Boateng applaude il Milan: 'Ha Ibra e il miglior gioco d'Italia. Ora fa di nuovo paura, così può vincere lo scudetto'

·2 minuto per la lettura

Non è più un Milan con tanti fenomeni, ma ora 'fa di nuovo paura'. Parola di Kevin Prince Boateng, ex trequartista dei rossoneri e oggi ripartito dal Monza, che in un'intervista a Repubblica parla delle similitudini tra il suo Diavolo da scudetto del 2010/11 e quello attuale guidato da Pioli: "Non li puoi paragonare, il nostro era un Milan di fenomeni: Ibra, Robinho, Seedorf, Pirlo, Gattuso, Nesta, Thiago, io. Anche quando non giocavi la miglior partita ti guardavi intorno e dicevi: ora uno di noi ce la fa vincere. Eravamo un gruppo pericoloso, avevano paura di noi".

MILAN FA DI NUOVO PAURA - "Io oggi vedo una squadra, e non si era vista per tanto, tanto tempo: ognuno lavora per l’altro, con atteggiamenti positivi. Ecco: agli avversari fa paura come squadra".

IBRAHIMOVIC - "Se vedi Ibra che dalla tribuna esulta dopo un gol vuol dire che ci sta con tutto lo spirito. E se è così puoi davvero vincere lo scudetto. Il Milan gioca il miglior calcio d’Italia con giocatori poco noti: questo Saelemaekers non sapevo proprio chi fosse, ma con la Fiorentina ha fatto una partita perfetta".

MERITO DI PIOLI - "I giovani sono tutti un po’ viziati, lui è stato bravo a farli diventare un gruppo e se tiri fuori il meglio da loro sei forte, punto. Con lui hanno fatto un passo importante: lo hanno lasciato lavorare, cosa che ad altri è mancata. Ma... Cambierebbe tutto, se tornassero i tifosi negli stadi. Giocare a San Siro è pesante, devi avere le spalle larghe: senza pubblico, un giocatore che non ha tanto coraggio o personalità si sente più libero. Ma non li prova i colpi di tacco, le giocate, con 60 mila persone intorno".

LA 10 DEL MILAN - "Quando l'ho presa? Era il momento giusto, stavo volando. Ma sì, quella maglia pesa, e anche se te lo dicono non ci credi".

MONZA - "Non ci ho pensato un secondo. Galliani e Berlusconi mi portarono dieci anni fa dal Portsmouth alla squadra più forte del mondo. Nella vita devi anche ripagare, non è tutto regalato: m’hanno chiesto una mano, ho detto sì. E portare il Monza in A mi gasa come uno scudetto col Milan. Sì, mi diverto. Non c’è l’aria glamour della Serie A, mi sembra di rivivere l’atmosfera delle prime partite da professionista, mi rivedo ragazzino: in B conta solo il calcio, cose semplici, stadi normali".