Arrivano i Tommy's Drop Shop, le capsule collection Hilfiger

Di Redazione
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Photo credit: Courtesy tommy hilfiger
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From Esquire

Se il meccanismo dei drop è diventato egemone nella circolazione della moda, dallo streetwear in su, Tommy Hilfiger ha trovato un nuovo modo per interpretarlo. Da adesso ad aprile 2021 il brand lancerà delle capsule collection in edizione limitata con il coinvolgimento di creativi di diversa estrazione ed esperienza, da veri e propri stilisti a graphic designer, da direttori creativi a fotografi e skater, tutti parte di un meltin' pot produttivo, potremmo dire, che si ritrova sotto l'insegna di Tommy's Drop Shop.

Photo credit: Courtesy tommy hilfiger
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Le capsule collection sono prodotte in tempi rapidi e molto semplici, anche perché il ritmo di diffusione sarà elevato. Tutte le capsule sono composte da T-shirt e felpe con il cappuccio (per un massimo di 500 esemplari a pezzo), a sottolineare proprio quella produzione spedita e senza fronzoli che si affida molto alla qualità ma anche all'immagine speciale, prodotta per il primo drop da tre creativi diversi. Si comincia con Jonny Banger, Mago Dovjenko e Toby Evans, in arte Zome.

Photo credit: Courtesy tommy hilfiger
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In esclusiva per l'Italia, Esquire ha potuto chiedere qualcosa di più proprio a Zome, artista e graphic designer di Londra, di cui potete vedere in queste immagini la capsule. Sembrano capi "alternativi" all'universo Hilfiger, più che inseriti in esso. "Tommy mi ha lasciato molta libertà", spiega Evans, "e così, durante il lockdown ho cominciato a pensare alle occasioni e alle possibilità che condizionano le scelte e le vite delle persone. Ho cominciato a chiedermi: e se Tommy non avesse potuto fondare il suo brand? E se avesse fatto per quel brand scelte totalmente diverse da quelle che poi ha fatto?".

Photo credit: Courtesy tommy hilfiger
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Un percorso ipotetico che ha portato alla capsule che si vede qui, indistintamente per uomo e per donna, con il logo di Tommy Jeans rivisitato in grafiche diverse. "Ricordo molto bene il successo di Hilfiger negli anni 90", spiega Evans, "era ovunque anche a scuola. Era una parte cruciale della pop culture di cui tutti volevano far parte". Alla luce di queste parole, la capsule sembra quasi un atto di riappropriazione e risignificazione del brand da parte di un ragazzo di South London che forse all'epoca non aveva accesso a tutto quello che desiderava da quella cultura.

Tommy's Drop Shop, a giudicare dal risultato di Zome, sembra così anche un invito a una comunità di creativi a riappropriarsi del brand, almeno per una piccola parte, e reinterpretarlo secondo i propri valori, sogni e desideri. Un esperimento che è soltanto all'inizio, ma sembra già partito con il piede giusto.