Biden è pronto a intentare una causa contro la legge anti aborto del Texas, e noi siamo con lui

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Photo credit: The Washington Post - Getty Images
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Se qualcuno pensava che la fede cattolica del presidente americano Biden potesse in qualche modo portarlo ad avere un atteggiamento se non conciliante, quantomeno tiepido nei confronti della legge texana che limita quasi del tutto il diritto di aborto, ebbene quel qualcuno si sbagliava. C'è da dire che il governatore repubblicano e ultra conservatore di uno dei più grandi stati degli Usa, Greg Abbott, è riuscito a promulgare quello che è stato definita dal New York Times come "il provvedimento più restrittivo di sempre", dato che al "heartbeat ban", il "divieto del battito cardiaco", ha aggiunto una cosa senza precedenti, e cioè una vera e propria taglia, tradotta in un premio di 10.000 dollari (o più) a chiunque citi con successo qualcuno che fornisce o assiste una donna che prova ad avere un aborto dopo le sei settimane di gravidanza. E se la Corte Suprema, giudice ultimo del sistema giudiziario americano, lo scorso 1 settembre non ha bloccato la legge, adesso è il presidente stesso che, dopo aver condannato pubblicamente quella che ritiene essere una violazione dei diritti delle donne, (e dei diritti di qualunque persona sia emotivamente e concretamente coinvolta), pare aver intenzione di intentare una causa contro la Senate Bill 8.

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Le pressioni sulla Casa Bianca erano, va detto, fortissime e negli ultimi giorni agli appelli dei Democratici della Camera si sono sommati quelli di attivisti e associazioni, ma soprattutto quello della Commissione di Giustizia. Il procuratore generale Merrick Garland ha dichiarato il giorno stesso della sentenza della Corte Suprema che il Dipartimento di Giustizia stava "esplorando urgentemente tutte le opzioni per contestare la legge del Texas in tribunale". "Non tollereremo la violenza contro coloro che cercano di ottenere o fornire servizi di salute riproduttiva", ha affermato Garland in una nota. "Il dipartimento fornirà supporto dalle forze dell'ordine federali quando una clinica per aborti o un centro di salute riproduttiva sarà sotto attacco". Garland ha anche affermato che il Dipartimento di Giustizia "proteggerà i diritti costituzionali delle donne e di altre persone" ai sensi del Freedom of Access to Clinic Entrances Act , o FACE, una legge federale del 1994 che garantisce l'accesso alle cliniche che offrono servizi di salute riproduttiva, compresi quelli che offrono aborti. Secondo la legge, è illegale minacciare ed ostacolar una persona che cerca di accedere alle cliniche o ai farmaci che garantiscono il diritto ad interrompere una gravidanza, cosa che in Texas, oggi, dopo le sei settimane è illegale anche in caso di stupro o incesto. L'attesa risposta del presidente alla chiamata dei pro-choice pare, dunque, essere arrivata, e, come riporta per primo il Wall Street Journal, che cita fonti vicine all’amministrazione, il ricorso potrebbe essere depositato già oggi, giovedì 9 settembre.

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Il presidente Biden, che già la scorsa settimana aveva definito la legge "un attacco senza precedenti ai diritti costituzionali di una donna", aveva detto da subito che la sua amministrazione sera al lavoro per capire come mettere in atto "un'azione federale per contrastare il Senate Bill 8 del Texas. "Mi è stato detto - aveva dichiarato in conferenza stampa venerdì scorso - che c'è la possibilità, all'interno del nostro sistema giuridico, per far controllare al Dipartimento di Giustizia se ci siano azioni che possono essere messe in atto quantomeno per limitare l'azione indipendente degli individui (ovvero i vigilantes voluti da Abbott perché venga denunciato qualunque tentativo di esulare la legge anti aborto). Ma nei giorni a seguire il presidente ha alzato l'asticella, affermando, e dovremmo vedere a breve i frutti di questa promessa, che l'Ufficio del Consiglio della Casa Bianca e le agenzie federali, tra cui il Dipartimento di giustizia e il Dipartimento della salute e dei servizi umani, stessero direttamente "studiando delle misure che il governo federale possa subito intraprendere per proteggere l'accesso agli aborti sicuri e legali". E quel "subito" lascia di nuovo spazio alla speranza di una revisione della legge che, purtroppo, la Corte Suprema ha tradito.

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