Alberto Boubakar Malanchino l'italiano dalla pelle nera (cit) con più di un talento

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Photo credit: CINZIA CAPPARELLI
Photo credit: CINZIA CAPPARELLI

«Nella nostra eterogeneità, credo che con Thony siamo riusciti a rappresentare un padre e una madre credibili, con grande dolcezza». È una primavera calda quella di Alberto Boubakar Malanchino, milanese di Cinisello Balsamo, 28 anni, madre del Burkina Faso, padre italiano: appena sbarcato a Roma per le riprese di Doc 2, accanto a Luca Argentero e Matilde Gioli, reduce dal set della serie Guida astrologica per cuori infranti, presto su Netflix, torna a vestire anche i panni di Anthony nella seconda stagione di Summertime, il padre musicista della giovane protagonista Summer, accanto all’attrice e cantante Thony, dal 3 giugno, sempre su Netflix.

Un ruolo che nel tempo si è conquistato più spazio.

In questa stagione Anthony sarà un po’ più presente, mentre Isabella, la madre, è spesso fuori a cantare: dovrà risolvere imprevisti familiari, gestire dinamiche difficili. S'è creata una bella alchimia con Thony, mia moglie nella serie, siamo ormai amici.

Che effetto le fa girare con attori così giovani?

Mi fa sorridere: in scena io e Coco siamo padre e figlia, ma nella vita lei ha un anno in meno di mia sorella, mi sento più un fratello grande.

Photo credit: CINZIA CAPPARELLI
Photo credit: CINZIA CAPPARELLI

Com’era alla loro età?

A 19 anni le estati le passavo a lavorare per pagarmi gli studi di teatro: a casa, come si dice da noi, “dané ghe n’era minga”, ho dovuto rimboccarmi le maniche. Ho fatto così tanti mestieri che mi sento un giovane vecchio, ma questo mi ha regalato una bella cazzimma, e la certezza che volevo fare l’attore.

I suoi come l’hanno presa?

Con apprensione, all'inizio: in famiglia sono quasi tutti nel commercio, bisogna andare indietro nel tempo per trovare un artista. Ma quando mi hanno visto recitare hanno capito.

È forse il volto più noto di una generazione di attori afroitaliani che sta finalmente emergendo.

Quando ho iniziato, non avevo coscienza di me in quanto italiano afrodiscendente, anche se qualche insegnante già intuiva che la mia “specificità” si sarebbe fatta notare. Nell’unicità bisogna però avere anche mestiere e talento, se no non serve. Sono felice che si siano aggiunti nuovi compagni di viaggio. Ora siamo più numerosi e integrati. Anche se...

Anche se?

Sono ancora pochi quelli che studiano recitazione. Non sono mai a favore delle imposizioni, però lancio uno spunto di riflessione: qual è la ricetta per affermare un’inclusività che premi anche il merito? Nessuno è contento di sentirsi dire: tu sei qui solo perché sei nero, o donna, o musulmano. Ma se la società per prima non dà possibilità, non favorisce l’accesso alle professioni artistiche alle cosiddette minoranze, come la giochiamo questa partita?

Il cinema e le serie fanno la loro parte.

Sarebbe bello se li seguissero molti direttori dei teatri stabili. La invito a chiedere ad altri ragazzi afrodiscendenti: quante possibilità hanno avuto di recitare a teatro personaggi di Shakespeare, Ibsen, Beckett, a prescindere dal colore della loro pelle?

Le manca il palco?

Sono un irrequieto, vorrei fare tutto. Ora cerchiamo di riportare in scena Verso Sankara, monologo scritto da un mio insegnante dell’Accademia Paolo Grassi, Maurizio Schmidt: a scuola ho scoperto che s'interessava del Burkina Faso, il Paese di mia mamma. Ci siamo andati insieme, ho rincontrato mio nonno e parenti che non vedevo da 13 anni: è stato il pretesto per parlare con dei collaboratori del presidente Thomas Sankara, assassinato nell’87, e raccogliere testimonianze per la pièce. Un ritorno a casa con un retrogusto amaro: da adulto realizzi cose diverse, come l’egemonia europea su questi Paesi, che fanno ancora una grande fatica a emanciparsi.

È un po’ il conflitto che vive il suo medico in Doc.

Sì, con la differenza che lui è africano al 100%, io mi sento più un ragazzo italiano dalla pelle nera.

Con un grande appeal: ci risulta una folta fanbase...

Come si dice a Milano, in queste cose sono proprio un pistola. Spero che questa supposta fascinazione derivi almeno in parte dal talento di attore (ride).

Ci sarà una persona speciale che glielo conferma.

Ah, ma queste sono cose top secret. Lei scriva che il mio primo amore è la recitazione.

(Foto Cinzia Capparelli, styling Delia Terranova, total Look ETRO, make up artist Renata Di Leone, hairstylist Diarra Sidibe).