne giochino a cricket" né che si allenino in altre discipline e questa è l'ennesima conferma che no, i talebani non sono cambiati.

Mentre in questi giorni si sta delineando il nuovo governo ad interim di Kabul, i talebani iniziano a rendere più esplicite le loro posizioni e risulta sempre più chiaro anche il loro atteggiamento verso le donne, più moderato (e nemmeno tanto) solo in apparenza. "Non credo che alle donne sarà permesso di giocare a cricket perché non è necessario", ha detto Wasiq interrogato sul futuro della squadra del Paese. “Nel cricket, potrebbero trovarsi in situazioni in cui il loro viso e il loro corpo non saranno coperti", ha poi spiegato aggiungendo che "L'Islam non permette che le donne siano viste così". A questo, secondo il funzionario talebano, si aggiunge il rischio che le campionesse vengano fotografate e le loro foto diffuse. “È l'era dei media, ci saranno foto e video, e poi la gente li guarderà", ha dichiarato, "L'Islam e l'Emirato Islamico (l'Afghanistan, ndr) non consentono alle donne di giocare a cricket o di praticare il tipo di sport in cui vengono esposte”.

Photo credit: PHILIP FONG - Getty Images
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Questa decisione dei talebani, tra le altre cose, mette a rischio l'atteso match di cricket previsto in Australia a novembre tra le due nazionali maschili: l'International Cricket Council richiede infatti a tutti i suoi 12 membri di avere anche una squadra nazionale femminile. Quello che più preoccupa, però, è il futuro delle giovani campionesse, parte di una generazione di sportive che negli ultimi anni è timidamente emersa credendo in un sogno che ora sembra impensabile. Le scorse settimane abbiamo seguito le vicende di diverse atlete che sono riuscite a fuggire dal Paese, come Zakia Khudadadi, campionessa paralimpica di taekwondo che è riuscita miracolosamente a raggiungere Tokyo o le calciatrici di Herat. "Piangono, piangono soltanto… sono disperate", aveva raccontato Khalida Popal, ex capitana della nazionale afghana rifugiata in Danimarca, "Si stanno nascondendo. La maggior parte di loro ha lasciato le proprie case per andare dai parenti e nascondersi perché i vicini sanno che sono giocatrici. Hanno paura, con i talebani è tutto finito". Tre di loro al momento sono state messe in salvo a Firenze, ma il pensiero naturalmente va soprattutto alle giovani sportive rimaste nel Paese. "Lo sport è libertà", scrive Popal su Instagram, "noi donne non smetteremo mai di lottare".

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