Alfredo Aceto, l'artista che crea sculture che raccontano una storia

Di Marco Arrigoni
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Photo credit: Olivier Moritz
Photo credit: Olivier Moritz

From Harper's BAZAAR

Alfredo Aceto, nato a Torino nel 1991, dal 2017 vive e lavora a Losanna. Crea sculture che rimandano ad un immaginario pop o ad un mondo virtuale, ispirandosi a forme del mondo automobilistico, alla gioielleria dei grandi marchi, a elementi funzionali come tubi di scarico delle acque piovane o idranti. Nelle sue mostre c’è sempre un filo narrativo, il desiderio di raccontare una storia, dando quindi importanza alla sequenza temporale, ai ricordi, alle fasi evolutive, all’uomo come paradigma dell’ascolto.

Nel 2021, i suoi lavori saranno esposti presso Last Tango (Zurigo); Bureaucracy Studies (Losanna); Kunst Halle Sankt Gallen (San Gallo); Galerie Lange + Pult (Auvernier); L’Ascensore (Palermo); Parliament Unlimited (Parigi); Laurence & Friends (Ginevra). Da ottobre 2020 è in residenza all’Istituto Svizzero di Milano.

Photo credit: Julien Gremaud
Photo credit: Julien Gremaud

Perché fai arte?

Perché sono convinto che l’arte sviluppi una forma di linguaggio che, attraverso il trascorrere del tempo, può veicolare una sorta di messaggio. Mi piace anche il fatto che le opere d’arte appartengano alle persone che le guardano; gli artisti hanno un ruolo marginale in tutto questo.

Forse una delle ragioni potrebbe essere quella di fare cose che resistano ad ogni tipo di descrizione. Le opere d’arte sono strumenti di sabotaggio capaci di creare un corto circuito nei flussi produttivi, di divulgazione e di scambio del capitale.

Photo credit: Martin Argyroglo
Photo credit: Martin Argyroglo

Quale caratteristica della tua arte la rende unica?

Non credo nell’unicità delle cose; in questo momento mi interrogo di più su come la produzione artistica di diverse generazioni in uno stesso periodo storico possa confluire in un movimento di collettivizzazione.

In che modo pensi che ciò che fai possa influire sul contesto dell’arte contemporanea?

Secondo me occorre piuttosto chiedersi in che modo le persone che fanno arte possano insieme influire sul mondo per renderlo un posto migliore rispetto a come lo hanno trovato, senza accomodarsi. Forse è una visione romantica ma ci credo.

Photo credit: Julien Gremaud
Photo credit: Julien Gremaud

Che materiali e mezzi prediligi?

Ho lavorato con il testo, ma ho fatto anche della scultura, della fotografia, del disegno e altro ancora; fondamentalmente credo che siano tutti collegati fra loro. I materiali e le tecniche non sono mai stati una priorità per me, perché in qualche modo mi servono solo a risolvere un lavoro: qualcosa che non posso portare a termine con un medium, riappare tramite un altro. La tecnica è un effetto collaterale dell’esistenza stessa di un’opera d’arte.

Quale arte per te ha lasciato un segno?

Siamo in un momento di rivalutazione e rielaborazione culturale del pianeta. L’arte è sempre stata abbastanza dipendente, al servizio del potere, a volte suo malgrado, spesso credendo il contrario.

Forse gli artisti cercano di uscire dal sistema facendo qualcosa che disfunzioni al suo interno. In questo senso penso che l’arte che lascia un segno sia quella che riesce a passare il testimone senza essere troppo ingombrante per chi viene dopo.

Photo credit: Giulio Boem
Photo credit: Giulio Boem

Mi segnali tre letture che sono state essenziali per il tuo percorso?

Difficile da dirsi. Una che mi viene in mente è Forme et objet. Un traité des choses di Tristan Garcia. Ma anche Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi e Ce que le sida ma fait di Elisabeth Lebovici.

Photo credit: Stefan Jaeggi
Photo credit: Stefan Jaeggi

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto cercando un nuovo luogo da sistemare, sto anche provando a riconnettermi con il mio corpo / una battaglia ricorrente. Cammino nel bosco qui in Svizzera, leggo molto e cerco di trovare una buona forma. Voglio ricomporre la mia immagine corporea.

Sette sono le bande di frequenza dello spettro visibile. Sette sono le unità di misura fondamentali, alla base di una comprensione razionale del mondo e anche un nostro tentativo di controllarlo. Sette sono i giorni della settimana. Sette sono le stelle che più risplendono dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore. Sette sono i colli di Roma, culla della cultura dell’emisfero occidentale del globo. Sette sono le isole Eolie, patrimonio mitologicamente così succoso. Sette è il numero buddhista della completezza. Sette sono le virtù: 3 teologali e 4 cardinali. Sette sono anche i vizi capitali.

Con questa intervista inizia una serie di articoli dedicati ad artisti under 35, italiani e non, per entrare nella loro pratica e scoprirne di più di chi sta facendo cultura oggi.