Carmen De Burgos alias Colombine, la viaggiatrice femminista che si ribellò al patriarcato

Di Sara Mostaccio
·5 minuto per la lettura
Photo credit: W. G. Phillips - Getty Images
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From ELLE

Oltre ad aver viaggiato instancabilmente, Carmen De Burgos è stata la prima giornalista professionista in Spagna e la prima corrispondente di guerra donna e si è battuta per i diritti delle donne promuovendo campagne a favore del divorzio e del suffragio universale. Carmen nasce ad Almería il 10 dicembre 1867 e cresce a Rodalquilar, Nijar, nella tenuta di famiglia La Unión. Il padre vi possiede terre e miniere. Riceve un’educazione adeguata al suo rango ma presto inizia a ribellarsi alle imposizioni patriarcali. Per evadere da quel mondo asfittico si sposa prestissimo e contro la volontà del padre. Ha 17 anni quando convola a nozze con Arturo Álvarez Bustos. Lui è un giornalista, ha 15 anni di più e possiede una tipografia. Carmen ancora non lo sa, ma la carta stampa diventerà il suo destino.

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Via dal patriarcato

Il matrimonio però la delude. È un’unione infelice, lui è infedele, alcolizzato e manesco. Il divorzio in Spagna non esiste, anzi la donna non ha neanche diritto al passaporto perché può viaggiare solo insieme al marito, ma si separano comunque e dopo che tre dei loro quattro figli muoiono nient’altro la trattiene dall’andarsene. Prima però ha bisogno di rendersi indipendente perciò studia da maestra. Lo fa di nascosto, studiando di notte. Ottenuto il titolo nel 1901, fa armi e bagagli e parte insieme all’unica bambina che le è rimasta, Maria. La seguirà da allora in tutti i suoi viaggi.

Nel 1902 lavora a Madrid come insegnante e inizia a collaborare con il giornale El Globo che le affida la rubrica Notas Femeninas. L’anno dopo avvia un’altra rubrica su Diario Universale intitolata Lecturas para la mujer. È allora che inizia a usare lo pseudonimo Colombine. Per la prima volta in Spagna una donna viene riconosciuta come giornalista professionista. Dalle pagine dei giornali lancia campagne per il suffragio universale e per legalizzare il divorzio che le attirano critiche durissime dalla politica conservatrice e dalla Chiesa.

Una femminista in viaggio

Quando il Ministero dell’Istruzione le assegna una borsa di studio per analizzare i sistemi di insegnamenti all’estero Carmen fa le valigie un’altra volta. Per quasi un anno visita la Francia, l’Italia e Monaco. Al rientro però l’aspetta una brutta sorpresa. A causa delle sue posizioni femministe viene “esiliata” a Toledo, è lì che insegnerà d’ora in poi. Ma non basta a strapparla dalla vita culturale madrilena. Torna ogni fine settimana e anima il suo salotto letterario, La tertulia modernista. Intanto un’altra partenza si avvicina.

Quando in Marocco la situazione precipita Carmen decide di raccontare i combattimenti intorno a Melilla e parte per il fronte come corrispondente di guerra per El Heraldo di Málaga. Inizialmente registra gli eventi dall’ospedale di campo della Croce Rossa a Melilla ma si rende conto che per capire davvero deve andare in trincea. Il suo punto di vista sconcerta l’opinione pubblica: Carmen è una pacifista che ha in orrore la guerra e difende i primissimi obiettori di coscienza. È il 1909.

L’estate del 1911 la trascorre tra Belgio, Olanda e Lussemburgo e nel 1913 va in Argentina, dove viene anche iniziata alla massoneria. Nel frattempo vive anche in Portogallo che è un po’ la sua seconda casa. Il padre infatti era stato viceconsole in Portogallo.

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In Scandinavia

Nel 1914 parte nuovamente, stavolta per visitare la Scandinavia che la sorprende positivamente per il ruolo attivo della donna nella società e una parità di genere che in Spagna è ancora lontana. Durante quel viaggio scrive numerosi articoli che raccontano non solo la cultura e il paesaggio dei luoghi che attraversa ma anche l’organizzazione sociale. Trova compiuto in questi paesi il paradigma della donna moderna e indipendente cui sono riconosciuti i diritti per cui si batte in Spagna.

D’improvviso però scoppia la Prima Guerra Mondiale. Quello che era iniziato come un viaggio da sogno si trasforma in un incubo. Deve rientrare, e alla svelta, ma spostarsi è diventato difficile. Decide di attraversare la Germania rinunciando alla Russia ma a Rostock viene sospettata di essere una spia russa e rischia grosso. Per precauzione abbandona un baule che contiene lettere di presentazioni e guide della Russia. Condotta infine dai soldati di fronte al console spagnolo, riesce a imbarcarsi su una nave mercantile che fa rotta verso l’Inghilterra da dove infine salpa per La Coruña. È stremata e senza un soldo, ma sana e salva. E ha tanto da raccontare. Non solo su Danimarca, Svezia e Norvegia, che è riuscita a visitare giungendo fino a Capo Nord, ma anche sulla barbarie della guerra di cui è stata testimone durante il viaggio di ritorno. Gli articoli che manda ai giornali dalla Germania sono pieni di antimilitarismo.

Morta due volte

I suoi viaggi riprendono alla fine della guerra. Nel 1925 visita il Messico e Cuba e nel 1927 va in Perù e Cile. Carmen è inarrestabile. Viaggia, tiene conferenze, promuove campagne sociali, scrive articoli, pamphlet, romanzi. Sono per lo più romanzi sentimentali, che scrive per mantenersi, ma in cui affronta anche temi allora tabù. E traduce. Tra gli altri Ruskin, Tolstoj, Salgari.

Quando viene proclamata la Seconda Repubblica nel 1931 vede i risultati di molte battaglie: la nuova costituzione ammette il matrimonio civile, il suffragio universale e il divorzio. Purtroppo non le resta molto tempo per festeggiare. Mentre partecipa a una conferenza a Madrid l’8 Ottobre 1932 un malore la costringe a ritirarsi. Muore quella stessa notte. A un’altra morte la condanna il regime franchista che di lì a poco inserirà il suo nome nella lista degli autori proibiti.