Anche le nuove generazioni cinesi rigettano (attivamente) lo stigma delle mestruazioni

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Adene Sanchez - Getty Images
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From ELLE

Mercoledì scorso stavo guardando Daria Bignardi intervistare Jo Squillo (sì, in tivù, a volte, accadono cose bellissime), e mentre a tutto schermo campeggiava la foto anni Ottanta di Jo front woman di una band punk femminista, le Kandeggina Gang, eccolo lì, lo striscione "tampax gratis" che ci ha fatto sorridere amaramente. Quarant'anni e passa dopo, siamo ancora qui, tra i paesi (sempre meno eh, ma non resistiamo alla grande) a mantenere la maledetta tampon tax, con Iva fissa al 22%, proprio come quella non dei beni essenziali, ma dei generi di lusso. Dicevamo, tuttavia, che sono sempre meno i paesi che pretendono che una donna spenda un salasso per gestire, come il suo corpo e la sua psiche crede sia meglio, il ciclo, perché, per esempio, in Scozia da qualche tempo gli assorbenti sono gratis, ed è un nuovo gancio in faccia alla Period Poverty che già nel 2019 aveva portato il governo britannico a regalare tampax nelle scuole, e bravi loro. Oggi, invece, le buone notizie arrivano da Oriente, in particolare dalle università cinesi, che hanno a loro volta lanciato un programma che istituisce distributori gratuiti di assorbenti igienici nei bagni delle facoltà di tutto il paese, qui, però, sia per alleviare il peso economico che per cercare di porre fine allo stigma legato al ciclo mestruale, ancora molto radicato.

Photo credit: Carol Yepes - Getty Images
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Si tratta di semplici scatole porta assorbenti, poste in quasi 250 campus a seguito di una campagna sui social media da parte di un gruppo chiamato "Stand By Her". Il meccanismo è molto semplice: chi ha bisogno, può attingere dalle scatole liberamente, ma con l'impegno sottinteso di aiutare, in prima persona o con l'intervento di altri a cui ha fatto arrivare la notizia, a rifornire le scorte. Wang Ping, uno studente del terzo anno della Minzu University nella provincia meridionale dello Yunnan, ha detto che con l'aiuto di una dozzina di volontari, il gruppo ha allestito 10 box in tutto l'ateneo. "Lo stiamo facendo - ha detto al Guardian - nella speranza di contribuire a porre fine alla vergogna che provano le donne riguardo al loro ciclo per dire che noi nuove generazioni rigettiamo lo stigma delle mestruazioni. Non stiamo evitando di parlarne, ma di affrontarlo con azioni concrete".

Photo credit: Kevin Frayer - Getty Images
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Questo movimento arriva in un momento in cui la questione è particolarmente dibattuta in Cina, paese in cui il ciclo mestruale è spesso vissuto con forte di imbarazzo o preso alla leggera dai funzionari sanitari. Durante i primi mesi dell'epidemia di Covid-19, infatti, le lavoratrici sanitarie si sono lamentate del fatto che gli era stato detto che gli assorbenti (ed immaginate anche solo il fatto di doversi cambiare il tampax con quello scafandro protettivo addosso) non erano considerati articoli primari e non sarebbero stati forniti dagli ospedali. Per questa ragione è toccato ad una ONG locale mobilitarsi per ricevere donazioni di assorbenti igienici e biancheria intima per gli operatori sanitari di prima linea. Ed ancora, nell'agosto di quest'anno, uno screenshot diffuso da centinaia di profili social che mostrava assorbenti economici in vendita per 21,99 yuan (US $ 3) a confezione, ha avviato un dibattito sulla "povertà mestruale" e le dure condizioni di vita delle donne e delle ragazze cinesi, soprattutto quelle che abitano nelle zone rurali del paese. In moltissimi hanno chiesto al governo di fornire supporto economico per chi non si può letteralmente permettere assorbenti ma, ugualmente, non può farne a meno. Le studentesse universitarie dello "Stand By Her" hanno detto al Guardian che spesso si sentivano in imbarazzo, quando compravano prodotti sanitari: Liu, che frequenta l'Università del Guangx,i ha detto che ogni volta che fa compra gli assorbenti nei negozi del campus, i proprietari usano metterli in un sacchetto di plastica nera, separandoli dagli altri prodotti, prima di restituirglielo. Tu Yajie, che ha aiutato ad allestire le scatole al Chengdu Medical College nella provincia sud-occidentale del Sichuan, ha detto che "anche questo è un modo per contribuire agli sforzi di advocacy in Cina, dove un movimento MeToo si è sì diffuso in tutti i settori, ma è anche soggetto a censura e ostacoli legali. Questa è una cosa che come donna posso fare per aiutare altre donne. L'università dovrebbe essere il luogo in cui si risveglia la coscienza delle donne e questo mi ha davvero mostrato il nostro potere".