C'è una differenza tra burqa, hijab e niqab e comprenderla significa comprendere una cultura

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Photo credit: Christopher Furlong - Getty Images
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L'abbiamo sentita tutti, in questi giorni, la notizia delle donne afghane che stanno correndo a procurarsi i burqa per non farsi trovare a volto scoperto dai talebani che in passato l'avevano imposto come obbligo. I veli usati dalle donne musulmane qui in occidente vengono spesso percepiti come simboli di oppressione sempre e comunque e in molti casi non conosciamo nemmeno tanto bene le differenze tra le diverse tipologie di copricapo e rischiamo di confonderle e usare termini inappropriati. Che differenza c'è quindi tra burqa, niqab, chador e hijab? Abbiamo provato a fare un po' di chiarezza.

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Hijab

L'hijab è il velo più diffuso e anche quello più conosciuto in occidente. Spesso il nome viene usato genericamente come sinonimo di "velo" da chi non conosce le diverse distinzioni, ma nello specifico si i tratta di un drappo che copre il capo, il collo, le orecchie e lascia scoperto il volto e le spalle. Può presentarsi in diversi tessuti e colori e in certi casi presentare delle fantasie. Il termine significa "protezione, copertura" e il modo in cui viene percepito, vissuto e anche indossato può variare molto a seconda della sensibilità di chi lo porta. Nel mondo occidentale la scelta di indossare l'hijab, anche se perfettamente libera, viene spesso presentata come simbolo di oppressione oltre a scatenare sentimenti di paura legati all'islamofobia e addirittura leggi oppressive. Per le donne, oltre ad essere profondamente legato alla loro fede e cultura, è motivo di orgoglio e simbolo di femminilità.

Al-Amira

Anche noto come hijab Al-Amira, è un velo velo a due pezzi. Consiste in un copricapo aderente, solitamente realizzato in cotone o poliestere che viene indossato assiema ad una sciarpa tubolare che si avvolge attorno al collo e sulla testa.

Chador

Il chador viene indossato specialmente Iran dalle donne quando sono fuori casa. Si tratta du un velo molto più lungo dell’hijab che consiste in un semicerchio di tessuto che passa sopra alla testa collo, spalle e tutto il corpo. Di solito non presenta cuciture e viene chiuso sotto il mento o tenuto con una mano, come un mantello. Il chador non copre il volto e viene solitamente tolto quando le donne rientrano in casa.

Khimar

Il khimar è un lungo velo simile a un mantello che scende appena sopra la vita, ma può arrivare alle spalle o fino alle caviglie. Copre completamente i capelli, il collo e le spalle, ma lascia il viso scoperto.

Niqab

Photo credit: Franck Prevel - Getty Images
Photo credit: Franck Prevel - Getty Images

Il niqab è un velo molto diffuso in Arabia Saudita, che lascia scoperti solo gli occhi, coprendo il capo e il resto del viso. Solitamente è composto da una stoffa leggera e traspirante che copre naso e bocca, e viene legata al di sopra delle orecchie, mentre un’altro velo più grande avvolge il capo e buona parte del busto. Il fatto che restino scoperti gli occhi lo differenzia dal burqa e spesso viene usato insieme all'Abaya, una lunga veste nera di tessuto leggero.

Shayla

Si tratta di una sciarpa rettangolare che copre collo e spalle. È diverso da un khimar perché solitamente è avvolto e appuntato con una spilla e piò essere indossato anche sotto forma di mezzo niqab con una parte del viso ancora visibile.

Burqa

Photo credit: ABDUL MAJEED - Getty Images
Photo credit: ABDUL MAJEED - Getty Images

Il burqa copre completamente il corpo della donna che lo indossa e presenta un tessuto traforato - come una sorte di retina - all’altezza degli occhi poterle permettere di vedere. Questo velo è spesso di colore azzurro, ma anche nero e in alcune zone anche verde o marrone. In Afghanistan viene chiamato anche chadari e i talebani lo imposero come obbligo per tutte le donne durante il loro governo nel Paese. Si tratta forse del copricapo dalle origini più controverse dato che il Corano parla genericamente di un velo ma in questo caso la donna risulta interamente coperta e secondo alcuni sarebbe quindi un'interpretazione particolarmente restrittiva nata sulla base di convenzioni culturali.

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