Carmelo Traina di Visionary Days: "Per noi giovani il futuro è uno spazio reale di possibilità. Immaginarlo è un dovere"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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Carmelo Traina (immagini di repertorio dalle passate edizioni di Visionary Days) (Photo: visionary days)
Carmelo Traina (immagini di repertorio dalle passate edizioni di Visionary Days) (Photo: visionary days)

Duemilacinquecento under 35 collegati da tutta Italia per immaginare e scrivere insieme il futuro, con dieci ore di brainstorming collettivo e un’Intelligenza Artificiale ad elaborare le loro proposte. È quanto accaduto il 21 novembre grazie alla quarta edizione (rigorosamente online) di “Visionary Days”, format generazionale che quest’anno ha scelto di rispondere alla domanda Quali Confini nel nuovo Mondo?.

Al centro dell’evento digitale, dunque, la rivoluzione tecnologica, i flussi migratori e le trasformazioni legate alla globalizzazione che disegnano una nuova “geografia dei confini”: territoriali e sovra-territoriali, visibili e invisibili, tangibili e intangibili. Per approfondire i risultati del confronto, HuffPost ha dialogato con il Carmelo Traina, 25enne ingegnere, fondatore e presidente del progetto “Visionary Days”.

“Visionary Days” è un nome evocativo. Cosa significa essere “visionari” nel mondo di oggi?

Anzitutto significa essere certi che c’è ed esiste un futuro, migliore del presente che stiamo vivendo. Ma significa anche sapere che per realizzarlo bisogna impegnarsi in prima persona, senza attendere che siano altri a farlo e senza polemiche, formandosi per avere gli strumenti e attivandosi per realizzare concrete azioni di miglioramento. E in tutto ciò pensare che dopo questo giorno ce ne sarà un altro, e poi ancora altri che non saremo noi a vivere: un futuro che dovrà essere vivibile per chi vi si troverà immerso.

Qualche tempo fa hai sottolineato che “Visionary Days” rappresenta un’occasione per dare voce ai giovani di una fascia d’età che troppo spesso non viene presa in considerazione. La pandemia ha reso ancora più impellente la necessità di ascolto?

Chiaramente sì, noi giovani rientriamo tra le categorie più deboli. Quelle che erano erano gi&a...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.