Alex Zanardi ha ricominciato a parlare

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Ha ripreso a parlare Alex Zanardi, dopo il grave incidente in handbike avvenuto il 19 giugno 2020 vicino a Siena. Ne ha dato notizia la dottoressa Federica Alemanno, neuropsicologa dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove il campione è stato a lungo ricoverato.

“E’ stata una grande emozione quando ha cominciato a parlare, nessuno ci credeva. Lui c’era! E ha comunicato con la sua famiglia”, ha detto al Corriere della Sera la Alemanno, che a lungo ha tenuto la mano del campione quando si stava risvegliando al San Raffaele.

Zanardi sottoposto ad awake surgery

Zanardi è stato sottoposto alla cosiddetta "awake surgery", letteralmente "chirurgia da svegli". In che cosa consista, lo ha spiegato direttamente la Alemanno, 36enne specializzata in questo tipo di cura: "È una tecnica molto particolare che si fa in pochissimi centri in Italia e ha come obiettivo quello di garantire al paziente la migliore qualità di vita possibile dopo un’inevitabile intervento chirurgico. Viene utilizzata in casi particolari, soprattutto in pazienti giovani, compresi tra i 30 ed i 50 anni, con due tipi di malattia: i gliomi cosiddetti a basso grado e i cavernomi. I primi sono tumori del cervello non particolarmente aggressivi, ma che possono, con la loro presenza in certe aree, compromettere alcune importanti attività cerebrali, come ad esempio la memoria, la parola e l'attenzione. Stesso discorso per i cavernomi. Sono malattie piuttosto rare".

La dottoressa ha quindi spiegato come funziona: "Io sono la prima a vedere il paziente candidato all'intervento. Lo sottopongo ad un test per capire quali sono le sue capacità cognitive, da verificare successivamente in sala operatoria. Prima di mettere in azione il bisturi il chirurgo simula, con stimolazioni elettriche, l'intervento zona per zona. Se ad esempio siamo nell'area della memoria, ripropongo al paziente, sedato ma non addormentato, la fotografia della moglie. Se la riconosce, significa che il bisturi non danneggerà questa funzione e il chirurgo può procedere. Lo scopo non è solo la sopravvivenza del paziente, ma quello di salvaguardare il più possibile le sue funzioni cognitive ed assicurare la migliore qualità di vita possibile".

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