Cannes 2021 è la celebrazione del cinema-cinema (ed è una delle ragioni per cui ci è tanto mancato)

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Photo credit: Olivier Anrigo - Getty Images
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AirPods carichi per iniziare, anche da casa, l’avventura di Cannes 2021 con le voci di Margherita Buy, Adriano Giannini e Alba Rohrwacher che leggono il romanzo Tre piani di Eskol Nevo (audiolibri Emons), da cui Nanni Moretti ha tratto il film omonimo in concorso sulla Croisette. Un titolo-simbolo: pronto già l’anno scorso quando la pandemia cancellò il festival, ha resistito alle lusinghe da piattaforma. Cannes 2021, del resto, è la celebrazione del cinema-cinema, niente Netflix o Amazon in competition, e pazienza se i protocolli sanitari ci costringeranno a un tampone ogni 48 ore e chissà quali altri affanni. I film sono tantissimi, e noi si va anche per ballare se ad aprire la kermesse è il visionario Leos Carax con Annette, film musicale con Adam Driver e Marion Cotillard (cosa voglio di più?) e una neonata-mistero. Risuoneranno note anche in Aline the voice of love dove Valerie Lemercier si crede Celine Dion, nel film di Todd Haynes The velvet underground e nel tenero docu Jane par Charlotte che la Gainsbourg dedica a mamma Birkin, confessione intima sull’età che passa, la voce e la musica che restano. Lo si vedrà nella nuova sezione Cannes Premiere dove attesissimi sono anche i nuovi film di Hong Sang-Soo e Deception di Arnaud Desplechin.

Più attrici che registe, ça va sans dire, con trionfo della delicata Léa Seydoux in tre film, fra cui il mélo d’amore e morte The story of my wife della filmaker Ildikó Enyedi. Per chi ama gli incroci tra genitori e figli, la curiosità è Flag Day di Sean Penn, che recita con il figlio Dylan e speriamo se la cavi meglio dell’ultima volta da regista. Nell’attesa noi puntiamo sul vecchio, caro, giornalismo rivisitato e glorificato da Wes Anderson nel decoratissimo (anche di star, da Bill Murray a Tilda Swinton a Frances McDormand) The French Dispatch; su Tilda Swinton algida botanica nel film Memoria di Apichatpong Weerasethakul regista di estremo culto a Cannes, e ancora su Bergman’s Island di Mia Hansen-Løve, Hero di Asghar Farhadi, Dov’è Anna Frank di Ari Folman. Vincent Lindon sarà un padre che dopo dieci anni ritrova il figlio e insieme l’incubo nel film Titane, atteso perché la regista Julia Ducournau ha già debuttato alla grande con l’horror Raw. Farà straparlare di scandalo il nuovo Paul Verhoeven, Benedetta, dove Virginie Efira si inerpica nella storia vera di una suora lesbica e mistica, rinnegatissima, del XVII secolo italiano.

Più classicamente noi speriamo di incrociare la Swinton sul red carpet (che forse non sarà più tale, covid oblige) sottobraccio all’altra grande signora del cinema, il premio alla carriera Jodie Foster, e abbiamo già i nostri prediletti tra gli autori più innovativi e ferocemente attuali, come il russo Kirill Serebrennikov con Petrov’s Flu e l’israeliano idolo dei cinefili Nadav Lapid, che in Ahed’s Knee si scaglia contro Benjamin Netanyahu, ma è solo commedia surreale. Vedremo poi se ancora ci incantano i più “anziani”, Bruno Dumont con Par un demi-clair matin, Jacques Audiard regista di Les Olympiades, scritto da Céline Sciamma e François Ozon che in Tout s’est bien passé adatta il bel romanzo di Emmanuèle Bernheim sugli ultimi giorni del padre. Bravissima è sempre Juliette Binoche, giornalista che indaga sulla vita delle colf in Between two worlds diretto da Emmanuel Carrère, ouverture della Quinzaine des Réalisateurs e sempre di umili e di arrabbiati, stavolta i gilets jaunes, narra La fracture, di Catherine Corsini con Valeria Bruni Tedeschi.

Il presidente di giuria Spike Lee apprezzerà? Di certo suona perfetta la Palma d’onore a Marco Bellocchio che presenta il documentario sul fratello Marx può aspettare. L’Italia no, e vive oltre Moretti: da non perdere, alla Quinzaine, A Chiara di Jonas Carpignano che già ci aveva colpiti al cuore con A Ciambra. E ancora: Europa di Haider Rashid, Futura, documentario a sei mani diretto da Alice Rohrwacher, Pietro Marcello e Francesco Munzi e Re Granchio, opera prima degli italo-americani Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis. Alla Semaine de la critique spicca il debutto tutto femminile di Laura Samani, triestina, con Piccolo corpo. Donna e giovane, l’Italia che verrà. Dalla Croisette vi racconteremo tutto.

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