Arriva una nuova mostra sull’emancipazione femminile (raccontata dall’evoluzione della moda)

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Photo credit: COURTESY CLP
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I musei sono stati finalmente riaperti, l’arte riparte e non resta che segnare l’appuntamento in agenda: da non perdere, tra le mostre sulla moda a cavallo tra 2021 e 2022 c’è HABITUS. Indossare la libertà. Le grandi icone della moda del XX secolo saranno di scena a Carpi dove, in occasione del festivalfilosofia 2021, viene presentata a partire dal 17 settembre anche questa nuova rassegna all’insegna di indumenti iconici e grandi nomi della couture.

La mostra HABITUS. Indossare la libertà ripercorre le tappe più significative e memorabili nella storia della moda del Novecento. Significative – precisa il sito ufficiale della mostra (per i biglietti, consultare www.clp1968.it) – anche per l’evoluzione storica del femminismo e dell’emancipazione delle donne, con grande riferimento al movimento di liberazione del corpo (si pensi, ad esempio, a come Coco Chanel accorciò le gonne con inesorabili colpi di forbici in nome della libertà). Via le costrizioni fisiche, via anche quelle sociali. L’excursus promesso dalla mostra procederà “dall’anticorsetto di Paul Poiret ai primi pantaloni creati da Coco Chanel per le donne, dalla minigonna agli hot pants, dal bikini ai jeans, dallo sportswear alla giacca destrutturata di Giorgio Armani, accompagnati da fotografie, video, musica”.

Photo credit: Sasha - Getty Images
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Mentre il festivalfilosofia 2021 si terrà a Modena, Carpi e Sassuolo dal 17 al 19 settembre 2021, la mostra HABITUS. Indossare la libertà. sarà visitabile dal 17 settembre 2021 fino 6 marzo 2022 presso i Musei di Palazzo dei Pio a Carpi, in provincia di Modena. Una sede scelta anche per la profonda correlazione storica con la tradizione tessile che precede il nome della città. Curata da Manuela Rossi, Alberto Caselli Manzini e Luca Panaro, questa nuova mostra che celebra moda, società e costume proporrà un percorso espositivo suddiviso in quattro percorsi, ognuno dei quali interattivo attraverso l’uso di fotografie, video e musica che contestualizzeranno specifici momenti storici.

Il primo percorso, Liberare il corpo, farà sì che il viaggio dei visitatori inizi proprio dal primo Novecento, quando la liberazione del corpo femminile (da bustini, corpetti, abiti esageramente strutturati e scomodi) diventa oggetto di indagine della couture. Nome di spicco in questo percorso sarà quello dello stilista francese Paul Poiret che, con il suo celebre "anticorsetto" del 1914, si propose l’obiettivo di elevare la donna sia socialmente sia sessualmente. Poi fu la volta di Mademoiselle Gabrielle Chanel, emancipata e decisa al punto da creare per la donna il primo paio di pantaloni. Una rivoluzione di cui avrebbe tenuto conto, in seguito, Marcel Rochas con il primo power suit nel 1932: il primo tailleur donna.

Photo credit: Mirrorpix - Getty Images
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Questa imperdibile mostra procederà poi attraverso i tre percorsi successivi. Scoprire il corpo farà particolare riferimento agli anni del secondo dopoguerra e alla nascita della minigonna con Mary Quant (contemporaneamente alla prima pillola anticoncezionale) durante i leggendari Swinging Sixties londinesi. Il percorso Work, sport, cool si spingerà verso gli Anni 70-80 per portare l’attenzione sui primi esperimenti unisex dell’abbigliamento casual e sportivo (si pensi, ad esempio, a jeans e T-shirt bianche) e dell’avvento del prêt-à-porter. La mostra sarà conclusa infine da Destrutturare, il percorso che esplora gli interventi dalla moda Anni 70 fino a fine Novecento. Immancabile all’appello, ovviamente, è il nome di Giorgio Armani, che con le sue silhouette rilassate ed eleganti ha reso la donna libera di intuire il proprio corpo e la propria sensualità.

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