"Bitch non è sinonimo di donna" Così l'Oxford Dictionary ha cambiato la definizione di "donna"

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Lisa Vlasenko - Getty Images
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Apriamo l'Oxford Dictionary e cerchiamo la parola "woman", "donna". "Essere umano adulto di sesso femminile" e fin qui (per quanto riduttivo) tutto bene. Leggiamo oltre: "Moglie, fidanzata, amante di un uomo" ed ecco già i primi problemi. Sinonimi? "Ragazza", "femmina", "signora"... "cagna","puledra", "zoccola", "poco di buono". What? Stiamo scherzando? Ecco probabilmente è stata questa la reazione di Maria Beatrice Giovanardi, manager italiana che vive a Londra dal 2014 e che, nel 2019, ha dato il via a una petizione per chiedere al prestigioso dizionario inglese di rivedere la parola "donna" eliminando una volta per tutti i retaggi sessisti (e gli insulti, perché di questo a conti fatti si tratta). "Stavo cercando su vari dizionari dei sinonimi del termine donna", racconta Giovanardi a Repubblica, "e mi sono accorta che, a differenza di altri testi, Oxford Dictionary avvicinava il sostantivo a sinonimi dispregiativi, che descrivono la donna come un peso o come una poco di buono. Le loro definizioni sono concesse in licenza a Google, Yahoo e Bing, quindi chi fa una ricerca simile su questi motori di ricerca le trova e, magari, pensa sia corretto utilizzarle". Ora, dopo che la petizione ha fatto parlare e ha raggiunto le 30.000 firme, Oxford Dictionary ha deciso di aggiornare la definizione (e era ora, aggiungiamo noi).

"I dizionari sono testi di riferimento essenziali", si legge nella petizione, "e l'Oxford Dictionary of English è uno strumento di apprendimento, utilizzato nelle biblioteche e nelle scuole di tutto il mondo. È anche la fonte autorizzata da Apple e Google, ovvero il dizionario online più letto al mondo". Sembra quindi assurdo che un'istituzione simile non si sia preoccupata di aggiornare la definizione di "woman", eliminando gli stereotipi linguistici di una cultura che, evidentemente, dava (e dà) per scontato sminuire e denigrare le donne. "'Bitch' non è sinonimo di donna", si legge sempre nella lettera aperta al dizionario, "È disumanizzante chiamare una donna una 'cagna'. È un triste, nonché estremamente dannoso, esempio di sessismo quotidiano". E ancora: "L'inclusione di termini dispregiativi usati per descrivere le donne dovrebbe mirare a denunciare il sessismo quotidiano, non a perpetuarlo". Sante parole.

E, per fortuna, sembra che le proteste siano state ascoltate dato che l'Oxford Dictionary ha accettato di aggiornare la definizione di "woman" e di altri vocaboli con definizioni sessiste. Per prima cosa ha eliminato alcuni (non tutti purtroppo) degli insulti usati come sinonimi, poi ha equiparato gli esempi a quelli presenti nella definizione di "uomo" (decisamente più lusinghieri, per la cronaca). Ora, quindi, al posto di frasi come "La signora September incarnerà una donna in carriera professionale ma sexy" o esempi di donne che stanno a casa a fare da mangiare mentre il marito lavora, troviamo rappresentazioni della donna maggiormente "positive e attive", come ha spiegato l'organizzazione. "Grazie alla campagna", spiega Giovanardi," hanno eliminato quasi una decina di sinonimi dispregiativi (bagaglio, pezzo e molti altri) e decine di frasi orribilmente sessiste, rendendo la 'donna' finalmente un essere umano a sé e non un oggetto di proprietà dell' uomo."

L'istituzione inglese, poi, ha anche riflettuto sul fatto che la donna (così come l'uomo) può essere moglie o marito di una "persona" a prescindere dal suo genere. Anche questa formula quindi è stata aggiornata segnando una vittoria per la comunità LGBTQIA+. "Purtroppo non hanno eliminato come sinonimo 'bitch'", conclude Giovanardi, "ma lo hanno almeno etichettato come offensivo sulle varie piattaforme. Per questo continuerò a combattere".

Il punto è che, come spiega la manager, "Per l'utente medio il dizionario non è visto come un documento neutrale, ma come un'autorità sull'esistenza, il significato, l'ortografia e l'uso delle parole". La lingua non solo si evolve insieme alla società, ma può essere anche un mezzo per sostenere una nuova sensibilità. I dizionari (anche quelli italiani, non certo esenti da queste problematiche) dovrebbero quindi prendersi la responsabilità di smascherare i pregiudizi e provare a rispecchiare, nelle loro definizioni, i tempi che cambiano.