AstraZeneca: "Non aumenta il rischio di embolie con l'iniezione"

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Astrazeneca
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Dopo i recenti casi di sospensione di alcuni lotti del vaccino AstraZeneca seguita ad alcune reazioni avverse da parte di alcuni cittadino che lo avevano ricevuto, l’azienda ha reso noti gli ultimi dati di sicurezza disponibili: questi mostrano come l’iniezione non provochi un aumento del rischio di embolia o trombosi.

Vaccino AstraZeneca: i dati sulle reazioni avverse

Secondo le agenzie sanitarie l’incidenza degli eventi tromboembolici nella popolazione vaccinata è infatti la medesima della popolazione generale. Essendo il tromboembolismo venoso la terza malattia cardiovascolare più frequente, in Italia ci si attende circa 60 mila casi all’anno, vale a dire 1.150 a settimana e 166 al giorno. Non è dunque difficile, nel pieno della campagna vaccinale, che un soggetto che li presenti abbia anche ricevuto l’antidoto anti Covid. Ciò non vuol dire però che somministrazione e trombosi siano in un rapporto di causa effetto.

A dimostrarlo ci sono anche i dati pubblicati dalla stessa AstraZeneca e aggiornati all’8 marzo. Questi mostrano come su un totale di 17 milioni di soggetti vaccinati in Unione Europea e Regno Unito ci siano stati 15 eventi di trombosi venosa profonda e 22 eventi di embolia polmonare. Numeri più bassi di quanto ci si aspetterebbe naturalmente in una popolazione generale di quelle dimensioni.

La revisione dei dati non ha quindi mostrato evidenza di un aumento del rischio di embolia polmonare, trombosi venosa profonda (TVP) o trombocitopenia con la somministrazione del vaccino: “17 milioni di persone hanno ricevuto il nostro vaccino e il numero di casi di coaguli di sangue segnalati in questo gruppo è inferiore alle centinaia di casi che ci si aspetterebbe tra la popolazione generale“.