Attraversare l'oceano su una piccola barca in compagnia solo di un libro di poesie (e del risotto di papà)

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Martina Orsini
Photo credit: Martina Orsini

Cullato dalle onde da ancor prima di vedere la luce (la prima regata l’ha fatta nella pancia della mamma) Alberto Riva, 29 anni, milanese è un ingegnere specializzato in nanotecnologie e velista predestinato con più di 50 mila miglia nautiche alle spalle.

Il 27 settembre, assieme ad altri 90 partecipanti di oltre 13 nazionalità, Riva è partito da Les Sables d’Olonne con destinazione Saint Francois di Guadalupa Caraibi per intraprendere la Mini Transat, regata transatlantica di circa 25 giorni con una barca di sei metri e mezzo per tre senza nessun supporto tecnico a bordo, niente telefono o computer, zero collegamenti con l’esterno eccetto le unità di appoggio e il tracking. Insomma ci sei tu, la barca e l’Oceano.

Un concetto di vela decisamente alternativa, come racconta Alberto Riva: «È questo lo spirito con cui è nata nel 1977 da un idea dell’inglese Bob Salmon, una vela più democratica dove contano più le capacità nautiche individuali e la componente umana e caratteriale, in antitesi al concetto di regate con imbarcazioni giganti, costose e ultra tecnologiche.

Sesto senso del mare, passione, tecnica, ci si deve sentire anche un po’ predestinati per una regata così…

Serve la volontà di farlo. All’inizio sembra un’impresa impossibile, complicata, serve trovare sponsor, barca... Ma se c’è la passione e la tecnica l’importante è partire. Devi scommettere su te stesso, il resto arriva.

Problemi tecnici, imprevisti, meteo avverso: Cosa temi di più?

Di “rompermi ” io... Sono in grado di sistemare quasi ogni guasto tecnico della barca anche perché sono cresciuto aiutando mio padre nei vari lavoretti di manutenzione durante le nostre regate in famiglia. Con la radio, poi, siamo costantemente aggiornati sulle condizioni climatiche, quindi no. Ma se dovessi farmi male o stare poco bene... ecco lì sarebbe dura!

Come ti organizzi per mangiare e bere?

Acqua a volontà, fino al limite consentito per non appesantire troppo l’imbarcazione. A bordo c’è uno spazio di 5 metri cubi, senza bagno né cucina, si porta cibo liofilizzato o sottovuoto: mio padre è un ottimo cuoco e per i primi giorni mi prepara sempre piatti prelibati come il risotto giallo.

Il sonno?

Si dorme spesso e poco, quasi ogni ora per pochi minuti, ed è fondamentale per mantenere la lucidità.

Tempo libero ce n’è?

Fatto salvo che l’attenzione deve restare sempre alta perché è comunque una gara, il vivere completamente sconnessi è un lusso e un piacere. Molti preparano playlist da ascoltare, io preferisco tenere l’orecchio libero per ogni messaggio che la barca può inviarmi. Io leggerò: porterò con me una raccolta di poesie.

In solitaria sì, ma c’è quello che i francesi chiamano l’Esprit Mini, un senso di appartenenza solidale che si instaura tra i partecipanti.

Sarà per l’apparente follia dell’impresa, ma siamo come una grande famiglia, c’è la gara sì, ma ci si sostiene, aiuta e soccorre ovviamente sempre nei limiti delle capacità e della sicurezza reciproca: se per aiutare un altro velista capisco che metto in pericolo me o anche altri, meglio limitarsi a chiamare i soccorsi.

Come si augura buona fortuna a un velista?

Buon vento o va benissimo il classico in culo alla balena…

Le veliste da tenere d'occhio

Le skipper donne che parteciperanno alla Mini Transat 2021 sono solo 12, ma tutte molto forti e competitive. La maggior parte arriva dalla Francia, come la temutissima (ce lo conferma anche Alberto Riva, con lei nel post in alto) Anne-Claire Le Berre o Chloé Le Bars la più giovane con i suoi 23 anni, o Hélène Clouet 32enne oceanografa che ha deciso di passare più tempo in mare che in studio. Arriva dalla Spagna, invece, la 54 enne spagnola Pilar Pasanau che è già pronta per il prossimo passo: giro del mondo in solitaria. Lo spirito giusto per partire? Quello che, ad esempio, guiderà la skipper Cécile Andrieu in questa regata: «Competizione ma soprattutto divertimento: essere sulla linea di partenza dopo anni in cui ho dovuto imparare tutto da sola, è già di per sé, un po’, una vittoria».

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli