Antonella Viola: "Il Governo smetta di prendere in giro gli italiani: il vaccino non è la soluzione finale"

Ilaria Betti
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Antonella Viola (Photo: Huffpost Italy)
Antonella Viola (Photo: Huffpost Italy)

“Il Governo dovrebbe avere il coraggio di trattare gli italiani da adulti, smetterla di prenderli in giro e dire loro la verità, ovvero che il vaccino non è la soluzione finale e che non tornerà tutto alla normalità quando finalmente lo avremo, almeno non nell’immediato”: sono queste le parole dell’immunologa Antonella Viola, professoressa Ordinaria di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e Direttrice Scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP-Città della Speranza). Ad HuffPost fa il punto sul tanto agognato e bramato vaccino: “Prima di tutto non è vero che arriverà per dicembre, le prime dosi arriveranno forse verso aprile. Poi ad essere vaccinato sarà solo un numero limitato di persone, e in questo gruppo non rientrano i bambini perché attualmente non si stanno sperimentando dei vaccini adatti a loro. Abbiamo dei mesi molto lunghi di fronte a noi, dobbiamo sopravvivere almeno fino a luglio 2021, quando l’estate ci darà di nuovo tregua, e abbiamo un unico modo per farlo: essere responsabili”.

Il sistema di tracciamento è fallito, l’app Immuni non si è rivelata uno strumento risolutivo: il singolo si trova di fatto a combattere da solo contro la pandemia. D’altronde è lui che, ai primi sintomi di influenza, deve alzare la cornetta e chiamare il medico. È sempre lui a dover decidere, in prima persona, di limitare i propri contatti: “Abbiamo davanti a noi un anno difficilissimo. Non si tratta di superare un mese o due. Dobbiamo affrontare l’inverno e la primavera, momenti dell’anno in cui - vuoi perché viviamo più al chiuso - siamo più esposti ai virus. Come li supereremo? Chiudendo? Un lockdown generalizzato non ce lo possiamo più permettere. Non basterà mettere delle regole, bisognerà chiedere ai cittadini di fare la propria parte”.

Per l’immunologa Viola, è arrivato il momento che le persone capiscano di essere protagoniste di questa pandemia: “I cittadini devono capire che quella che ci troviamo a vivere è una fase drammatica della storia, ma che la storia siamo noi. La partita è in mano nostra perché è vero che c’è un’epidemia in corso ma l’esito dell’epidemia dipende anche e soprattutto da come ci si comporta”. Rinunciare ad una parte della nostra esistenza, quella giudicata “superflua”, limitare gli incontri, vedersi in piccoli gruppi, frequentare sempre le stesse persone, indossare la mascherina sono solo alcuni dei consigli anti-contagio che vengono ripetuti da tempo e che l’immunologa ribadisce.

“Sebbene al singolo possa essere imputata parte della responsabilità dell’andamento della curva dei contagi, è anche vero che lo Stato deve agire - afferma Viola -. Deve far sì che i trasporti vengano gestiti meglio, deve essere sicuro che nella scuola tutto funzioni, che nelle farmacie si trovino i vaccini anti-influenzali. E deve colmare alcune falle, che sono diventate particolarmente evidenti in questo momento”.

Di quali “falle nel Sistema” parla l’immunologa Viola? “Prima di tutto, c’è stata la falla del tracciamento. Il meccanismo si è inceppato. Abbiamo puntato tutto su una tecnologia, Immuni, che non ha dato gli esiti sperati. Molti italiani non l’hanno scaricata. E così troppo spesso il contact tracing si fa ‘a mano’: al positivo si chiede ‘chi ha visto nelle ultime 48 ore? Dove è stato?‘. Capite bene che se risponde ‘in metro’ è molto difficile risalire ai suoi contatti. Con l’app sarebbe stato tutto più facile. Un’altra falla è quella della mancanza del personale medico-sanitario. È vero quando dicono che ‘hanno aumentato i letti’, ma un ospedale non è fatto solo di letti. Serve anche il personale. Invece medici, infermieri, biologi che analizzano i tamponi continuano a mancare in maniera drammatica. Altra falla ancora è quella dei trasporti: sapevamo che avremmo avuto un problema nel gestirli, dovevamo agire prima e meglio”.

Ora che il numero dei contagi giornalieri ha superato quota 15mila, qual è la giusta chiave di lettura della curva? La professoressa Viola premette che “il numero che dobbiamo tenere sempre in considerazione è quello dei ricoveri, che non dipende dal numero dei tamponi effettuati quel giorno”. La fase è comunque “molto pericolosa. Se tutto continua così - conclude - le terapie intensive si troveranno inevitabilmente in affanno. Ancora una volta siamo chiamati ad un comportamento responsabile. Al di là del vaccino”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.