C'è una Jane Birkin in ognuna di noi, parola (e c'è da credergli) del direttore creativo di Azzaro

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L'atmosfera ha un che di crepuscolare, gotico, ma un'estetica raffinata alla Luis Buñuel, con distopici giochi di sguardi e specchi che riecheggiano la hall of mirrors di Orson Welles. Il tutto scandito da un fluido scorrere di inquadrature di abiti nottambuli, vestiti scintillanti e balze gioiello, intervallati da capi sartoriali del guardaroba maschile. In una sequenza tra lui e lei, luci e ombre, decisamente cinematografica. La nuova collezione Haute Couture di Azzaro per l'A/I 2021 è stata infatti presentata attraverso un film emozionale, sotto la regia dell’eclettico designer Olivier Theyskens, direttore creativo della Maison dal 2020. Un cortometraggio onirico che fa rivivere l’heritage del couturier Loris Azzaro, in un'alternanza di riflessioni e riflessi, di un presente sospeso e ricordi intrecciati all’energia degli Anni 60, «con una sofisticazione iconoclasta eppure libertina», come ci racconta il giovane stilista belga.

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Perché girare una clip che è un viaggio nell’estetica dei film Anni 60?

La collezione è cinematografica, si rifà alle pellicole d’autore degli Anni 60-70 senza volerla intrappolare dentro citazionismi o etichette. È un romanzo immerso nella realtà, una specie di "pièce-à-porter" che evoca sensazioni e fa sognare…come un film.

Qual è stato l'approccio per immergersi in un background così leggendario?

Bisogna saper osservare, essere in sintonia, entrare nello spirito. Quando creo ho bisogno di lasciarmi andare, farmi sedurre dai codici della femminilità e dal design di quegli anni. Dalle muse, attrici e modelle che avevano amplificato l’allure degli abiti in passato. Chercher la femme: libera, leggera.

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Quali sono i tratti distintivi delle muse che hanno dato libertà di movimento ai capi Azzaro, come Jane Birkin ma anche Romy Schneider o Marisa Berenson?

Seduzione, personalità, valori senza tempo. Donne che marcano la loro epoca ma lasciano trasparire la loro persona. Libere di scegliere, senza vincoli. Senza caricature.

La colonna sonora del cortometraggio rispetta la dicotomia della collezione. Che ruolo ha la musica?

Ha un ritmo cadenzato che combina alti e bassi, segue l’equilibrio tra gli abiti couture e quelli più architettonici. La musica per me ha sempre avuto un ruolo emotivo: ricordo da piccolo la cantante Marie Laforêt, poi i vinili dei Pink Floyd e ora Michel Gaubert, eclettico sound designer che ritma molte fashion week. La musica è come la moda, è capace di dare vibrazioni. Non amo però, neanche in questo caso, vincoli stereotipati.

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Ritorni di scena: quale, tra i codici della Maison, le è piaciuto di più rivisitare?

È stato stimolante rileggere il vocabolario della Casa. Non reinventarlo, ma usarlo con nuove proporzioni, come gli iconici tre anelli diventati macro aperture sulla schiena, la maglia a catena o i maxi jumpsuit.

Nella proiezione ci sono scene gotiche, effetto “quiete dopo la tempesta”...

Volevo ricreare quella sensazione del tempo, della pioggia cristallizzata. Così, la luce degli strass si posa come acquerugiola su una giacca maschile, o su un minidress.

In passato si è definito un perfezionista. Quali sono i suoi diktat più ferrei?

Il taglio, la scelta del tessuto e i dettagli più semplici. È come un piatto, non bisogna essere rigidi per non perdere il sapore.

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Gli artisti che la appassionano di più?

Io abbraccio ogni forma d’arte: da Michelangelo a Caravaggio, alle più recenti sculture di Louise Bourgeois.

Quali sono i tratti del dna Azzaro che voleva far rivivere maggiormente?

Volevo riaccendere i riflettori sull’epoca. Sullo spirito positivo di un nuovo rinascimento e di una ritrovata libertà.

Com'è cambiato e come cambierà il modo di vivere la moda?

Manca l’attesa, la suspense di un défilé. La rivoluzione digitale unisce ma al tempo stesso amplifica le distanze. Puoi solo guardare: sono emozioni schermate.

Come riesce a gestire, ad armonizzare la ricerca del bello ?

Per nascere il lusso ha bisogno di un sogno, e di totale libertà d'espressione. Bisogna relativizzare per apprezzare la magia dell’esistenza.

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