Macron cede, francesi per tutto novembre a casa

Danilo Ceccarelli
·Giornalista
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Il presidente Emmanuel Macron torna a mettere la Francia sotto chiave con un lockdown di un mese, che scatterà venerdì per rimanere in vigore almeno fino al primo dicembre. Una misura ampiamente anticipata nelle ore precedenti dai media d’oltralpe, e confermata in serata con un atteso discorso tenuto dall’Eliseo.

La stretta, però, sarà meno rigida di quella applicata durante la primavera scorsa, con le scuole che rimarranno aperte, mentre bar, ristoranti ed esercizi commerciali “non essenziali” saranno costretti ancora una volta ad abbassare le serrande. Le visite nelle case di riposo saranno consentite, mentre il lavoro a distanza è fortemente raccomandato quando possibile.

Per giustificare il provvedimento, Macron ha messo in avanti la situazione sanitaria della Francia, dove oggi sono stati registrati 70mila nuovi casi di coronavirus in sole 24 ore. Se non si corre ai ripari, tra qualche mese in tutto il paese si potranno avere almeno “400mila decessi in più, ha avvisato l’inquilino dell’Eliseo.

Il capo dello Stato è poi tornato sul″operato dei mesi scorsi, riconoscendo che le autorità avrebbero potuto fare di più in termini di tamponi. Ma adesso il presidente vuole guardare alle prossime settimane, annunciando un aumento progressivo dei posti letto nei reparti di rianimazione che arriverà fino a 10mila unità. Ma per riuscire, sarà necessario il “senso civico” di tutte e tutti, per questo Macron ha lanciato un appello ai francesi, chiedendo loro di rispettare le regole e rimanere a casa. Uno copione già visto la scorsa primavera, nonostante qualche alleggerimento.

Eppure, fino a poche settimana il governo non voleva neanche sentir parlare di una nuova quarantena. “Qualsiasi cosa succeda, non potremo applicare nuovamente un confinamento generalizzato in Francia”, diceva il 4 giugno a Le Parisien Jean-François Delfraissy, il presidente del Consiglio scientifico, che collabora con l’Eliseo nella gestione della crisi. Troppo pericolosa per l’economia nazionale, che sta cercando di ripartire proprio in questi mesi, in parallelo con la nuova accelerazione dei contagi, ricominciati a crescere dopo la pausa estiva, con una conseguente pressione sul sistema sanitario. Una seconda ondata che si annuncia più forte della prima, secondo quanto dichiarato da Jerome Salomon direttore generale della Sanità, intervenendo davanti alla commissione di inchiesta dell’Assemblea nazionale. “Il numero di malati aumenterà meccanicamente, qualsiasi cosa si faccia”, ha aggiunto. Secondo le ultime stime dell’Istituto Pasteur pubblicate in anteprima da Les Echos, il 6 novembre il 98% dei 5.800 letti dei reparti di rianimazione presenti in tutto il paese sarà occupato da pazienti positivi al Covid. Le autorità sono quindi impegnate in una corsa contro il tempo per evitare il tracollo degli ospedali.

L’Eliseo ha proceduto per tappe. L’ultima, in ordine di tempo, il coprifuoco notturno applicato in 58 dipartimenti, in prevalenza nel sud est del paese. Un provvedimento approvato dal 60 per cento della popolazione, secondo un sondaggio condotto dall’Ifop e pubblicato il 22 ottobre scorso da Le Figaro e da France Info, anche se nella prima settimana sono state fatte 4.777 multe. Ma adesso l’Eliseo ha deciso di passare all’extrema ratio, dinnanzi a una situazione che si fa sempre più critica.

Un pericolo di cui il governo è ben consapevole. Questa mattina il ministro delegato ai Conti pubblici, Olivier Dussopt, ha ricordato che un lockdown generale prevede una contrazione del Pil compresa tra i 2 e i 2,5 punti del Pil al mese. “Sono più di 10 miliardi di euro di spese di intervento e sono almeno 10 miliardi di euro di perdita in termini di entrate fiscali”, ha detto Dussopt. Ma in generale la misura suscita timori in tutto il paese. Da un sondaggio pubblicato ieri da Lci emerge che sette francesi su dieci si dicono preoccupati dal ritorno di una quarantena che li costringerebbe di nuovo a casa, anche se il 54% cento si è detto a favore un un lockdown rigido vista la situazione sanitaria.

Al momento è difficile prevedere le reazioni della cittadinanza, anche se secondo Rtl Parigi teme una risposta simile a quella che si sta verificando dall’altra parte delle Alpi, con manifestazioni e “violenze all’italiana”. Intanto, questo pomeriggio, poche ore prima dell’intervento di Macron, nella regione parigina dell’Ile-de-France si contavano 300 chilometri di incolonnamenti, più del doppio del normale. Come già successo durante la prima stretta, in molti hanno deciso di abbandonare la capitale per non passare la quarantena chiusi in casa. Uno scenario identico a quello visto a marzo.

Angoscia, quindi, ma anche consapevolezza di un momento difficile che la Francia cerca di attraversare, mentre intanto cresce una strana sensazione di deja-vu.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.