Apre la casa futurista di Giacomo Balla a Roma: quando arte e vita si fondono, fanno un capolavoro

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Photo credit: Courtesy Maxxi / Foto M3 Studio
Photo credit: Courtesy Maxxi / Foto M3 Studio

Apre per la prima volta al pubblico il 25 giugno la casa futurista dell’artista Giacomo Balla (1871-1958) in via Oslavia 39 a Roma. Se la casa di un’artista aiuta a cogliere aspetti della sua personalità e gusto estetico, la casa di Balla è un vero e proprio manifesto della sua concezione artistica, laboratorio di 30 anni di sperimentazioni, fatto di pareti dipinte, una miriade di mobili, utensili decorati, quadri e sculture, oltre agli abiti da lui disegnati che ne fanno un’opera d’arte totale.

Casa Balla si potrà visitare fino al 21 novembre (su prenotazione, nei week-end) insieme con la mostra al museo Maxxi di Roma Dalla casa all'Universo e ritorno, progetto a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Domitilla Dardi, allestita per celebrare i 150 anni della nascita dell’artista. In mostra, oltre ad opere di Balla, opere inedite di artisti e creativi di varie discipline che dialogano, riprendono e reinterpretano alcune suggestioni del Futurismo, dimostrandone la straordinaria modernità (Ila Bêka & Louise Lemoine, Carlo Benvenuto, Alex Cecchetti, Emiliano Maggi, Leonardo Sonnoli, Space Popular e Cassina con Patricia Urquiola).

Casa Balla, un appartamento in una palazzina borghese, vi accoglie con un tripudio di colori. Appena entrati si percepisce l’arte «slittare nel flusso della vita» come ha scritto lo storico dell’arte Tomaso Montanari «per creare lavori allegri e fantasiosi». C’è un ottimismo contagioso a casa Balla, quello che l’artista con il suo sodale Fortunato Depero, aveva teorizzato nel manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo con in cui auspicava un’arte totalmente nuova, che abbatte i confini tra discipline artistiche, promuove l’idea del polimaterismo e fa entrare il Futurismo nella quotidianità.

Di grande interesse a Casa Balla e nella mostra sono i bozzetti e i modelli di alcuni abiti. Nella sua ricostruzione dell’universo Balla si distinse per aver teorizzato, tra l’altro, anche nuovi canoni estetici dell’abbigliamento maschile (la madre di Balla era una sarta), codificati nel manifesto del Vestito antineutrale. Per Balla la moda maschile del suo tempo era alquanto noiosa e poco pratica, per questo elencò con minuzia le caratteristiche dei capi dell’uomo futurista: aggressivi, agilizzanti, dinamici, semplici, comodi, igienici, gioiosi (volettissimi, rossissimi, gialloni…), illuminanti, volitivi, asimmetrici, di breve durata.

Balla visse nell’appartamento di via Oslavia dal 1929 fino alla sua morte nel 1958, e le figlie Luce e Elica, entrambe artiste, fino ai primi anni Novanta. All’inaugurazione, Claudia Balla, una degli eredi, ha detto di «augurare a tutti di godere di quella casa come ho potuto io nella fanciullezza. La ricordo piena di opere d'arte». Anche la stilista Lavinia Biagiotti, amica di Claudia e custode, con la sua Fondazione, di 300 opere di Balla, inclusi i bozzetti esposti al Maxxi, frequentava casa Balla da bambina dove andava a disegnare la domenica. «Una delle eredità che mi ha lasciato mia madre Laura - dice - è disegnare il futuro, ogni giorno, per tentare qualcosa di nuovo. L'osmosi tra generazioni, come accade con gli artisti in mostra, è il segreto per ripartire».

Info: maxxi.art

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