In America è stato aperto il museo dell'anticomunismo

Museo delle vittime del comunismo https://vocmuseum.org/

AGI - Uno spettro è tornato ad aggirarsi per il mondo? Stando a Channy Laux, 60 anni, nipote di un rifugiato dalla Cina comunista fuggito in Cambogia, si direbbe di sì. Lo spettro è quello del comunismo, per altro celeberrima frase d'apertura del pamphlet “Il Manifesto del Partito comunista” scritto da Marx ed Engels tra il 1847 e il 1848.

Oggi Laux è una volontaria affiliata al “Museo delle vittime del comunismo”, aperto a giugno nel centro di Washington. Il museo, di modeste dimensioni, è ospitato in un edificio per uffici un tempo di proprietà degli anticomunisti United Mine Workers of America. È gestito dalla Victims of Communism Memorial Foundation - istituita dalla legislazione bipartisan firmata dal presidente Bill Clinton nel 1993 - e si basa sulle donazioni, non sui dollari delle tasse

Channy Laux ha una storia particolare: “Aveva  13 anni quando i Khmer Rossi comunisti, che alla fine avrebbero ucciso quasi 2 milioni di persone, presero il controllo della Cambogia nel 1975”, scrive in un servizio il Washington Post. Suo padre e suo fratello furono uccisi mentre cercavano di fuggire in Thailandia attraverso la giungla.

Il quotidiano ricorda che “Laux fu mandata in un campo di rieducazione e fu torturata, violentata e quasi fatta morire di fame. Alla fine raggiunse gli Stati Uniti come rifugiata senza sapere l'inglese, studiò per diventare ingegnere e oggi ha all'attivo un libro di memorie e  gestisce un ristorante cambogiano e un'attività alimentare a San Jose”. "Se pensi che il capitalismo sia un male" chiosa la donna, parlando con il quotidiano "aspetta di vivere sotto il comunismo".

Il museo ruota principalmente attorno alle atrocità del XX secolo e “descrive in dettaglio l'evoluzione del comunismo da Marx alla Russia sovietica ad altri governi, stimando che i regimi comunisti abbiano inflitto 100 milioni di morti in tutto il mondo, comprese le vittime di esecuzioni e carestie”, narra nel suo servizio il Washington Post.

Le cupe tele del pittore ucraino Nikolai Getman - che ha fatto dei suoi anni in un gulag siberiano un'arte - rivestono le pareti al secondo piano e una collezione temporanea si concentra sulla protesta di piazza Tienanmen in Cina nel 1989, che si concluse con la sanguinosa repressione di centinaia se non migliaia di dissidenti favorevoli alla democrazia. “Il museo aspira ad essere molto più di un catalogo di orrori della dittatura e si prefigge di diventare un centro di borse di studio come lo US Holocaust Memorial Museum”, si legge, e a luglio ha ospitato Olena Zelenska, la first lady ucraina.

Secondo Andrew Bremberg, presidente della Victims of Communism Memorial Foundation, vista l'ascesa dei governi di sinistra in America Latina, sostiene che “la minaccia sta tornando” e "questa è una grande sfida per cui l'intero Paese deve essere più consapevole del pericolo e dei mali del comunismo".