Ancora brutte notizie per Patrick Zaki, processo rinviato a dicembre (ma noi non lo dimentichiamo)

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Photo credit: MICHELE LAPINI - Getty Images
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No, non ci siamo dimenticate di Patrick Zaki, anzi, più passa il tempo e più ci sembra assurdo che non sia ancora stato liberato. È dal febbraio 2019 che lo studente dell'Università di Bologna si trova in carcere in Egitto dopo esserci ritornato per una visita alla famiglia. L'accusa è di "diffusione di notizie false" per degli articoli scritti per il sito libanese Daraj: Zaki rischia ben 25 anni di carcere e il processo va a rilento. Per il momento, tra l'altro, gli sforzi diplomatici e l'attenzione mediatica internazionale non stanno portando risultati concreti e, anzi, in questi giorni è arrivata l'ennesima brutta notizia: il processo è stato rinviato nuovamente al 7 dicembre, fino ad allora Patrick rimarrà in carcere.

Ieri al Tribunale per le emergenze e la sicurezza di al-Mansoura si è tenuta la seconda udienza del procedimento a carico del ricercatore. Zaki è stato portato nella gabbia degli imputati in manette ma questa volta, a differenza della precedente, non ha preso la parola. In aula erano presenti anche il padre George, la sorella Marise (che sui social aveva postato una preghiera per il fratello), un dirigente della Eipr, la ong con cui Patrick collaborava e alcuni diplomatici per il monitoraggio processuale. Dopo solo due minuti di udienza il giudice si è ritirato per decidere sulla richiesta di rinvio della legale di Zaki Hoda Nasrallah per poter studiare gli atti. “Il rinvio del processo è stato deciso affinché la difesa possa ottenere copia ufficiale degli atti, fare le proprie memorie e rappresentare Patrick nel migliore dei modi”, ha spiegato all’Ansa Nasrallah. "Fino ad ora ci hanno presentato gli atti senza fornircene una copia o fotocopia ufficiale”, ha aggiunto, “Abbiamo alcuni punti in mente, ma per presentare le memorie è necessario avere i documenti in mano in modo da poterli utilizzare in ogni punto, e finora questo non è stato possibile”.

Questo rinvio, però, secondo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, “sa di punizione” in quanto “abnormemente lungo” . "Il giudice", ha spiegato Noury, “poteva sì accogliere come ha fatto la richiesta della difesa di un rinvio, ma poteva disporre un rinvio tra una, due settimane. Tra l’altro questa data della prossima udienza, il 7 dicembre, è amaramente simbolica perché segnerà il ventiduesimo mese di detenzione arbitraria e illegale di Patrick e quindi una sofferenza continua”. Secondo Noury questo tempo dev'essere necessariamente impiegato per portare avanti le trattative e lavorare dall'Italia perché l'Egitto liberi Zaki al più presto. "La richiesta che facciamo è che la diplomazia italiana utilizzi questo tempo nel migliore dei modi", ha detto, e così dev'essere. In questi giorni, però, è arrivata anche un'altra richiesta, stavolta da Patrick stesso, come Racconta Francesca Caferri su Repubblica. "Non dimenticatemi", ha fatto sapere il ricercatore ai giornalisti, "Io torno presto".

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