Alla Camera è stata approvata all'unanimità una legge per la parità salariale, ecco cosa prevede

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Photo credit: Klaus Vedfelt - Getty Images
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"Il Global gender gap report", spiega la deputata del Pd Chiara Gribaudo, "ci pone fra i peggiori Paesi europei per le differenze economiche tra uomini e donne, e stima che servano oltre 200 anni per raggiungere la parità". Questa non è certo una novità: sappiamo bene che il gender pay gap in Italia è un problema e che le donne (che pure a scuola e all'Università hanno risultati migliori) faticano a fare carriera, vengono segregate in specifici ambiti lavorativi e hanno una vita lavorativa più difficile perché si trovano a doverla conciliare con il lavoro di cura. Le cose devono cambiare ed è quello che il governo sta cercando di fare con il nuovo disegno di legge sulla parità salariale approvato all'unanimità alla Camera. Si tratta di una proposta di legge unificata che punta a sostenere la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e a favorire la parità retributiva di genere. Deve ancora essere approvata in Senato, ma per ora sembra esserci una buona convergenza.

"Abbiamo cercato di tenere insieme tutto", ha spiegato a Fanpage Gribaudo, relatrice della legge, "dobbiamo considerare che il costo del lavoro è molto elevato nel nostro Paese e dobbiamo tenere conto del fatto che il problema delle donne non è soltanto quello dell'accesso al lavoro, ma la difficoltà soprattutto è mantenerlo il lavoro. Nel 2021 la maternità è ancora uno scoglio, che incide proprio sul mantenimento del posto di lavoro". Si tratta di un progetto ambizioso che mira a premiare a livello fiscale le aziende più virtuose: più che obblighi stingenti sono quindi previsti degli incentivi di tipo economico. La legge per prima cosa modifica in parte le fattispecie che danno luogo a discriminazione indiretta introducendo anche gli atti di natura organizzativa o che attengono all’orario di lavoro. Se l’organizzazione del lavoro o gli orari rischiano di porre i lavoratori di un determinato genere in una posizione di svantaggio rispetto agli altri saranno d'ora in poi catalogati come discriminatori.

La legge, poi, rende più stringente l'obbligo di redigere il report biennale sulla situazione salariale del personale, sul reclutamento e sulle posizioni e le opportunità di carriera delle donne che verrà previsto anche per le aziende al di sopra dei 50 dipendenti. "Non ci siamo fermati solo al gender pay gap", spiega ancora Gribaudo a Fanpage, ma abbiamo inserito degli elementi che ci consentono di capire cosa succede alle carriere delle donne". A partire dal gennaio 2022, poi, verrà introdotta la certificazione di parità di genere, prevista anche dal Pnrr. Lo scopo è fare il punto sulle misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale e di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. La certificazione sarà accompagnata da un meccanismo di premialità che prevederà uno sgravio contributivo fino a 50mila euro all’anno per ciascuna azienda. Oltre a questo, le aziende private che abbiano un organico che rispecchia la parità di genere potranno godere di ulteriori sgravi contributivi fino a 50.000 euro e saranno favorite nel chiedere aiuti per sostenere i propri investimenti. Infine le quote di genere nei Cda, finora previste solo per le società private e le società quotate in borsa, ora saranno estese anche alle società controllate dalle Pubbliche amministrazioni. "Dobbiamo favorire una cultura dell'impresa diversa in Italia", ha commentato Gribaudo, "La legge va in questa direzione e ci ricorda che dobbiamo pensare ai diritti in una fase post Covid in cui, nonostante il blocco dei licenziamenti, nonostante la cassa Covid, a perdere i posti di lavoro sono stati principalmente giovani e donne". Teniamo gli occhi puntati sul Senato.

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