C'è una foto dell'attacco al Congresso che incarna il concetto di machismo portato all'estremo

Di Elisabetta Moro
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Chip Somodevilla - Getty Images
Photo credit: Chip Somodevilla - Getty Images

From Cosmopolitan

Quel giorno del 2016 in cui Donald Trump ha vinto le presidenziali è impossibile da dimenticare: l'incredulità, la rabbia, il discorso commosso di Hillary Clinton e, su tutto il corpo, la sensazione tangibile che i diritti delle donne fossero davvero profondamente a rischio. Quando Trump è stato eletto presidente sapevamo bene che l'uomo che avrebbe governato gli Stati Uniti per quattro anni non aveva alcun rispetto per il genere femminile. Le sue frasi misogine e violente, i gravi insulti sotto forma di battuta, le prese in giro e le molestie denunciate da più parti erano di dominio pubblico a certificare che, ai vertici della più potente democrazia mondiale, il sessismo sarebbe stato tollerato, per non dire apprezzato con una strizzata d'occhio e una pacca sulla spalla. L'era Trump ha significato anche questo: il machismo portato all'estremo, l'esaltazione dell'uomo bianco etero e cisgender che può tutto perché il potere "gli spetta di diritto per nascita". Così, le immagini dell'attacco al Congresso - come in un'escalation iniziata quattro anni fa - ci rimandano, tra le altre cose, anche al culto trumpiano dell'uomo forte che, in un modo o nell'altro, ottiene sempre ciò che vuole. E la foto del suprematista sessantenne Richard Barnett con i piedi sulla scrivania della Presidente della Camera Nancy Pelosi, mostra agli occhi di tutti l'esasperazione del sessismo dell'era Trump.

Photo credit: SAUL LOEB - Getty Images
Photo credit: SAUL LOEB - Getty Images

Lo chiamano "Bigo" ed è noto tra i suprematisti sostenitori di Donald Trump. Solo qualche giorno prima dell'attacco al Congresso si era scagliato sui social contro Pelosi e così, una volta introdottosi al Campidoglio con gli altri insurrezionisti, non ha perso tempo e si è diretto verso l'ufficio della Presidente. "Le ho scritto un biglietto di insulti e ho messo i piedi sulla sua scrivania", racconta ai suoi compagni una volta fuori. In effetti tra i "trofei" portati via dalle stanze del Congresso quelli di Pelosi vanno per la maggiore: tra questi c'è la targhetta con il suo nome strappata dalla porta d'ingresso e un fascicolo rubato dalla sua scrivania che Barnett brandisce con orgoglio. Non è un caso che sia proprio la speaker democratica a subire gli insulti peggiori degli insurrezionisti: l'idea stessa che una donna possa accedere al potere è per loro inconcepibile e la violenza è l'arma necessaria per rimettere al proprio posto chi non si conforma al loro "ordine naturale delle cose".

Photo credit: Ebet Roberts - Getty Images
Photo credit: Ebet Roberts - Getty Images

Quale sarebbe questo ordine? Ce lo mostra (volente o nolente) lo stesso Barnett nella foto diventata ormai virale. Sbracato sulla sedia della Presidente, con i piedi sulla scrivania, l'uomo sembra indicarsi il membro con aria beffarda. Ecco la fonte del potere, ecco l'unico credo che il mondo dovrebbe seguire, ecco la radice della virilità, della mascolinità intesa come unica forza che può e deve plasmare il mondo."Barnett", commenta l'autrice e critica culturale Wednesday Martin su Instagram, "sta dicendo: 'Questa donna, la presidente della Camera - una donna qualificata, con esperienza e competenza - è falsa e non ha alcuna autorità legittima. E, per estensione, le elezioni sono false. I media sono falsi. La scienza è falsa. #BLM è una forma di ingiustizia. È tutto il contrario di tutto. Gli esperti sono idioti. Solo una cosa è reale e la sto indicando, eccola qui: il mio ca**o'". E allora si possono violare le donne ("Grab 'em by the pussy", "Afferrale per la f**a", per citare il presidente) e fare lo stesso con le istituzioni perché quello che conta è solo il proprio ego e una verità urlata, qualsiasi essa sia. Al resto si risponde con una pernacchia e delle scarpe sporche a infangare il lavoro altrui.

Nel gravissimo attacco alla democrazia a cui abbiamo assistito c'è anche una matrice di genere. Nel credo degli estremisti di destra che hanno assaltato il Congresso, c'è una matrice di genere. C'è un modo di concepire la mascolinità che non lascia spazio al dialogo ma sceglie la violenza pur di avere il potere. Questa è l'eredità sessista di Trump e ora sarà anche estremizzata, ma si è nutrita per quattro anni di frasi dette alle donne così "per ridere", di "complimenti", di insulti e minacce "innocenti".