Anche gli animali votano: ecco come scelgono i loro leader, dalle api ai licaoni

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Photo by Shelby Cohron on Unsplash
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Anche gli animali, come gli esseri umani (che d’altronde sono mammiferi, per quanto raffinati), votano. O almeno prendono decisioni collettive su chi debba ricoprire determinati ruoli all’interno di un gruppo, un branco o una popolazione. O su cosa fare in un certo momento e su molte altre attività. Spesso con conseguenze ancora più gravi di quelle che possono avvenire nei consessi umani (anche se in un periodo di pandemia non sembrerebbe). Come spiega il Guardian, “se gli animali scelgono il leader sbagliato, possono pagarne amare conseguenze”. Sono le parole di Jennifer Smith, una comportamentalista animale del Mills College di Oakland, in California, che negli anni si è specializzata proprio in questo ambito. Lo studio delle leadership e della loro selezione, fra gli animali e – di nuovo – anche fra gli esseri umani.

Photo credit: Pixabay
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Alcune specie, in particolare, presentano soluzioni piuttosto raffinate di “voto”. Sistemi che anche dal punto di vista umano sono piuttosto riconoscibili e attraverso i quali stabiliscono quale direzione dovrà prendere il loro gruppo. Le api da miele, in Italia le conosciamo bene, sono fra le più intelligenti ed eleganti (e non solo per i diversi sistemi di voto ma anche per la comunicazione e l’orientamento, tanto da divenire vere e proprie sentinelle della qualità dell’aria e dell’ecosistema). Ad esempio in primavera gli alveari possono divenire affollati e la colonia decide che c’è bisogno di spostarsi e trovare una nuova strada. Quello che succede ricorda davvero molto la democrazia e le sue prassi elettorali. Accade cioè che l’ape regina si sposti con circa la metà delle api e si stabilisca in un certo punto, magari il ramo di un albero o comunque una base di qualche tipo, da cui centinaia di api esploratrici e operaie si mettono alla ricerca di una nuova dimora: se la caccia va a buon fine, e una delle api ritiene di averne individuata una, torna nel gruppo ed esegue una sorta di “danza agitata”. Più si scuote e si muove più sta puntando sulla sua proposta: cerca cioè di convincere le altre a visitare lo stesso luogo, valutato e scelto per una serie di elementi fra cui umidità, dimensioni e disponibilità di prati fioriti. Insomma, come in un comizio le spinge a votare per la sua nuova casa.

Nel frattempo una nuova regina è nata nell’alveare originario, la metà delle api del vecchio gruppo si trattiene con lei e nel frattempo, da qualche altra parte in base all’efficacia delle danze, sarà nato un altro alveare in un punto ritenuto strategico e convincente dalla maggioranza dopo quel sistema di "primarie".

Photo credit: Wikipedia
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Il saltatore di Harpegnathos, a volte chiamata formica saltatrice indiana o formica saltatatrice di Jerdon, è invece una specie di formica che vive in India dotata di lunghe mandibole e appunto la capacità di effettuare balzi di qualche centimetro. Vive in colonie nelle quali gli individui ricoprono ruoli ben precisi. Le lavoratrici costruiscono i formicai e li tengono puliti mentre la regina depone le uova per mantenere il numero di esemplari della popolazione. Quando questa muore, però, nel formicaio si scatena l’inferno, con una serie di formiche che in una specie di tutti contro tutti si sfidano per mesi a colpi di antenne per selezionarne l’erede. Alla fine, dopo le sanguinose tenzoni, una dozzina di candidate regine esce vincitrice dal mucchio, per cui di fatto la successione è di gruppo per questioni di sopravvivenza: il cervello della manciata di regine in pectore si restringe, gli addomi si riempiono di ovaie e la durata della loro vita prevista sale da un massimo di sei mesi a ben cinque anni. Nuove “macchine da deposizione di uova” sono dunque pronte a sostituire la vecchia regina. Finché non ne rimarrà solo una.

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Usando invece i localizzatori Gps montati su piccole sacche adeguate alle loro dimensioni, un gruppo di ricercatori dell’università di Oxford è riuscito a svelare le caratteristiche del volo dei piccioni. Interferendo anche nel loro senso dell’orientamento e collocando un esemplare ritenuto importante in una camera oscura che ne alterasse la percezione del giorno della notte. L’obiettivo era “indurre sperimentalmente confusione in un uccello che avevamo precedentemente identificato come leader” ha spiegato la coautrice dello studio Dora Biro, una comportamentalista animale presso il dipartimento di zoologia dell'Università di Oxford.

Secondo l’esperta, infatti, ci sono due modi principali affinché un leader venga contestato in uno stormo di piccioni. Il primo è rendersi conto in qualche modo da solo, anche se non si sa bene come, di essere confuso e ritirarsi così dall'avanguardia dello stormo scegliendo una posizione arretrata. Il secondo è invece legato alle percezioni dello stormo, che potrebbe realizzare come ci sia qualcosa che non va nel proprio leader, scegliendo di abbandonarne le indicazioni. Molto rimane da approfondire in queste gerarchie della leadership di questi volatili ma “l’effetto finale è che i leader confusi vengono deposti”, ha aggiunto Biro.

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E se le mandrie di cervi si mettono in movimento solo quando almeno il 60% degli adulti si alza in piedi sulle zampe, gli scienziati hanno scoperto qualche anno fa un altro esempio significativo e piuttosto bizzarro di queste dinamiche gerarchiche. I licaoni, anche noti come cani selvatici africani diffusi nell'Africa subsahariana, prendono le decisioni collettive starnutendo. Gli autori di uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B su un gruppo di esemplari in Botswana, raccolti in branchi nel delta dell’Okavango, pensano infatti che i cani decidano con questo concerto di starnuti il momento di mettersi a caccia dopo i loro periodi di riposo, seguiti fra l’altro da una serie di cerimonie di saluto al termine delle quali avviene la votazione. “Abbiamo registrato i dettagli di 68 cerimonie da cinque gruppi di licaoni – scrisse uno degli autori, Neil Jordan dell’università australiana del South Wales – e non riuscimmo a credere al fatto che le nostre analisi confermassero i sospetti. Più starnuti corrispondevano infatti a maggiore possibilità che il branco si muovesse e iniziasse a cacciare. Gli starnuti funzionano insomma come un sistema di voto”.