Benvenuti a Evering Road, dove la pandemia ha risvegliato il senso di comunità

Di Gabriella Grasso
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Christian Sinibaldi
Photo credit: Christian Sinibaldi

Nella vibrante e complicata Londra negli anni Ottanta, Hackney era un magnete a doppia polarità. Situato a est della Capitale - ma solo in parte coincidente con quell'East End popolare immortalato nella serie tv di culto EastEnders, trasmessa dalla Bbc dal 1985 a oggi - il quartiere attraeva per la sua vivacità, respingeva per la sua pericolosità. Abitato da famiglie della working e lower middle class, estremamente multiculturale, tendenzialmente di sinistra, caratterizzato da un alto numero di case abbandonate che venivano occupate da squatters di ogni provenienza sociale, Hackney esibiva una forte identità.

Poi è arrivata la gentrificazione. I prezzi delle case sono saliti alle stelle e ora il quartiere è uno dei places to be della Capitale. Eppure, qualcosa dello spirito di un tempo è rimasto. E il lockdown lo ha fatto riemergere. In Evering Road, strada lunga un miglio, nella primavera del 2020 è successo qualcosa di molto bello: Christian Sinibaldi, fotografo romano che vi abita da otto anni, ne è stato in parte osservatore, in parte artefice. «Quando è iniziato il lockdown mi sono messo a girare per la strada con la macchina fotografica, senza uno scopo preciso. Mi sono accorto di come, poco a poco, le persone stavano prendendo l'abitudine di vivere i giardini davanti alle abitazioni, avvicinandosi al nostro mediterraneo concetto di "piazza".

Nel frattempo ho fatto delle ricerche e ho scoperto come questa strada sia stata bombardata durante la guerra (motivo per cui c'è un'alternanza di abitazioni di epoca vittoriana e moderne case popolari) e di come sia stata meta di diverse ondate migratorie: prima gli ebrei, poi la windrush generation di origine caraibica. Ho imparato la storia dei Kray Brothers, mitici gangster degli anni Cinquanta che commisero uno dei loro omicidi più famosi a 300 metri da casa mia. Insomma, tra gli elementi storici e questo senso di comunità che vedevo materializzarsi intorno a me, ho capito che c'era materiale per un bel progetto. Ho cominciato a parlare con le persone e scattare foto. È avvenuto tutto naturalmente: non ho suonato a nessun campanello, né preso appuntamenti. Ci si incontrava, si parlava. Si diventava amici».

Sinibaldi ha creato un accoung instagram (@everingroad) e ha postato una foto al giorno per buona parte del lockdown, da fine marzo a fine maggio 2020. In settembre, grazie al crowdfunding ha realizzato un libro, presentato durante una festa in strada che ha coinvolto tutti gli abitanti. Tra loro, quelli che vedete ritratti in queste pagine.

Come la piccola Ivy, nove anni, che non ha amato la dad: «È difficile fare scuola a distanza, mi mancano molto i compagni di scuola. Qualche volta io e papà facciamo lezioni di magia e lui finge di essere un mago: è più divertente che studiare matematica».

Photo credit: Christian Sinibaldi
Photo credit: Christian Sinibaldi

O come Steve, che abita con la moglie e i quattro figli: «Mio padre è arrivato dall'India negli anni Cinquanta e ha comprato la casa nel 1959. Sotto questo tetto sono state celebrate molte cerimonie religiose: siamo stati a lungo un punto di riferimento per la comunità Sikh. La gentrificazione ha cambiato il volto della strada, ora molte delle case sono state trasformate in condomini, ma rimane un buon senso di comunità che si è manifestato soprattutto in questo periodo».

Photo credit: Christian Sinibaldi
Photo credit: Christian Sinibaldi

Non a caso ci sono inquilini che hanno scelto di eleggere il giardino antistante la casa a zona comune dove stare insieme e far giocare i bambini. E coppie che nel front garden hanno trasferito tavolo e sedie per pranzi, bbq e aperitivi, come Jorge e Matt: «Ci piace stare all'aperto e salutare i vicini quando passano. Il lockdown ci ha resi tutti più socievoli, speriamo che questo spirito comunitario continui a crescere sempre più forte».

Photo credit: Christian Sinibaldi
Photo credit: Christian Sinibaldi

Jim and Shartyn abitano qui da 17 anni: «Questa situazione ha evidenziato quanto siano importanti le comunità: da un punto di vista emotivo, ma anche economico. È fondamentale sostenere le imprese e i negozi locali, altrimenti dovranno chiudere».

Photo credit: Christian Sinibaldi
Photo credit: Christian Sinibaldi

Oliver, che lavora con rifugiati da zone di guerra come Siria e Iraq, riflette: «Ciò che sta succedendo ci fa capire quanto siamo fragili e che cosa vuol dire essere minacciati. Le mie priorità stanno cambiando in fretta». Infine ecco Alastair, attivista ambientalista: «Spero che l’aiuto reciproco e le reti di supporto che si sono create resistano a questa crisi, perché le comunità sono la risposta a molti dei nostri problemi».

Lo scopriremo presto. La campagna di vaccinazione procede rapida e il primo ministro Boris Johnson ha annunciato la fine di ogni restrizione per il 21 giugno. Il ritorno alla normalità è vicino: dopo, sarà interessante tornare a Evering Road. Se sarà ancora friendly come ha dimostrato di saper essere, vorrà dire che la pandemia, in mezzo a tanti orrori, avrà lasciato anche un'eredità positiva.