Arriva il francobollo di Gianni Agnelli, il modo più chic per celebrare il suo centenario

Di Elena Fausta Gadeschi
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Santi Visalli - Getty Images
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Per tutti era l’Avvocato, un vezzo e “un nome d’arte” che si era attribuito lui stesso perché laureato in legge. In realtà Gianni Agnelli, nato un secolo fa il 12 marzo 1921, avvocato non lo fu mai, in compenso fu tante altre cose. Imprenditore, visionario, icona di stile, grande tifoso della Juve come della Ferrari, tombeur de femmes e chiacchierato personaggio del jet set. C’è chi lo chiamava monarca e chi lo salutava come un genio dell'industria automobilistica, chi ne ammirava l’eleganza e chi ne perdonava i vizi. Addirittura ci fu chi, come il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, agli inizi degli Anni 90 gli propose di diventare premier, ma lui rifiutò: “Non posso, se fallissi io, dopo ci vorrebbero solo un carabiniere o un cardinale”.

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Per Gianni Agnelli ogni gesto era una dichiarazione d’intenti: dalla partecipazione allo stadio – sacra – all’abito su misura – immancabile. Ovunque andasse faceva scuola per la sua classe e l’immancabile stile: dall’orologio sul polsino, suo grande vezzo distintivo, ma anche esigenza pratica per evitare di rovinare le camicie con la corona del quadrante, all’abito elegante abbinato a scarponi a polacchino per il suo tifo dagli spalti. Decine poi le citazioni che lo riguardano e che gli vengono attribuite dai suoi tanti amici europei e d’oltreoceano. Una fra tutte “Mi piace il vento perché non si può comprare, ma solamente sfidare”, il suo motto di vita.

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Sposato dal 1953 alla nobildonna e collezionista d’arte Marella Caracciolo, Gianni Agnelli rimase fedele sempre a se stesso e non rinunciò mai alle sue avventure galanti, che consumava nelle sue numerose garçonnière. Ricco e pieno di fascino, riuscì a conquistare alcune delle donne più belle di sempre come Anita Ekberg, Dalila Di Lazzaro e persino Jacqueline Kennedy. Il suo segno più grande lo lasciò però nella storia dell’industria italiana, avendo compreso prima di tutti, da imprenditore “globale” qual era, che il futuro della Fiat poteva risiedere solo nell’unione con altri gruppi, consapevolezza che lo convinse ad aprirsi al mercato internazionale, battendo sul tempo molti competitor e preparando il terreno al nipote John Elkann, erede del Gruppo Fiat.

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Questo e molto altro fu Gianni Agnelli, il “re d’Italia senza regno” – così lo definiva Henry Kissinger –, che a cento anni dalla sua nascita l’Italia ricorda con un francobollo commemorativo. Stampato in trecentomila esemplari, il bozzetto a cura del Centro Filatelico della Zecca vede ritratto Gianni Agnelli con lo stabilimento di Mirafiori sullo sfondo, affiancato dalla sua firma autografa. Completano la vignetta del francobollo, che verrà emesso dal ministero dello Sviluppo Economico proprio il 12 marzo, la leggenda Giovanni Agnelli, le date 1921 - 2003, la scritta Italia e l’indicazione tariffaria B. Un ricordo sentito e doveroso per celebrare il centenario della nascita di colui che per noi è e resterà sempre l’Avvocato.