Benvenuti nei repair cafè, i luoghi dove tutto si ripara e la praticità vince sullo spreco (inutile)

Di Daniela Passeri
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Photo credit: Getty / MirageC
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Nuova vita agli oggetti che si rompono. L’arte della riparazione torna in voga, reclamata a gran voce da chi non si arrende all’obsolescenza programmata degli oggetti, all’usa-e-getta, e preferisce la manutenzione allo spreco. Si stanno diffondendo anche in Italia i repair cafè, luoghi dove è possibile riparare (o imparare a riparare) gli oggetti, dallo smartphone alla scheda della lavatrice, dal phon al frullatore, dall’armadio della nonna alla tapparella. Riparare aiuta a diminuire il volume dei rifiuti, l’utilizzo di materie prime, consente di rimettere in circuito prodotti ancora utilizzabili a prezzi convenienti e crea posti di lavoro. Decisamente una soluzione win-win, dove vincono tutti, anche l’ambiente.

Ai repair cafè la filosofia rifiuti zero

Sono luoghi dove le persone si incontrano e mettono a disposizione competenze, attrezzi, si scambiano consigli ed esperienze con l’obiettivo comune di lottare contro lo spreco e riutilizzare il più possibile gli oggetti di uso comune. Alcuni repair café sono associazioni che organizzano anche corsi di riparazione di vario tipo, altri sono gruppi informali che si rifanno alla politica “rifiuti zero” e alla campagna europea Right to repair (diritto a riparare) lanciata da una coalizione di associazioni, tra le quali Ifixit che mette a disposizione on line vari tutorial per imparare a riparare e Giacimenti Urbani, che tra le altre cose mappa le iniziative dedicate a riuso e riciclo e organizza appuntamenti (soprattutto a Milano) per riparare insieme.

I repair cafè in Italia

Ce ne sono diversi, in varie regioni d’Italia, con i nomi più diversi: oltre a repair cafè vengono chiamati anche restart party. Tra i più attivi, quelli di Perugia, Venezia (RcV), Roma (Aggiustotutto e San Paolo/Città dell’Utopia), Bologna (Rusko), Milano (Lab Barona), Trentino-Alto Adige, Torino, Firenze, Pavia. Vanno cercati on line e su Facebook, dove hanno pagine dedicate e organizzano eventi che normalmente non si tengono in luoghi fissi, ma nei posti più vari, da librerie a sedi di associazioni: il termine cafè va inteso come luogo di ritrovo, ma non è escluso che si possa anche bere qualcosa insieme. In questo periodo c’è anche chi ha trasferito incontri e scambi on line sulle varie piattaforme per gli incontri virtuali.

Una nuova chance con Daccapo

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#riuso#riusosolidale#noallospreco#capannori

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Quella di Capannori è un’esperienza decennale che ha fatto di questo piccolo comune della Toscana una delle capitali italiane del movimento Rifiuti Zero. Grazie alla sua spinta, sul territorio sono state avviate diverse attività per il riciclo e il riuso dei materiali, come l’emporio Daccapo (del 2014) al quale è possibile donare oggetti che non servono più che vengono riparati e valorizzati per poi essere dati a chi ne ha bisogno o rivenduti a prezzo calmierato. Daccapo ha 3 sedi: a Coselli, Lammari e Pontetetto (Lucca).

E a Bruxelles si discute sul diritto di riparare

È un diritto che ci viene negato, perché le aziende non sono obbligate a distribuire i pezzi di ricambio, né forniscono istruzioni (se non ai pochi concessionari) né fanno formazione ai riparatori, o perché progettano elettrodomestici e dispositivi elettronici semplicemente non riparabili o perché le riparazioni – talvolta banali – sono rese così costose che diventa più conveniente comprare un oggetto nuovo, anche se si tratta solo di un filo rotto o di una vite allentata... Per garantire il diritto a riparare, nelle prossime settimane il Parlamento europeo voterà una serie di misure per chiedere alla Commissione europea di cambiare la complessa legislazione su manutenzione, garanzia e diritti dei consumatori. Se ne discute dal 2015, che sia la volta buona?