C'è modo di calcolare più o meno quando potrai vaccinarti?

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Getty Images
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From Esquire

Vorresti sapere quando potrai vaccinarti. Stai cercando di ricostruire uno straccio di calendario dalle mille dichiarazioni del pluricommissario Domenico Arcuri, del ministro della Salute Roberto Speranza, dell'esercito di esperti interpellati ogni giorno su ogni canale radiotv e online, ciascuna delle quali contiene un pezzo di verità e tutto il resto di dubbio e incertezze. La realtà è che non si può ancora stabilire.

Stando all’ultimo aggiornamento del piano strategico pubblicato sul sito del ministero della Salute, infatti, il primo giro in corso tocca come noto a medici, infermieri, personale della sanità, ospiti e operatori delle residenze assistite. Il totale della platea, ammesso che tutti accettino di vaccinarsi (e non sarà così) ammonta a poco meno di due milioni di individui. Servono dunque quattro milioni di dosi e le prime consegne di Pfizer dovrebbero bastare: nel primo trimestre il colosso statunitense dovrebbe consegnarcene quasi 8 milioni, per cui quel primo tassello dovrebbe avviarsi a completamento nel giro di febbraio, forse un po’ prima, quando i carichi da 470mila dosi a settimana, che saliranno fino a 500mila, potranno essere utilizzati. Tutto questo avverrà nei circa 290 ospedali individuati e nelle rsa attraverso le unità mobili. In sostanza, però, le nostre fragili certezze finiscono qui.

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Da febbraio dovrebbe infatti iniziare la fase cosiddetta di massa, nel senso che la vaccinazione dovrebbe “uscire” dal fronte strettamente sanitario e iniziare a investire la popolazione generale. Anzitutto gli ultraottantenni, che sono 4,4 milioni di persone. Solo per immunizzare questa platea occorreranno dunque oltre 8 milioni di dosi. Al momento, nel primo trimestre, non le abbiamo. Dopo la prima fase ce ne rimarrebbero infatti circa quattro milioni da Pfizer e quasi sicuramente altri 1,3 milioni da Moderna: totale 5,3 o giù di lì. Se dunque non arriverà, e presto, il via libera dell’European Medicine Agency al vaccino britannico AstraZeneca, il collo di bottiglia si farà sentire già dal secondo passaggio, quello appunto di febbraio-marzo. Se è infatti vero che la Commissione ha opzionato altre dosi dai due gruppi statunitensi (altre 100 da Pfizer e altre 80 da Moderna, e si sta discutendo per ulteriori dosi aggiuntive), quelle forniture supplementari arriveranno solo a seguire, difficilmente rimpolperanno i carichi già pianificati nel primo trimestre, a meno che lo sforzo di scalare nella produzione nel giro di qualche settimana non si riveli davvero sorprendente.

Per cui siamo al momento fermi in queste condizioni. Il piano del ministero è nella sostanza già superato sul nascere: prevedeva per esempio una media di 9 milioni di dosi al mese, considerando l'arrivo nei primi tre mesi proprio di 16 milioni di dosi da parte di AstraZeneca e 2 da CureVac che sta entrando ora nella terza fase dei test. Per cui senza che venga distribuito entro febbraio il vaccino di Oxford che nel Regno Unito e in India stanno già somministrando, la campagna italiana finirà in stallo. Come un aereo senza cherosene o con i motori che spingono poco. Per, forse, riattivarsi il mese seguente – sempre a seconda dei tempi di conclusione dei test e delle approvazioni dell’Ema – con ulteriori forniture Pfizer e Moderna e l’arrivo di Janssen, 14 milioni di vaccini monodose che in effetti sarebbero l’altra gamba della svolta insieme ad AstraZeneca. Insomma, con i ritrovati Pfizer e Moderna andiamo al ritmo minimo e insufficiente per avere risultati decenti entro l’estate: serve entro febbraio la certezza di un altro vaccino.

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Comunque, ammettendo che tutto si risolva e che almeno AstraZeneca e Janssen arrivino magari un po’ in ritardo ma con una fornitura paragonabile a quella preventivata (16 milioni nel primo caso più 24 nel secondo trimestre e 14 più 32), allora da marzo-aprile potremmo cominciare a fare sul serio nei 1.500 punti (1.200 in più rispetto ai 292 attualmente operativi, ma non sono stati ancora del tutto stabiliti) dove far confluire le categorie seguenti. Le persone dai 60 ai 79 anni, che sono 13,5 milioni, e quelle con almeno una comorbidità cronica, che sono 7,4. Anche queste due categorie possono ovviamente sovrapporsi, per cui nella sostanza non si tratterà della somma ma più probabilmente di un parziale accavallamento. In quella fase toccherà anche agli insegnanti e al personale scolastico ad alta priorità e ad eventuali situazioni specifiche di allarme o gruppi demografici a maggior rischio. A seguire sarà il turno degli insegnanti e del personale rimanente, le persone che lavorano nei servizi essenziali, le forze dell'ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità e così via.

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Solo dopo di questi sarà il turno del resto della popolazione sopra i 16 anni senza particolari limiti se non, forse, un'organizzazione per fasce d'età: dalla primavera inoltrata o magari dall’inizio dell’estate? Difficile saperlo perché, come abbiamo visto, l’incognita fondamentale sta nell’approvvigionamento delle dosi. Ma anche nella rapidità con qui riusciremo a completare la prima e almeno la seconda fase, mettendoci subito nelle condizioni di allargare ancora di più la platea all’arrivo dei nuovi carichi settimanali: i 15 mila medici e infermieri aggiuntivi entreranno in servizio solo da febbraio, il sistema informatico che sovrintende il censimento vaccinale dovrebbe andare a regime solo nel corso di gennaio e appunto le regioni, anche quelle virtuose come il Lazio o la provincia autonoma di Trento, vogliono prima capire i tempi di tutte queste variabili e se avranno dosi sufficienti per i richiami.