Anche l'Anm cancella Davigo

Federica Olivo
·Giornalista, Huffpost
·4 minuto per la lettura
Anm (Photo: Ansa)
Anm (Photo: Ansa)

Rispetto a quattro anni fa è un altro mondo. Nel mezzo c’è stata una crisi profonda, di cui tutte le toghe ancora portano il segno. Ma a modificare lo scacchiere dell’Associazione nazionale magistrati non è stato solo il caso Palamara. Alle elezioni del comitato direttivo centrale, concluse poche ore fa, c’è chi ha visto il consenso aumentare chi l’ha perso rovinosamente. E a quest’ultima schiera si ascrive Autonomia&Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo, che correva senza il suo fondatore e che esce sconfitta dal voto. Ironia della sorte, proprio all’indomani di un complicatissimo plenum del Csm, in cui l’ex pm di Mani Pulite è stato costretto a lasciare il suo scranno - per decadenza, così hanno deciso i suoi colleghi, dalla carica perché ha compiuto 70 anni ed è andato in pensione - a Palazzo dei marescialli. Dove era arrivato nel 2018, con un plebiscito. Lo stesso che lo aveva portato, nel 2016, a un boom di preferenze (1041) e a diventare presidente dell’Anm, dopo che la corrente da lui appena fondata esordiva alle votazioni del sindacato delle toghe.

Altro giro, altra corsa. A vincere le prime elezioni per il ‘parlamentino’ del sindacato delle toghe, organizzate per la prima volta in via telematica a causa della pandemia, oggi è Area, l’associazione delle toghe progressiste. Di questa compagine fa parte Luca Poniz, presidente uscente dell’Anm e candidato più votato - con 739 preferenze - alle elezioni che si sono appena concluse. Designato a giugno 2019, dopo il terremoto nato dal caso Palamara e le dimissioni del suo predecessore Pasquale Grasso, ha guidato il sindacato dei magistrati nei suoi mesi più difficili.

I votanti sono stati 6101, spalmati tra il 18 e il 20 ottobre. Mille in meno rispetto a quelli che si erano registrati per le operazioni. Circa duemila in meno rispetto al 2016. In questo contesto, Area ha preso 1785 preferenze e dovrebbe conquistare 11 seggi. “Siamo soddisfatti per la fiducia che ci hanno dimostrato i colleghi in una fase di disorientamento e questo ci richiama alla responsabilità di fare di più e meglio nei prossimi quattro anni. Come 4 anni fa il nostro obiettivo
è la giunta unitaria. Ci orienteremo nelle prossime settimane”, ha affermato Eugenio Albamonte, segretario di Area. Segue con poco distacco Magistratura Indipendente, la corrente di destra delle toghe, che all’esplosione dell’inchiesta perugina su Palamara ebbe non poche difficoltà. Erano di Mi, infatti, i consiglieri del Csm, poi dimessi, che sedevano all’hotel Champagne con Palamara, Lotti e Ferri nella notte tra l′8 e il 9 maggio per discutere del futuro della procura di Roma. La vicenda portò, verso la fine della primavera del 2019, a una crisi di giunta e alle dimissioni di Pasquale Grasso. A un anno e mezzo da quella storia, Magistratura indipendente - che alle elezioni appena concluse correva con Movimento per la Costituzione, nata da una costola di quella che fu la compagine di Luca Palamara - conquista 1648 voti e 10 seggi. Appena uno in meno di Area. Al terzo posto - 1212 voti e sette seggi Unicost, la corrente di centro. Quella a cui apparteneva l’ormai ex pm romano al centro dell’inchiesta di Perugia. Di Unicost è Giuliano Caputo, segretario uscente dell’Anm che, però, non si è ricandidato alle elezioni. “I risultati elettorali con i 1212 voti espressi per la nostra lista, confermano, dopo il primo dato positivo restituito dalle elezioni dei consigli giudiziari, il consolidamento del nuovo percorso di Unità per la Costituzione, con aumento di preferenze rispetto alle elezioni suppletive del C.S.M. del 2019 per il settore giudicante. Analogamente il rischio della bipolarizzazione della magistratura italiana subisce una battuta di arresto grazie ad una significativa presenza di una cultura associativa costituzionalmente orientata e fattore di equilibrio e di pluralismo culturale in magistratura”, ha detto in una nota il segretario della corrente, Mariano Sciacca. Arriva solo quarta, e con un distacco notevole, Autonomia&Indipendenza che, senza Davigo, racimola 749 voti e quattro seggi. Gli stessi conquistati dalla nuova lista “Articolo 101”, che ha raccolto 651 voti. Il presidente del coordinamento di
Autonomia&Indipendenza, Anna Giorgetti, parla di un risultato “relativamente
soddisfacente: ci aspettavamo un ridimensionamento rispetto alle elezioni del 2016 quando il capolista era Davigo, ma il gruppo ha tenuto”.

Per capire la differenza rispetto al 2016, basta guardare le cifre di allora. Arrivò prima, stravincendo con 2522 voti, Unicost, seguita da Area che raccolse 1836 preferenze. Al terzo posto si classificò Magistratura indipendente con 1589 voti, Anche in quel caso Autonomia e indipendenza arrivò ultima, con 1.271, ma con due grandi differenze. Era la prima volta che si presentava alle elezioni, dopo l’addio dell’ex pm di Mani Pulite a Magistratura Indipendente. E la stragrande maggioranza di dei voti dati alla nuova compagine andarono a lui. Alla persona, più che alla corrente. Che oggi, senza Davigo, registra un sonoro tonfo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.