Ana Lily Amirpour, regista "de paura" con un horror (un po' fantasy) a Venezia 2021

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Photo credit: courtesy
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«Da sola, è un festival internazionale: famiglia iraniana, nata in Inghilterra, cresciuta e laureata negli Stati Uniti. Ana Lily Amirpour, 40 anni, è apparsa dal nulla al Sundance Festival 2014 con A girl walks home alone at night, finanziato col crowfounding da 290 investitori per 56.903 dollari, sufficienti per 24 giorni di riprese. Definito “il primo spaghetti western vampirico sullo skateboard”, scatenò la caccia alle possibili ispirazioni: “La nuova Tarantino”? “La prossima Jarmusch?”. Due anni dopo, The bad batch, “love story di cannibali postapocalittici nella discarica”, Premio speciale della giuria proprio a Venezia.

E ora Mona Lisa and the blood moon, più fantasy che horror, con strizzatina d’occhio alle supereroine: una ragazza con poteri non comuni evade dal manicomio di New Orleans e cerca di svoltare le notti umide, al neon, e bombardate di musica, di New Orleans (ci sono la coreana Jeon Jong-seo e Kate Hudson). Come al solito il dialogo è ridotto al minimo, perché la regista, che ha una sordità del 30%, ha sempre privilegiato l’immagine, simbolo di laconicità.

Da brava filmaker pop, i suoi prossimi impegni allargheranno il tiro (un episodio dell'antologia horror Guillermo del Toro’s cabinet of curiosities per Netflix e il remake femminista di Cliffhanger - L’ultima sfida, avventura alpinistica di successo di Sylvester Stallone di quasi vent'anni fa). Spiega: «Tutto quello che so l’ho imparato nel video sul making di Thriller di Michael Jackson che ho guardato mille volte. Mi ha insegnato a essere americana, con Madonna, James Dean, David Lynch e Bruce Lee». Qualche infiltrato? «I Bee Gees, Sergio Leone e Sophia Loren…».

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