Aiello a Sanremo 2021 con Ora canzone fatta di commozione e scosse, schiaffi e grandi abbracci

Di Anna Zucca
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

From ELLE

Le hit malinconiche di Antonio Aiello, vedi il primissimo successo del 2019 Arsenico e l'ultimo Che canzone siamo, gli hanno valso le chiavi per entrare dalla porta principale al 71° Festival di Sanremo, dove lo vedremo in gara tra i Big, con la canzone Ora. Aiello è un emergente che macina numeri virali (tre milioni di visualizzazioni su Youtube per il video di Che canzone siamo), bazzica nella scena musicale relativamente da poco eppure conquista il pubblico, con i suoi brani d'amore e di passione in cui mette l'accento sull'autocritica e racconta la sua terra in mille sfumature.

Nato a Cosenza nel 1985, Aiello si definisce "un calabrese orgoglioso, anche se da 14 anni vivo a Roma" anzi un Meridionale, come ha intitolato il suo secondo album, che uscirà il 12 marzo. "Con la mia musica voglio raccontare una terra spigolosa e aspra, circondata dal mare e piena di persone generose. Facendolo, non voglio marcare un dualismo trito tra nord e sud, perché il sud appartiene a tutti, non c’è distinzione ma contaminazione" racconta Aiello.

Per il cantante, dare questo titolo all'album che uscirà quasi contemporaneamente alla sua partecipazione a Sanremo 2021 è una sfida importante: "Uscire con questo titolo contemporaneamente a Sanremo è il mio tentativo di dare un messaggio: parlare delle contaminazioni della mia terra, dare vita a un pop meridionale dove la musica greca, spagnola, turca, il fado e la canzone italiana d’autore si incontrano. Ribadire che Meridionale non è un offesa per me, è un motivo d’orgoglio, anche difronte a chi lo intende come insulto.".

Ora, la canzone che Aiello porterà a Sanremo e che sarà nell'album, è figlia di questa stessa visione, è un susseguirsi di "commozione e scosse, schiaffi e grandi abbracci, lacrime e sudore" scritta da Aiello e prodotta a quattro mani da Brail e Mace. Un nome, quello di Mace, che genera già una certa hype, soprattutto pensando al mix di sonorità diverse che è riuscito a creare nel suo Obe, l'album appena uscito, descrivibile come un viaggio in semi-trance nel rap italiano. Al brano sanremese, Mace lascia il suo timbro più urban, mentre nel testo autobiografico si legge forte e chiara l'impronta di Aiello.

L'ispirazione arriva per durante il primo lockdown, in uno di quei momenti (agghiaccianti) che sarà capitato a tutti noi ripercorrendo mentalmente le storie passate. Aiello si sofferma su un rapporto troncato sul nascere, in cui racconta come la paura abbia preso il sopravvento sulla voglia di conoscere l'altra persona: "Invece di dare la colpa agli altri per le mie sofferenze, cosa che sento fare un po' troppo spesso nelle canzoni pop, ho realizzato che la colpa era mia, che ero stato stronzo". Con una certa soddisfazione, Aiello racconta che porterà sul palco di Sanremo un brano che parla di sesso (con buona pace delle vecchine dall'altra parte dello schermo, che forse potrebbero rimanere un po' turbate) "un tipo di sesso che definisco sesso ibuprofene". Ovvero? "Un rapporto tossico, liberatorio, curativo. Tossico perché me lo sono goduto ma sono scappato, liberatorio perché nel frattempo mi è servito per uscire dal fantasma di un’altra storia.".

La sua missione sul palco dell'Ariston, dice, è quella di farsi conoscere da un pubblico più ampio e allo stesso tempo non tradire la propria idea di musica, specie perché Amadeus, direttore artistico del festival, ha dato quest'anno l'opportunità di rappresentare un genere musicale più contemporaneo e giovane, scegliendo un cast diverso dal solito. La vittoria per Aiello conterebbe molto, ma non vuole farsi troppe illusioni, circa: "Se a Sanremo arrivo ultimo come è successo a Vasco ma poi ho i concerti pieni come lui, ci faccio la firma".