Perché stiamo diventando stupidi…

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Secondo uno studio dell'università di Stanford, l'uomo ha smesso di progredire cerebralmente ben 2000 anni fa, ovvero quando l'evolversi della società e, quindi, della sicurezza, hanno causato una sorta di impigrimento dell'intelletto. Paradossalmente più l'evoluzione "sociale" avanza, meno il nostro intelletto lavora. Secondo Gerald Crabtree, genetista dell'università di Stanford, progresso tecnologico ed evoluzione neurologica hanno fatto impigrire le abilità cognitive mano a mano che la vita è diventata più comoda. L'interessante tesi scientifica, pubblicata su Trends in Genetics, abbraccia appieno le teorie darwiniane sostenendo che l'essere umano, prima del benessere sociale, pagava con la vita il prezzo della sua stupidità e di conseguenza l'evoluzione ha fatto sì che solo gli individui più furbi e capaci siano sopravvissuti. Oggi, invece, grazie proprio al progresso, le possibilità di sopravvivenza ai nostri errori sono praticamente infinite e, di conseguenza, la nostra mente è meno stimolata allo sforzo, motivo per cui l'evoluzione dell'intelletto è praticamente annullata dal progresso sociale. L'essere umano, secondo il parere del genetista, ha un sistema cerebrale molto fragile, che ha "raggiunto il suo picco di intelligenza tra i 6000 e i 2000 anni fa". Ragion per cui, continua Crabtree , "è sufficiente che la selezione naturale diventi meno severa, che subito il nostro patrimonio intellettuale si indebolisce". Fortunatamente, però, evoluzione psicologica ed evoluzione genetica son cose ben diverse e, secondo gli esperti, l'essere umano è da sempre dotato di una grande capacità adattativa.

L'evoluzione è... donna!

Studi recenti, infatti, hanno dimostrato che alla somministrazione di un farmaco il cervello risponde entro 24-48 ore con la produzione di un nuovo tipo di RNA ricombinante, che permette alle cellule di agire sui propri geni, riparandoli o trasformandoli. Secondo la psicologa Adelia Lucattini, presidente della Sipsies, "l'evoluzione ha permesso e permette di muoversi in una società complessa come la nostra proprio grazie a questa capacità della mente di trasformarsi e apprendere dall'esperienza. La selezione è semmai un danno collaterale che si subisce quando fallisce la solidarietà sociale e umana tra persone e gruppi di appartenenza, a partire dal nucleo familiare".

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