Alessandro Cattelan al debutto su RAI uno ce l'ha messa tutta, e si è visto (eccome)

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Photo credit: Rosdiana Ciaravolo - Getty Images
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Non era facile. Le aspettative attorno al primo programma di Alessandro Cattelan su Rai Uno, Da grande, erano altissime (diciamo, da zero a dieci: più infinito?), il salto di rete non scontato (la Rai non è, e non sarà mai, Sky) e la platea inevitabilmente più old style. Insomma era un battesimo di fuoco. Lui ha cercato di affrontarla con filosofia, si è preso in giro (vedi la sigla "una giovane promessa") e ha portato il suo mondo a Viale Mazzini. Ecco come è andata la prima puntata di Da Grande: cosa ha funzionato e cosa meno, in una serata che non vede Rai Uno primeggiare (ha vinto Scherzi a parte di Canale 5 con il 15%) ma che si distingue comunque per il coraggio di sperimentare.

Buone le idee, meno il ritmo

Le idee, quelle, non sono certo mancate. In tre ore di diretta, Cattelan ha giocato con il genere del varietà, inventandosi interviste sui generis (super Luca Argentero, ma ora ci arriviamo), duetti parodia (anche se, no, Il Volo non sono "la boy band più grande mai esistita") e improbabili quiz. Ecco, soprattutto quest'ultimi sono stati originali: l'idea di unire i Pacchi con i Soliti ignoti per creare I soliti pacchi, o fondere Avanti un altro con Ciao Darwin e lanciare Avanti Darwin, di per sé non erano affatto male. Tutto sta nel declinare meglio queste felici intuizioni. Il momento revival con Il Volo era per esempio troppo lungo: ai Neri per caso (che, poi, perché i Neri per caso?!?) eravamo un po' stufi e poi due quiz sono troppi all'interno di un varietà. Ne bastava uno solo. Anche i monologhi peccavano di ritmo soprattutto perché, involontariamente, li confrontiamo con quelli (perfetti e inarrivabili) di Fiorello. In questo Cattelan paga lo scotto di essere stato paragonato, anzi tempo, al mattatore per eccellenza della tv ossia Fiorello. Il confronto scatta inevitabilmente (forse anche ingiustamente, ma scatta) e il momento monologo non regge il paragone. Morale: l'impressione è stata quella di ritrovarsi davanti a un E poi c'è Cattelan versione prima serata fiorelliana, ma siamo sicuri che la grammatica di un late show possa essere espansa per coprire tre ore di diretta? E soprattutto come liberare Cattelan da questo scomodo paragone?

Ode a Luca Argentero grandioso a Da Grande da Cattelan

Noi siamo di parte, perché Luca Argentero ci piace a prescindere ma, tra tutte le ospitate, la sua è quella più riuscita. L'idea delle domande rivolte attraverso le stories di Instagram era azzeccata e, soprattutto, lui è stato al gioco con tempi televisivi perfetti. Si è prestato a parlare di sua moglie, ironizzando sulla vita intima post partum e sulla gelosia nei confronti di Stefano De Martino. Cattelan ha giustamente cavalcato l'onda parlando a sua volta della vita sessuale da padre ("il sesso è come il lavoro: all'inizio sei entusiasta e fai di tutto, poi è come se avessi un lavoro part time perché aumenta la qualità e scema la quantità, il primo figlio è come aprire una partita Iva e... il secondo, beh, è la cassa integrazione") e pure di De Martino. Anche la consorte di Cattelan infatti lo adora. Così i due in coro hanno lanciato un appello a De Martino: "Smettila, basta! Facci un favore: bloccale! (riferito alle rispettive mogli, ndr) Due follower in meno, che te ne frega?".

Il gran finale con Blanco

Arriva alla fine (peccato!), forse perché è un volto troppo giovane per il pubblico Rai. Eppure è lui la vera chicca di Da grande: per carità, Mengoni è ineccepibile (oltre che simpatico quando gioca a I soliti pacchi) ed Elodie, beh, è Elodie (anche se non si capisce perché debba fare la bomba sexy nell'omaggiare la Carrà), ma loro li conoscono già tutti. Essere meravigliosi è il minimo sindacale per loro. Invece portare su Rai Uno Blanco è aprire una finestra su un mondo sconosciuto al pubblico over60, tanto più se decidi di riprenderlo attraverso il cellulare anziché le telecamere. Si poteva quindi trovare una collocazione più efficace, se non in apertura (non chiediamo troppo alla Rai) almeno a metà scaletta.

Il mistero dello spot a Netflix

Ecco, questo onestamente non l'abbiamo capito: inizia Da grande. C'è tutta una sequenza di Cattelan che entra nel magico mondo di Rai Uno: guarda il cavallo all'ingresso delleo stabile, viene accolto dalla voce di Guardì de I fatti vostri, fa improbabili scanner oculari e va a mensa con Carlo Conti, il messaggio arriva forte e chiaro peccato che, alla prima interruzione pubblicitaria, compaia il faccione di Cattelan che promuove Netflix in abbonamento con Vodafone. Mh un crossover di cui forse non sentivamo l'esigenza ma son dettagli. Alessandro Cattelan al suo debutto su RAI uno è stato bravo, anzi bravissimo e la sua scommessa l'ha vinta, anzi stra vinta.

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