Anya Taylor-Joy la crisalide che si è trasformata in farfalla

Di Eric Guillemain
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Jacopo Raule - Getty Images
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From ELLE

Un fastoso abito Dior verde bosco costato 300 ore di lavoro, orecchini e collier Tiffany da togliere il fiato, una manicure ispirata agli scacchi, opera di una famosa nail artist: per quanto virtuale, Anya Taylor-Joy ha preparato ogni dettaglio della sua apparizione alla cerimonia dei Golden Globes 2021 in cui era doppiamente candidata: per il ruolo di Beth Harmon in La regina degli scacchi, per cui ha ottenuto il titolo di miglior attrice in una miniserie o film per la tv (categoria in cui ha appena vinto anche ai Critics Choice Awards), sbaragliando concorrenti come Cate Blanchett e Nicole Kidman, e come miglior attrice in un film commedia o musicale per il delizioso Emma, di Autumn de Wilde, tratto dal romanzo di Jane Austen. Presentarsi così, ha confessato, «mi ha fatto sentire potente e il verde dell’abito è un colore importante per Beth, Emma e anche per me», ha dichiarato Anya, celebrando così, da vera regina, l’anno impegnativo e cruciale che l’ha catapultata nello star system hollywoodiano.

Portamento aristocratico e grandi occhi scuri, Anya sembra essere apparsa come una meteora sulle scene, trasformando La regina degli scacchi nella serie-evento del 2020, ma la verità è che negli ultimi sei anni ha interpretato ben ventiquattro ruoli. E in fondo anche la sua storia potrebbe essere il soggetto di un film. Nata a Miami nel 1996, è la più piccola di sei fratelli. La madre ha origini afro-anglo-spagnole e il padre argentine e scozzesi. Quando Anya ha sei anni la famiglia, che si era nel frattempo trasferita in Argentina, lascia Buenos Aires per Londra. Anya non riesce ad adattarsi alla vita londinese, ha solo un pensiero in testa: tornare in Argentina. Se oggi confessa di parlare in spanglish con la famiglia, all’epoca non sapeva una parola di inglese. Ma è proprio da Londra che si ritrova scaraventata in un altro mondo. Mentre cammina per strada, viene scoperta da Sarah Doukas, una famosa talent-scout, titolare dell’agenzia che ha lanciato modelle del calibro di Kate Moss e Cara Delevingne. Una vera rivincita per la sua bellezza particolare, che l’ha esposta a episodi di bullismo, tanto da convincerla ad abbandonare gli studi a quattordici anni.

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Bella per alcuni, "strana" per altri, la testa piena di sogni e determinazione, Anya vola da sola a New York e inizia a studiare recitazione. Esordisce al cinema nel 2016, in Split di M. Night Shyamalan: il primo gradino della scalata verso la vetta, un film dopo l’altro a un ritmo frenetico, ma sempre con i piedi ben piantati a terra. Finché, nei panni di Beth in La regina degli scacchi, da crisalide si trasforma in splendida farfalla. Il suo magnetismo è tale che il creatore della serie, Scott Frank, ha affermato: «Se è in una stanza, ti ritrovi a guardare sempre e solo lei. Trasuda intelligenza, ma allo stesso tempo vulnerabilità».

Nel 2020, l’anno del riconoscimento ufficiale, Taylor-Joy conquista il pubblico anche nel ruolo di Emma, nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Jane Austen, oltre che nella pellicola Marvel, I nuovi mutanti; inizia le riprese di The Northman, l’attesa saga vichinga con Nicole Kidman, Alexander e Bill Skarsgard e Willem Dafoe. Presto la vedremo anche nei panni di Furiosa, accanto a Chris Hemsworth, nello spin-off di Mad Max, Fury Road, nel ruolo che era stato di Charlize Theron. Tornerà anche presto a lavorare con Scott Frank in Risata nel buio, un film tratto dall'omonimo romanzo di Vladimir Nabokov, vestirà i panni dell’eroina di Weetzie Bat adattamento dell’omonimo romanzo di Francesca Lia Block, e sarà protagonista di The sea change, diretta da Kristin Scott Thomas. E infine, se le sale riapriranno in questo 2021, i fan la ritroveranno anche in Last night in Soho, horror psicologico diretto da Edgar Wright.

Beth Harmon ha impresso una svolta. Come l'ha cambiata?

Mi ha fatto crescere parecchio. Siamo simili, per tanti aspetti. Vivendo la sua vita, sono riuscita a far chiarezza su molte esperienze passate, cose che ho dovuto superare. Ora sono più serena.

Lo era anche nei suoi panni: una ragazza sull’orlo del precipizio?

A lungo agli uomini è stato concesso di mostrarsi confusi, problematici, ma in qualche modo finivano sempre per essere compresi e accettati, mentre le donne incasinate venivano sempre evitate come la peste: preferivamo non vederle o considerarle pazze. Beth è un personaggio bizzarramente asessuato, mi piace molto. È talmente focalizzata sulla mente, sull'intelligenza, da non considerarsi necessariamente e per prima cosa una donna.

Come sceglie i personaggi che interpreta?

Seguendo la “pancia”. Provo sentimenti intensi e sono protettiva nei loro confronti, attratta soprattutto da quelli a cui posso dare la mia voce, quando non ne hanno una propria. A volte è un’impresa intensa. Mi capita di preoccuparmi per loro a lungo, anche dopo la fine delle riprese.

Come moda e bellezza fanno parte della sua vita?

Da ragazzina ero un vero maschiaccio. Lavorando, ho imparato l’importanza di vestirsi in modo adeguato: mi ha aiutato a capire chi ero, chi stavo diventando. Gli abiti sono uno strumento interessante .per raccontare una storia. Mi piace definire la moda un’arte “indossabile”. Il modo in cui ci vestiamo ogni giorno rappresenta uno dei modi migliori per dire chi siamo.

E sotto questo aspetto lei chi è, Anya?

Cambio spesso. In estate, sono una fatina scintillante. In inverno, sono più androgina, tra pesanti velluti e lustrini da teppistella.

Che cosa sarebbe disposta a fare pur di calarsi in un ruolo?

Tutto ciò che serve. Una parrucca è una grande risorsa, ma c’è qualcosa di molto più puro nel modificare intimamente il tuo aspetto, è una delle cose che amo di più del mio lavoro. Posso guardare una mia foto e sapere esattamente dov’ero, quanti anni avevo, chi stavo interpretando, che cosa provavo, proprio perché avevo quel particolare caschetto nero, i capelli color argento o le sopracciglia rasate. Mi piacerebbe essere un camaleonte. Guardarmi allo specchio e vedere ogni volta una versione diversa di me stessa, qualcuno che non è già più me.

Nel tempo libero scrive poesie: ha mai pensato di cimentarsi nella scrittura di un romanzo?

Per me è una sorta di terapia, schietta e facile, mi rende felice. A volte le trasformo in canzoni, ma non sono sicura di voler scrivere un romanzo, anche perché riesco a stare concentrata per un tempo molto breve. Credo che mi potrei perdere, mentre la sceneggiatura mi attira moltissimo. Mi affascina l’idea di poter disporre di così tanti strumenti diversi per esprimere me stessa.