Camera ardente e funerale di Piero Angela

Piero Angela
Piero Angela

La morte di Piero Angela ha colpito tutti, lasciando un grande vuoto. Nella giornata di lunedì 16 agosto verrà aperta la camera ardente in Campidoglio e si terrà un funerale laico.

Morto Piero Angela: la camera ardente e il funerale in Campidoglio il 16 agosto

Piero Angela, il più grande divulgatore scientifico della televisione italiana, si è spento all’età di 93 anni. Dopo l’annuncio del figlio Alberto, sono arrivati tanti messaggi di cordoglio dalla comunità televisiva e scientifica. La camera ardente sarà allestita il 16 agosto, dalle 11.30, in Campidoglio. A seguire è previsto il funerale laico. Nel 2017, sul Corriere della Sera, aveva parlato della morte dicendo: “La considero una scocciatura“. “Ha segnato in misura indimenticabile la storia della televisione in Italia” ha dichiarato Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, esprimendo le sue condoglianze alla famiglia. “È stato un grande italiano, capace di unire il Paese come pochi” ha dichiarato Mario Draghi.

Piero Angela: carriera e divulgazione scientifica

Piero Angela è nato a Torino il 22 dicembre 1928, figlio di uno psichiatra antifascista. Ha iniziato a lavorare in Rai nel 1952. “Se è vero che la regina Elisabetta ha festeggiato da poco il suo giubileo di 70 anni dall’incoronazione, dobbiamo dire che anche noi, molto più modestamente, festeggiamo 70 anni. Sono 70 anni che lavoro ininterrottamente per la Rai” aveva dichiarato recentemente. Ha dedicato la sua vita alla professione giornalistica e alla divulgazione scientifica. Nel 1981 ha dato vita alla rubrica scientifica “Quark“. “Il mio linguaggio sta dalla parte del pubblico, i contenuti dalla parte degli scienziati” aveva dichiarato Piero Angela.

Piero Angela: la vita privata

Piero Angela era sposato con Margherita Pastore, da cui ha avuto due figlie: Christine, nata nel 1958, e Alberto, archeologo, nato nel 1962. Il figlio ha seguito le sue orme. “Mia moglie è stata una santa, il nostro è stato un vero colpo di fulmine e io le devo tutto” aveva dichiarato in un’intervista, parlando della moglie. “Lei è più di metà del mio successo. Ha rinunciato alla carriera e portato pazienza per le mie assenze. Mi ha seguito in tutte le mie peregrinazioni. Ha tirato su due figli magnifici. Ma non le ho mai detto ‘ti amo’” aveva raccontato. “Sono piemontese, anche se levigato da anni all’estero e a Roma, e nel nostro dialetto non esiste il verbo ‘amare’: usiamo il più contegnoso vorej bin, voler bene. Se vale, se questo mi ‘salva’, le ho detto tante volte: T’veuj bin, ti voglio bene” ha spiegato.