Alessandro Gassman oggi a Venezia 2021 porta un film dedicato all'Italia che gli manca, che ci manca

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Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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Entusiasta, allegro e insieme serissimo come è lui, Alessandro Gassmann affronta il passo difficile di tradurre in film Il silenzio grande, il bel testo teatrale messo in scena pre-covid e lo presenta alle Giornate degli autori. Co-sceneggiatore Maurizio de Giovanni, protagonisti Massimiliano Gallo con Margherita Buy, Marina Confalone e, naturalmente, Villa Primic, dove tutto accade, anche ciò che è imprevedibile per moglie, governante e figli stretti attorno al capofamiglia, intellettuale famoso, ma incapace di vedere che il mondo intorno crolla.

Photo credit: courtesy
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Da regista, lei fa ogni volta un film diverso, gioca in modo libero.

Nel lavoro con De Giovanni la libertà è totale. Il silenzio grande nasce da una chiacchierata sul set dei Bastardi di Pizzofalcone 2: gli ho chiesto di scrivere un testo teatrale che mi permettesse di parlare di relazioni e di una famiglia fuori dal normale. Mi ha commosso e dalle sue parole sono partito con alcune divagazioni, le visioni del protagonista, la Confalone che fa la diva, io in ritrattini autoironici sull’attore bellone e mattatore. È girato nella villa di Posillipo, dal vero, senza effetti speciali, è un film di attori tutti straordinari.

L’idea di trarre un film dalla pièce teatrale è arrivata subito?

No. Poi ho visto quanta violenza ha generato la pandemia e mi è venuta voglia di fare un film diverso, sui sentimenti e le emozioni dolci, con cui spero di far nascere il desiderio di vivere con quella famiglia, simpatica nonostante i dilemmi che la attraversa.

Photo credit: Gianmarco Chieregato / Photomovie
Photo credit: Gianmarco Chieregato / Photomovie

A che pubblico ha pensato?

Alle persone gentili che non parlano solo per farsi sentire e che si meritano luoghi, e anche opere, dove il loro stile di vita sia rappresentato. Il film è ambientato nel 1965, il mio anno di nascita, un’epoca senza cellulari e social dove parlarsi era l’unico modo per cercare di capirsi, amarsi, odiarsi. È un film sulle cose non dette, e sul desiderio di parlare e ascoltare, in un momento in cui è molto difficile, o perché non ti fanno esprimere o perché, se lo fai, vieni insultato. A me manca quell’Italia lì, che poi è l’Italia di mio padre.

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