Carboni, Portanova: "Stavo scrivendo libro con lui, uomo controverso del sottobosco..."

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(Adnkronos) - “Flavio Carboni era un personaggio controverso”, l’uomo “del sottobosco” e delle “gigantesca rete di relazioni” che coltivava una “imprenditoria di confine”. Una storia, la sua, “che ha attraversato la storia d’Italia”. Di certo “non era un santo”, anche se “respingeva con veemenza l’accusa di aver ucciso Calvi”. Di sicuro “ha avuto un ruolo in molti misteri” italiani, ma Carboni aveva anche “una intraprendenza forsennata” che spiega “come ha fatto a diventare Flavio Carboni”. Su una cosa non ci sono dubbi, sarebbe un personaggio “perfetto per una serie tv”. Così all’AdnKronos, commentando la morte di Flavio Carboni, Mario Portanova, giornalista de ‘ilfattoquotidiano.it’ che con Carboni stava lavorando al libro “L’uomo del sottobosco” (titolo provvisorio) per Chiarelettere edizioni, nel quale il personaggio al centro di tanti misteri italiani si raccontava.

“Al di là dei casi giudiziari eclatanti che tutti conosciamo – esordisce Portanova -, quella di Flavio Carboni è veramente la biografia di una imprenditoria ‘di confine’. Lui attraversa quelle stagioni dell’Italia del dopoguerra, le prime grandi speculazioni edilizie, conosce, lo racconta lui stesso, tutti i cosiddetti ‘palazzinari’ romani, entra in contatto con questo mondo, con il mondo dell’usura a Campo de’ Fiori a Roma, dove peraltro conosce criminali che diventeranno famosi, ma che non lo erano all’epoca in cui lui andava a Campo de’ Fiori, come Diotallevi, Pippo Calò. Il suo è il racconto di una grande fortuna economica, perché Carboni fa un sacco di soldi coltivando, appunto, il ‘sottobosco’. In realtà lui non era d’accordo su questo, diceva di essere il bosco, non il sottobosco. I ‘palazzinari’ li guardava dall’alto in basso, perché lui faceva grandi speculazioni, che riteneva normali affari. Pensiamo solo alla Costa Smeralda, ma anche al litorale laziale. Carboni racconta che così si fanno i grandi soldi, nell’Italia del dopoguerra comincia a fare delle lottizzazioni nelle campagne, sulle coste che lui valorizza”.

“Inizia a lavorare come funzionario al ministero dell’Istruzione a Roma provenendo da Sassari – prosegue il giornalista Portanova all'Adnkronos -, dove aveva rapporti anche con Segni e politici sassaresi anche famosi, e racconta che la sua rete di relazioni comincia quando gestisce le raccomandazioni che piovono sul ministero della Pubblica istruzione in relazione ai concorsi per diventare insegnante”. “È questa, dunque, la storia di Carboni dal punto di vista imprenditoriale – osserva Portanova-, attraversa questo sottobosco e anche il bosco, però ha contatti di altissimo livello, diventa grande amico di Caracciolo, anche se sembra strano, mi raccontava della sua amicizia con Ferruzzi, e nel contempo conosceva i palazzinari, i borgatari e i cravattari. Ed è questo il motivo che rendeva la sua figura affascinante ai miei occhi. L’aspetto fondamentale della sua vita è il modo in cui avviene la costruzione di una rete di relazioni. La sua vita è stata coltivare qualunque relazione che potesse essere utile per i suoi affari, dalla politica ai servizi segreti fino al Vaticano, grande capitolo. E mi stava raccontando, passo per passo, come questa rete, partendo dalle conoscenze sassaresi con Segni e altri, è man mano diventata gigantesca fino a coprire tutti questi delicati settori”.

“Flavio Carboni era un personaggio controverso – aggiunge ancora Portanova -, lui stesso non si dipinge come un santo e non stavamo scrivendo, quindi, la biografia di un santo, ma respingeva in modo molto veemente e visceralmente l’accusa di aver ucciso Roberto Calvi e anche il fatto che Calvi sia stato ucciso. Lui, infatti, continuava a dire che si è trattato di un suicidio, e aveva le sue tesi sul Banco Ambrosiano. Ha avuto sicuramente un ruolo magari non in tutti i misteri che gli sono attribuiti, però in molte vicende oscure. Un po’ ne parlava, un po’ alludeva. Premesso ciò, quello che di lui mi ha colpito era la sua forsennata intraprendenza che conservava anche a 90 anni. Ho capito come ha fatto a diventare Flavio Carboni, nel senso che era forsennatamente attivo, a 90 anni aveva l’energia di un 20enne, prendeva l’aereo, firmava contratti, parlava tantissimo delle nuove iniziative economiche nel campo del grafene e si teneva in contatto per questo con uno scienziato russo".

"Insomma - insiste Portanova - si capiva che era uno che ancora adesso saltava addosso alle occasioni. E poi aveva una straordinaria capacità di coinvolgere le persone, una comunicatività straordinaria. Non fatico a pensare che riuscisse a tirar dentro chiunque, dall’ufficiale dei servizi segreti al grande imprenditore, al politico. Aveva questa capacità, era molto estroverso e capace di creare relazioni”. “Attribuiva al Banco Ambrosiano la fine della sua parabola – osserva il giornalista -, lui si vedeva proiettato nell’empireo dell’imprenditoria nazionale e internazionale e poi invece, con la vicenda del Banco Ambrosiano, si è visto marchiare come ‘il faccendiere’. Però era anche autoironico. Ogni tanto, quando veniva fuori qualche fatto di cronaca, mi chiamava e mi diceva ‘questo non l’ho fatto io’”. “Flavio Carboni – sottolinea inoltre Portanova - sarebbe perfetto per una serie tv. Mi diceva che, anche ai tempi in cui venne fuori il caso del Banco Ambrosiano, che ebbe grande eco internazionale, aveva ricevuto molte richieste di fare film su queste vicende, che poi non si sono concretizzate per via delle sue vicissitudini giudiziarie. Ma la storia di Carboni sarebbe perfetta per una serie tv. Anche perché, e da giornalista mi è piaciuto molto parlarne con lui in tantissimi incontri, ti faceva vedere in modo disincantato come funziona il potere. E molte serie tv puntano proprio su questo".

E ancora "Carboni mi raccontava il retroscena, il retrobottega del potere, le relazioni, le motivazioni, il funzionamento delle reti relazionali. Quindi - dice Portanova - assolutamente sì, sarebbe adatto per una serie tv. Fra l’altro rivendicava moltissimo le sue entrature e il suo protagonismo in Vaticano, un altro tema che si presta molto per le serie tv. E poi c’è anche un’altra cosa, che però non abbiamo fatto in tempo ad affrontare in senso compiuto. Rivendicava a sé anche ruoli importanti in tutta quella operazione che porta l’asse Wojtyla-Reagan a far cadere il Muro di Berlino”.

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