Il segreto della serenità? Rimandare i problemi

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Il segreto per essere sereni? Rimandare gli impegni, procrastinare le decisioni, fare finta di niente. Non è il consiglio di uno scansafatiche ma la tesi che regge il saggio «The Art of Procrastination» di Stanford John Perry, stimato filosofo americano. Le sue teorie sono state riprede un po’ ovunque, negli Stati Uniti, rinfrancando non poco chi ama temporeggiare e rimandare i problemi da affrontare.

Che del libro si discuta tanto, anche in Rete, è un segno dei tempi. In un’epoca abituata ad avere risposte immediate, a poter fruire di tutto e subito, Perry afferma che «rimandare è meglio di sbagliare». Un altro modo per dire che la ‘fretta è cattiva consigliera’, vecchio adagio delle nonne, dimenticato ai tempi dei social network. C’è un sottile motivo psicologico, che nulla c’entra con l’elogio della pigrizia, nelle tesi di Perry: affrontare di fretta il problema o il compito da fare, magari con l’ansia di altre mille incombenze, non fa che peggiorare la situazione. «Il problema – scrive provocatoriamente Perry – non è il problema, il problema è la tua reazione al problema».

Complicato? No, affatto, se pensiamo agli esempi della vita pratica. Compiti scolastici, impegni di lavoro, incombenze domestiche: le nostre agende sono piene di cose da fare. Perry suggerisce di stilare delle liste degli impegni: in cima alla lista quelli più urgenti o importanti, a seguire quelli meno urgenti fino a quelli non indispensabili. Il filosofo suggerisce di cominciare ad affrontare proprio questi ultimi e poi, via via, di affrontare i punti della scaletta più in alto.

Risultato? Si temporeggia sulla ‘parte calda’ della classifica, è vero, ma intanto ci si è tolti di torno tutto il resto. In particolare, facendo altro ci si è liberati dall’ansia di prestazione rispetto alle cose più urgenti.

Perry ha definito questa tecnica che richiede, inutile dirlo, anche una certa capacità di ‘ingannare se stessi’, la «procrastinazione strutturata» . E questa tecina è, se ci pensiamo bene, l’esatto opposto del menefreghismo o della pigrizia: significa semplicemente mettere a tacere l’ansia e la fretta, darsi comunque da fare con altri impegno (magari più piacevoli e meno pressanti) e, una volta liberi dal contorno, affrontare più leggeri le sfide principali. Con maggiore consapevolezza, fiducia e calma.

Insomma, l’ansia si vince guardando altrove, senza affrontare di petto il problema, ma ‘colpendolo ai fianchi’.

Francesca Amé