In Arizona è stato reso illegale l'aborto

Di Carlotta Sisti
·5 minuto per la lettura
Photo credit: valiantsin suprunovich - Getty Images
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L'aborto non ha mai smesso d'essere problematico. Il diritto ad averlo garantito per legge non è mai stato scontato, ed anche oggi la libera scelta delle donne di portare avanti una gravidanza o meno, sta vedendo ora grandi conquiste, ora chiusure totali. Piccolo recap, utile per capire quale sia lo scenario, ovunque nel mondo: in Polonia l'aborto è stato reso illegale dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki, al contrario, dopo decenni di battaglie, in Argentina è stato finalmente legalizzato, così come nella Nuova Zelanda di Jacinda Ardern, che ha dato un'ulteriore spinta progressista ad un paese dove per oltre 42 anni questa è stata l'unica pratica medica considerata un crimine; in Italia la situazione è molto complessa e frammentata, tra regioni come l'Umbria, che ostacolano palesemente la libertà di scelta, e altre, come la Toscana, che si sono rese al cento per cento alleate delle donne e dei loro diritti. Anche gli USA, ancora più di noi, sono un mosaico di leggi opposte, specchio di punti di vista inconciliabili, e la notizia di oggi dimostra come nell'America democratica di Biden e Kamala Harris perdurino politiche ultra conservatrici. Come in Arizona, dove il governatore Doug Ducey (repubblicano e strenue pro life che non ha mai posto il veto a una legge anti-aborto) ha firmato tramutando in legge il provvedimento che vieta le interruzioni di gravidanza sulla base di anomalie genetiche, come ad esempio la sindrome Down.

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"C'è valore in ogni vita, a prescindere dalla genetica. Continueremo a dare la priorità alla vita di coloro che non sono ancora nati - ha detto Ducey - Questa legge protegge le vite umane". La nuova norma prevede il carcere per chi effettua aborti, vieta la spedizione via posta di medicinali come la pillola RU486, consente al padre o ai nonni materni di un feto abortito a causa di un problema genetico di citare in giudizio la donna e il medico e vieta la spesa di qualsiasi denaro statale verso organizzazioni che forniscono cure per l'aborto. richiede che i feti siano seppelliti o cremati. La misura era una priorità assoluta per il gruppo conservatore Center for Arizona Policy e la puntualmente la sua presidente, Cathi Herrod, che sostiene regolarmente i progetti di legge contro l'aborto, ha esultato per la promulgazione della legge in Arizona, insieme a tutti i gruppi nazionali anti-aborto americani, che rappresentano una fetta numericamente importante della popolazione. I democratici stanno aspramente contestando l'azione del governatore, e tra i più accaniti oppositori c'è Diego Espinoza di Tolleson, che ha scritto sul suo profilo Twitter che “La decisione del governatore Ducey di firmare SB1457 non è pro-vita. È contro le famiglie, contro le donne e contro i dottori . Sono deluso nel vedere l'Arizona muoversi in questa direzione, ignorando i bisogni e i diritti di medici, donne e famiglie per portare avanti un programma politico estremo". I legislatori democratici hanno anche accusato i sostenitori del disegno di legge di utilizzare le persone con disabilità come pedine, sostenendo che lo stato lascia sole a badare a se stesse le famiglie di bambini con malattie genetiche. "Basti vedere come paghiamo e formiamo i caregiver, come trattiamo le persone nelle strutture di assistenza a lungo termine e come siamo stati disposti a mettere le persone con disabilità in secondo piano mentre affrontiamo l'austerità COVID", ha detto Jennifer Longdon, membro democratico della Camera dei rappresentanti dell'Arizona, durante un dibattito in aula alla Camera. "Il disegno di legge sulla spina bifida che abbiamo presentato quest'anno non è andato da nessuna parte a causa del costo - ha aggiunto - "Questo è ciò che una persona incinta deve affrontare, mentre soppesa l'impatto di questa diagnosi, mentre si chiede: chi proteggerà questo bambino dopo che me ne sarò andata?"

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Dicevamo del mosaico che sono gli USA: ebbene, mentre, infatti, in Arizona, Kentucky, Mississippi, Ohio, Georgia Alabama, Missouri negli ultimi due anni le leggi anti aborto si sono inasprite, o almeno hanno tentato di farlo dato che un giudice federale nel 2019 ha bloccato l'entrata in vigore di quelle che fino ad allora erano le norme più restrittive in materia e che avrebbero voluto vietare in Alabama l'aborto anche in caso di stupro e incesto, in California si va in senso opposto. In quello che è uno degli stati più progressisti, infatti, è stato reso non solo legale ma anche obbligatorio il servizio farmacologico per l'interruzione di gravidanza in tutte le università. Ma il dato più significativo, tuttavia, rimane quello delle restrizioni: Il Guttmacher Institute ha scritto che tra il primo gennaio 2019 e il 20 maggio 2019 sono state introdotte 378 restrizioni all’aborto in tutta la nazione e che il 40 per cento di queste aveva a che fare direttamente con il divieto di aborto: "Non è raro - si legge nel report - vedere centinaia di restrizioni sull’aborto introdotte ogni anno, ma questa proporzione elevata di divieti proposti non ha precedenti e segnala un sostanziale cambiamento di tattica a livello statale. Che si tratti di divieti a 20, 18, 12 o 6 settimane, o di un divieto totale come il disegno di legge approvato in Alabama (e ora anche Arizon, ndr.) , tutti questi percorsi portano allo stesso obiettivo: arrivare a uno scontro legale presso la Corte Suprema degli Stati Uniti per annullare il diritto all’aborto. Allora, però, il presidente era Trump, oggi è Joe Biden, anche se sappiamo che quello della Corte Suprema è un potere indipendente e che, purtroppo, dopo la morte di Ruth Bader Ginsburg è diventato più vicino alle idee conservatrici.